Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 7, 2018

Rubrica: Assemblee
(Articolo di pagina 124)

Federalimentare, il valore aggiunto siamo noi

Cibus giunto alla sua XIX edizione apre, come di consueto, con l’assemblea pubblica annuale della Federazione Italiana dell’Industria Alimentare, dedicata quest’anno al nostro know how, dal titolo “Il quinto elemento. Made in Italy, made with care”

I nostri prodotti alimentari, quelli che ci danno il primato per i numeri di Dop e Igp, quelli per i quali la nostra cucina è nota in tutto il mondo, possono essere realizzati in un altro luogo del pianeta, con lo stesso risultato in termini di gusto? La risposta è immediata ed è negativa. Lo dice forte e chiaro Federalimentare e lo fa in un’assise speciale, quella del Cibus 2018, dove il 7 maggio scorso si è tenuta l’assemblea annuale aperta dal presidente Luigi Scordamaglia. L’occasione non poteva essere più propizia: la XIX edizione della più nota fiera di prodotti agroalimentari di qualità, in un momento storico in cui non solo la manifestazione registra numeri da record, ma anche il comparto dà segnali di ottimismo dopo una crisi senza precedenti. Il Centro Studi Federalimentare mostra infatti dati importanti, già per il primo bimestre del 2018: un +4,9% di produzione, rispetto allo stesso periodo del 2017; il fatturato pari a +3,7% (in linea con l’anno precedente), ma soprattutto l’export, che assume una ragguardevole accelerazione, con un +8,7%, superando l’industria totale di ben 2 punti percentuali. Il nostro cibo è in sostanza apprezzato in casa ma, soprattutto, oltre confine, dove i margini di crescita sono ancora notevoli, non solo per consolidare posizioni già acquisite, ma anche per penetrare nuovi mercati dove la presenza è ancora debole e coprire gli spazi che al momento sono occupati dal cosiddetto Italian sounding. Questa è stata l’assemblea di Federalimentare in cui — parole del presidente Scordamaglia — «facciamo una riflessione su noi stessi e su quello che siamo come comparto. Una serie di riflessioni prive di richieste e rivendicazioni quest’anno, tanto più che in assenza di Governo, non sapremmo a chi rivolgerci».

 

Il quinto elemento

È dal nome dato all’assemblea che si è partiti nella discussione, con un bellissimo video presentato da Ricky Tognazzi. Il noto attore figlio d’arte ha colto l’occasione per parlare della rappresentazione ricchissima, del cibo, nel cinema italiano, citando film e passaggi che ne hanno fatto la storia, dove uno o più piatti non erano solo scenografia, ma talvolta protagonisti. Entrando in intimità col pubblico presente, Tognazzi ha voluto regalare racconti della vita del padre Ugo, descrivendo nei dettagli la sua proverbiale e maniacale passione per la cucina, dove si cimentava quotidianamente, spesso sperimentando sapori e abbinamenti che sottoponeva al giudizio di amici e parenti. Cose che solo noi Italiani possiamo capire. Da qui si è partiti per spiegare quale sia il quinto elemento. Non sono tanto o solo l’acqua, la terra, l’aria, il fuoco a fare dell’alimentare italiano ciò che lo rende unico al mondo. C’è un ulteriore fattore che è il “fatto con cura”, il fatto in Italia, che rende ogni cosa unica ed irripetibile. È il made in Italy, quello straordinario talento del trasformare ogni materia prima in un prodotto di eccezionale pregio. Siamo inimitabili, da molti punti di vista, ed è qui che risiede il nostro valore aggiunto. Ed è proprio per questo che gli stessi processi produttivi, con pari materie prime e pari procedimenti, realizzati altrove, non garantiscono uguali risultati. Non siamo tanto o solo incubatori di gusti pregiati, ma piuttosto un vero e proprio modello di produzione d’eccellenza, essendo riusciti nei secoli a trasformare in maniera magistrale materie prime anche non locali e poi, nel tempo, ad unire, in un’alchimia perfetta, tradizione ed innovazione, senza mai tradire la prima, senza mai rinunciare alla seconda. Tutto questo riporta l’Italia tra i Paesi maggiormente attrattivi per gli investimenti esteri e lo fa nonostante gli immensi ostacoli rappresentati da burocrazia, pressione fiscale, deficit infrastrutturale. L’alimentare nazionale è insomma un fenomeno in assoluta controtendenza e lo è a dispetto dei consumi interni che continuano a restare stagnanti e ancora inferiori a quelli pre-crisi.

 

Distribuzione e investimenti il nostro tallone d’Achille

Che ne siamo consapevoli o meno, abbiamo un ruolo di primaria importanza in un comparto che è diventato centrale a livello mondiale e sul quale si sta scatenando una nuova guerra fredda, a cui si dirigono gli appetiti dei principali attori finanziari del pianeta. È sul cibo che si rendono evidenti forti disuguaglianze tra fasce sociali e tra popolazioni, dove si esasperano le ingiustizie e le diversità. Ed è ancora sul cibo che si misureranno sempre di più le forze dei singoli e degli Stati, anche attraverso misure protezionistiche, barriere, limitazioni. In un’assise moderata in tandem dai noti giornalisti Nicola Porro e Luca Telese erano presenti anche il Censis, nella persona di Massimiliano Valerii, direttore generale, e Michele Scannavini, presidente dell’Agenzia Ice, Istituto per il Commercio Estero. È stato quest’ultimo a sottolineare che come Paese abbiamo molti più vantaggi competitivi di quanto si pensi. «Tuttavia — ha ricordato — ci sono due problemi che più di altri ci limitano nel raggiungimento degli obiettivi che ci siamo posti, sia in termini di consumi interni sia all’estero. Il primo è quello della distribuzione. Una distribuzione dove l’Italia è pressoché assente e che al momento, in Europa, è quasi esclusivamente in mani francesi e tedesche. Il secondo è quello degli investimenti, soprattutto nelle imprese più piccole, quelle che rappresentano la maggior fetta del nostro tessuto produttivo. Gli investimenti sono sempre troppo modesti». E per citare un esempio più che positivo, soprattutto per le performance all’estero, porta il caso del Prosecco, un vino che ha sfondato nella patria dello Champagne, dove è stata imboccata la strada giusta: presentare un prodotto qualitativamente più che soddisfacente, di prezzo però accessibile, proposto come aperitivo. In questa ed altre occasioni di consumo, il Prosecco è diventato esso stesso un’abitudine, una moda che ne impone l’utilizzo in una modalità completamente nuova per i Francesi.

 

Cibus, contraddizioni, valori e potenzialità

Prima delle conclusioni del presidente Boccia, ci hanno pensato Telese e Porro a rendere briosa la conversazione, con una domanda piccante, considerato il contesto. Nell’era del digitale e delle vendite on-line, che senso hanno ancora le fiere? «Le manifestazioni fieristiche hanno ancora un loro senso, eccome!» ha risposto prontamente Massimiliano Valerii. «Cibus per esempio, è un racconto di racconti, una straordinaria piattaforma di contenuti, un valore immateriale che prende forma. Oggi a Cibus, dopo molto tempo, ho visto la società nella sua migliore espressione, non la società del rancore, ma quella del fare, che guarda con speranza al futuro. Certo, non basta. Ci sono ostacoli importanti, ma molti non sono nuovi. C’è il problema delle fake news che periodicamente mettono in ginocchio settori interi. Ci sono tentativi protezionistici, ma anche questi esistevano già in passato seppur in forma diversa. Ci sono tendenze che mostrano tutte le contraddizioni di un Paese fortemente variegato dove molte anime, spesso diametralmente opposte, convivono, cercandosi uno spazio. Rimane in tutto questo un obiettivo importante: dobbiamo incrementare il valore di tutto ciò che produciamo e proponiamo». Sulla definizione del Cibus come luogo di perfetta rappresentazione di ciò che siamo, gli ha fatto eco il presidente di Confindustria, che nel suo intervento fortemente critico sulle imminenti prospettive economiche e politiche del Paese ha sottolineato: «girando per gli stand, il Paese non lo senti raccontare, ma lo vedi». In tutta la sua interezza, in tutte le sue contraddizioni, in tutte le sue potenzialità, aggiungiamo noi. L’agroalimentare nazionale è la testimonianza del fatto che nulla è perduto, nonostante le enormi difficoltà. Possiamo fare ancora molto, dobbiamo però fare presto.

Sebastiano Corona

 

Didascalia: Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, in occasione di Cibus 2018, durante il quale si è tenuta l’assemblea annuale dell’associazione (photo © www.efanews.eu).

 

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