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Eurocarni nr. 7, 2018

Rubrica: Convegni
Articolo di Mossini A.
(Articolo di pagina 130)

Un anno da record, spicca il volo nel 2017 la produzione emiliano-romagnola

Presentato a Bologna il Rapporto agroalimentare, elaborato dalla Regione e da Unioncamere. L’export continua a premiare le produzioni regionali e lo scorso anno, coi suoi 6,2 miliardi di euro, ha messo a segno un +5% rispetto al 2016

Vi ricordate il film “Un’ottima annata” del regista Ridley Scott, uscito nella sale cinematografiche qualche anno fa con Russell Crowe nel ruolo di protagonista? Bene, lo stesso titolo potrebbe calzare a pennello per i risultati ottenuti dal settore agroalimentare emiliano-romagnolo nel 2017: decisamente un’ottima annata! I numeri parlano chiaro e sono stati illustrati alla fine del mese di maggio nel corso di un incontro durante il quale è stato presentato il Rapporto agroalimentare dell’Emilia-Romagna, elaborato dalla Regione e Unioncamere, giunto alla sua 25a edizione.

 

Solo segni più

I numeri, dunque, praticamente tutti con il segno più: incremento del 6,6% del valore produttivo; +5% l’occupazione; +2,8% le nuove imprese gestite da giovani agricoltori; +2,9% il fatturato dell’industria alimentare; +5,1% l’export. Non solo. Negli ultimi 3 anni la Plv (Produzione Lorda Vendibile) ha registrato un incremento del 20% e il settore del biologico, rispetto al 2016, ha incassato un +13% della superficie complessiva e un +10% relativamente alle nuove imprese, percentuali che si traducono in un totale di 155.000 ha di terreno e 6.000 aziende. «L’agroalimentare rappresenta uno dei motori dell’economia regionale — ha scandito nel suo intervento introduttivo al convegno il presidente della Regione Stefano Bonaccini — ed è fonte di reddito e occupazione per imprese e lavoratori. L’anno che ci siamo lasciati alle spalle ha confermato le potenzialità del comparto anche come volano di crescita dell’export, che continua nella sua ascesa e ha raggiunto i 6,2 miliardi di euro, incassando un +5% rispetto al 2016. Nello specifico, la vendita all’estero di prodotti agroalimentari ha inciso per il 10,4% in valore sull’intero export regionale, che si riflette in un +2,5% per quanto riguarda i prodotti agricoli e nel +5,5% per quelli dell’industria alimentare. Stiamo lavorando alacremente per ampliare l’area dei mercati esteri da conquistare con le nostre eccellenze sulla scia degli ottimi risultati ottenuti a seguito della missione organizzata nel novembre dello scorso anno in Cina, che sta aprendo ai nostri prodotti un mercato dalle enormi potenzialità. A questo dobbiamo aggiungere i 90 nuovi bandi emanati nel 2017 all’interno degli investimenti del Programma regionale di sviluppo rurale che hanno fatto salire il conteggio finale a 170, pari a uno stanziamento complessivo di quasi 950 milioni di euro di fondi europei a favore delle imprese, cifra che rappresenta oltre l’80% della dotazione finanziaria complessiva del Psr 2014-2020. A questo proposito, e in previsione di quanto emergerà dalle discussioni in atto a Bruxelles sulla prossima Pac (Politica Agricola Comunitaria), voglio sottolineare che poiché per noi l’agricoltura costituisce una leva di sviluppo fondamentale per l’economia regionale, è nostra intenzione batterci in tutte le sedi competenti per difendere l’attuale livello dei fondi europei destinati alla Pac insieme alle politiche di coesione contro i tagli contenuti nella proposta della Commissione per il prossimo periodo di programmazione. Il nostro obiettivo è anche quello di riaffermare il ruolo di Regioni e territori, fondamentali per un’Europa che sappia davvero guardare alle esigenze e ai bisogni dei cittadini».

 

Bene la carne bovina

Torniamo ai numeri e alle percentuali contenute nel Rapporto. Quali sono stati nel 2017 i Paesi maggiori destinatari delle produzioni regionali? In ambito Ue, la Germania risiede al primo posto con una quota in valore pari al 18,8% del totale, seguita dalla Francia (14%), dal Regno Unito (7,2%) e dalla Spagna (4,4%). Oltreoceano gli Usa coprono il 6,7% del valore, mentre il Canada, lo scorso anno, ha registrato una crescita del 14,3% e la Russia del 20,6%. La leadership della città con maggiore vocazione all’export spetta a Parma con 1,6 miliardi di euro, seguita da Modena (1,3 miliardi), Ravenna (670 milioni) Reggio Emilia (circa 620 milioni), Bologna (590 milioni), Forlì-Cesena (550 milioni) Ferrara (382 milioni), Piacenza (260 milioni) e Rimini (190 milioni di euro). Il settore zootecnico, nel 2017, ha finalmente conosciuto un miglioramento delle sue performance con il comparto della carne bovina che ha mostrato i cambiamenti più rilevanti incassando un +7% nella produzione, determinato soprattutto dal recupero dei prezzi unitari e da un rallentamento dei costi legati all’alimentazione del bestiame. Relativamente al settore suino, il 2017 si è caratterizzato per un aumento in valore della produzione vendibile da addebitare principalmente all’andamento dei prezzi, visto che le quantità hanno fatto segnare un –2% rispetto all’anno prima. Bene anche il settore delle bovine da latte, che pur non avendo replicato l’importante incremento in valore registrato nel 2016, ha comunque mantenuto ottimi standard toccando un +9% in valore da attribuire all’aumento produttivo e alla positiva dinamica dei prezzi. Il settore avicolo, con la contrazione produttiva e una ripresa della domanda, ha alla fine incassato un +7% in valore. Stesso andamento per le uova, che però hanno registrato un incremento in valore del 40%, permettendo ai produttori di recuperare in un solo anno buona parte delle perdite del biennio precedente.

 

Efficaci politiche regionali

Il comparto lattiero-caseario emiliano-romagnolo, dominato dal Parmigiano Reggiano, ha registrato +3,9% di produzione rispetto al 2016, portando la quantità prodotta a 2.077 milioni di tonnellate e fissando ad una media di +1,7% l’incremento degli ultimi 5 anni. «Abbiamo davanti dei dati straordinari — ha dichiarato nel suo intervento l’assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli — e per certi versi inattesi soprattutto se pensiamo alle condizioni climatiche che hanno caratterizzato il 2017. Questo, però, dimostra l’efficacia delle politiche regionali messe in campo, ad iniziare dalla gestione dell’emergenza idrica, dall’efficienza nell’attribuzione e nel pagamento dei fondi comunitari alle imprese, senza dimenticare la promozione di accordi di filiera per sottrarsi alla logica delle commodity e a quella internazionale. In soli tre anni la produzione lorda vendibile, col suo +20%, ha raggiunto un record storico. Non vi è alcun dubbio che gli assi portanti della politica regionale si concentrano sull’internazionalizzazione, sull’aggregazione, sulla qualità e sulla distintività delle produzioni. A questi aspetti dobbiamo unire la lotta al cambiamento climatico e all’uso sostenibile delle risorse. L’Emilia-Romagna è leader in Italia e in Europa nel sostegno alla ricerca e all’innovazione in campo agricolo, con uno stanziamento di 50 milioni di euro, in pratica il 5,3% dell’intera dotazione del Psr 2014-2020, di cui quasi 20 milioni già assegnati che hanno portato alla nascita di ben 93 partnership tra imprese agricole e enti di ricerca, i Goi (Gruppi Operativi per l’Innovazione), che favoriranno grandi avanzamenti nelle tecniche agricole e nella competitività delle nostre imprese nei prossimi anni».

Anna Mossini

 

Altre notizie

 

Tengono le produzioni vegetali nonostante la grande siccità

Delle produzioni zootecniche abbiamo già detto. Ma l’agroalimentare dell’Emilia-Romagna si compone di tante e altre eccellenze. E se il settore zootecnico nel suo complesso ha fatto registrare un +11,4% della Plv, più contrastanti sono stati i risultati legati alle produzioni vegetali che, pur segnando un +2,4%, hanno dovuto fare i conti con la prolungata siccità estiva causa del –8% di patate e ortaggi e del –4,6% di cereali, a cui fa però da contraltare un ottimo +27% per il vino grazie all’impennata delle quotazioni dell’uva determinata dalla scarsa vendemmia. Un discorso a parte merita la frutta, che complessivamente ha incassato una crescita della Plv pari al 5,7%, risultato che mette insieme il bilancio negativo delle specialità estive come pesche, nettarine, albicocche e susine e l’exploit di quelle invernali come mele, pere e kiwi.    A. Mo.

 

Didascalia: la leadership della città con maggiore vocazione all’export spetta a Parma con 1,6 miliardi di euro, seguita da Modena (1,3 miliardi) e Ravenna (670 milioni).

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