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Eurocarni nr. 7, 2018

Rubrica: Comunicare la carne
Articolo di Benedetti E.
(Articolo di pagina 58)

Influencer, la parola del momento

Il web e i social media hanno rivoluzionato la vita di tutti noi. Anzi, la continuano a rivoluzionare, ogni singolo giorno, in un contesto che è in perenne mutamento. Se poco tempo fa tutti eravamo concordi sul ruolo predominante di Facebook per veicolare in modo efficace la comunicazione dei brand e delle nostre attività, ecco che ora tutta l’attenzione sta migrando su Instagram e, in particolare, sulle sue stories che, di fatto, sono un registro di comunicazione completamente diverso. Oggi le aziende, gli imprenditori, piccoli o grandi che siano, hanno la necessità di interagire con gli utenti dei social web nel momento esatto in cui questi sono alla ricerca di prodotti o servizi. Quei prodotti o servizi che si accingono ad acquistare con un click o fisicamente nel punto vendita. Questa necessità di “intercettare” il momento fa sì che i brand oggi debbano adottare un approccio di comunicazione digitale 1-to-1. Perché? La risposta è ovvia: per allacciare legami di lungo periodo con le proprie community di riferimento, per fidelizzare l’utente. In questo contesto si inserisce l’influencer come parte integrante di questo processo e come attore che definisce i trend del settore e che guida le percezioni dei potenziali clienti.

 

L’evoluzione dell’opinion leader

La giornalista Cecilia Greco, in un suo recente articolo dal titolo “Da grande voglio fare l’influencer” pubblicato su La Repubblica, paragona l’influencer ad un’evoluzione del concetto di opinion leader, ovvero “un esperto che all’interno delle proprie cerchie relazionali riveste un ruolo carismatico e possiede una capacità di persuasione”. Riprendendo le teorie di Elihu Katz e Paul F. Lazarsfeld nella loro analisi del personal influencer, la Greco sottolinea che, tra i tanti mezzi di comunicazione, il più potente in termini di persuasione è costituito dall’individuo capace di esercitare un’influenza positiva. Secondo i dati di We Are Social (wearesocial.com), oggi le persone connesse a internet nel mondo sono 4 miliardi e, di queste, 3 miliardi sono attive sui social media. Due cittadini del mondo su tre possiedono uno smartphone e oltre la metà del traffico web è generato dai cellulari. Sempre secondo We Are Social oggi le piattaforme più utilizzate sono Youtube (62% degli utenti), Facebook (60%) e Instagram (33% e 16 milioni di utenti attivi al mese). Ma la crescita di Instagram, il social “fotografico”, nonostante ad oggi sia al terzo posto, in realtà nasconde una crescita esplosiva di cinque volte maggiore rispetto alle altre piattaforme e decisamente quella frequentata dagli utenti più giovani (età media tra i 24 e i 30 anni).

 

#meat versus #vegan

E nel mondo delle carni cosa succede? Su Instagram, per esempio, c’è ancora parecchio da fare. Siamo solo all’inizio e i contenuti sono tutti da costruire. Basta fare una ricerca con #meat per trovare 6 milioni e mezzo di post. Decisamente un bel numero, ma se cercate #vegan i post sono 60.000. Come hanno contribuito i social media all’aumento di chi abbandona la carne? Chiara Morini, sul blog di comunicazione Ninja Marketing (ninjamarketing.it), riporta la tesi di Ignacio Garcia Zoppi, antropologo digitale e fondatore di Tree Intelligence. “Sono le emozioni a determinare se una campagna social contro o a favore di un’istituzione o un brand arriverà al punto di svolta. Zoppi ritiene che tali campagne di sensibilizzazione raggiungono il successo virale sui social media grazie a delle precise fasi interconnesse” scrive Morini. Sono quindi i contenuti emotivi, evocativi e personali le chiavi di svolta della comunicazione dei nostri tempi. E su queste frequenze occorre lavorare per raccontare il prodotto carne, la filiera che c’è a monte, le storie di allevatori che lavorano con passione, la cura nel trasformare la carne in un alimento fatto di proteine nobili.

Elena Benedetti

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