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Eurocarni nr. 7, 2018

Rubrica: AttualitĂ 
Articolo di Villa R.
(Articolo di pagina 34)

UE: al bando le carni avicole di 20 stabilimenti brasiliani per i numerosi riscontri di Salmonella

Ma il secondo produttore e primo esportatore mondiale ricorre al WTO

I numeri parlano chiaro e si prestano a ben pochi fraintendimenti sulla motivazione della messa al bando: tra gennaio 2017 e aprile 2018 i controlli microbiologici sulle carni avicole brasiliane effettuati alle frontiere dei 28 paesi dell’Unione Europea hanno rilevato, in oltre 300 casi, presenza di Salmonella spp., un batterio patogeno indice di scarse condizioni igieniche negli allevamenti e negli impianti di macellazione, sezionamento e lavorazione. La Commissione, il 19 aprile, ha infatti votato all’unanimità di tutti i suoi Paesi Membri la messa al bando di venti stabilimenti di proprietà di nove società, tra cui i giganti BRF e JBS, che rappresentano il 35% di tutto l’export avicolo del paese verso la UE, la quale costituisce poco più del 7% dei volumi esportati. Tale decisione è divenuta operativa a partire dal 16 maggio 2018, data in cui gli stabilimenti sono stati ufficialmente delistati. Il Brasile ha immediatamente annunciato di voler fare ricorso all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) tramite la procedura per le dispute internazionali. E si capisce il perché: il Brasile rappresenta il secondo produttore (dopo gli Stati Uniti) e il primo esportatore mondiale di carni avicole; verso l’Unione vengono esportate annualmente una media di 500.000 tonnellate di carni avicole (principalmente petti di pollo congelati), delle quali 435.000 con il dazio standard e 65.000 con una tariffa speciale di 1.024 e/t.

Il ministro dell’Agricoltura Blairo Maggi, sostenuto dalla Associação Brasileira de Proteína Animal (ABPA), ha sottolineato che la procedura di blocco è basata su un trattamento iniquo, ovvero il fatto che le carni salate, con un contenuto medio in sale pari all’1,3%, sono sottoposte alla ricerca di oltre 2.600 fra specie e ceppi di Salmonella, mentre sulle carni fresche il piano dei controlli si ferma a due sole specie; inoltre, in Brasile, fanno notare che la quota di carni salate che entrano nell’Unione pagando la tariffa di 1.024 e/t è assoggettata ai controlli della carne fresca. L’Unione Europea controbatte che il problema sono gli scarsi controlli e financo le frodi del sistema sanitario brasiliano a destare preoccupazioni per la salute dei consumatori europei; pertanto il bando è pienamente giustificato.

Aurora Alimentos, uno dei gruppi colpiti dal provvedimento, ha annunciato la chiusura per un mese sia dello stabilimento di Abelardo Luz, sia a seguire del magazzino di stoccaggio a Guatambu, nei quali lavorano oltre 2.500 addetti, e sta facendo pressioni sul Ministero affinché si trovino strade per ripristinare degli sbocchi commerciali alternativi: trattative commerciali sono in corso con gli Stati Uniti e con la Cina, ma con il gigante asiatico i rapporti sulle forniture di carni sono piuttosto tesi. Infatti, veterinari cinesi hanno programmato ispezioni ad oltre ottanta macelli e magazzini frigoriferi, a seguito di un’intesa tra i due ministeri dell’Agricoltura volta a tranquillizzare la Cina sulle buone condizioni igieniche e fugare ulteriori dispute internazionali tra i due paesi, considerando che già oltre cento sono pendenti presso il WTO. Anche la multinazionale BRF sta facendo pressioni al fine di minimizzare l’impatto economico della decisione UE, sebbene tutta la vicenda abbia tratto origine da un’inchiesta che avrebbe messo in luce la corruzione di veterinari pubblici ad opera di BRF, allo scopo di insabbiare le analisi che mostravano presenza di Salmonella spp. nelle carni prodotte nei propri stabilimenti.

 

Le probabilità di successo del ricorso sono basse: la recente vicenda del bando russo sulle carni suine UE è ancora fresca

Visti i precedenti, la probabilità che venga data ragione al Brasile è alquanto bassa; in particolare si può citare la recente sentenza del WTO che ha dato ragione all’Unione Europea sul ricorso al bando sulle carni suine che la Federazione Russa aveva giustificato con supposte motivazioni tecniche, giudicate infondate dall’Organismo transnazionale. Secondo gli esperti, la fondatezza delle ragioni della UE, riguardanti un principio assoluto e fondamentale come la sicurezza alimentare, potrà difficilmente essere confutata dal WTO. I tempi per queste dispute variano tra i 12 e i 18 mesi, a seconda che il ricorrente accetti la sentenza di primo grado oppure intenda fare appello.

Roberto Villa

 

Didascalia: la decisione della Commissione europea di vietare la carne di pollame proveniente dal Brasile sta avendo un effetto significativo sul settore del paese sudamericano. Ad esempio, Aurora Alimentos, il terzo produttore avicolo brasiliano, ha recentemente sospeso per 30 giorni la produzione in uno dei suoi otto impianti, chiudendo un’unità che trasforma il 12% della quantità totale di macellazione nel Paese. La fabbrica colpita si trova nello stato di Santa Catarina e impiega 1.283 lavoratori; il personale è stato mandato in congedo retribuito.

 

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