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Eurocarni nr. 6, 2018

Rubrica: Sono 180 grammi, lascio?
Articolo di Papalato G.
(Articolo di pagina 104)

Super Furry Animals

«Finché le leggi della matematica si riferiscono alla realtà, non sono certe, e, finché sono certe, non si riferiscono alla realtà» Albert Einstein 1922, Sidelights on Relativity

Super Furry Animals, letteralmente “animali super pelosi”. A Cardiff, nei primi anni ‘90, c’era un collettivo chiamato così. Gruff Rhys lo vide scritto sulle magliette che la sorella stava stampando in casa e decise che era perfetto per la sua band. Non è dato sapere a cosa si riferissero precisamente quando i musicisti di un gruppo alternative rock gallese scelsero quel nome. Io invece non ho dubbi ad associarvi il maiale di razza Mangalica. Lo so che sembra ridicolo, ma l’avete mai visto? Si tratta, infatti, di maiali tipici delle valli del Danubio, caratterizzati da un pelo folto e riccio, in genere biondo, che li fa somigliare più a pecore che a suini. Crescono lentamente, allo stato brado, e producono carni molto grasse ma con un basso grado di colesterolo (sono infatti ricche di grassi insaturi). Queste caratteristiche hanno fatto sì che in epoca moderna gli allevatori sostituissero la Mangalica — molto resistente al clima rigido —con razze più adatte all’allevamento intensivo e con caratteristiche di maggiore magrezza e crescita più rapida.

Fortunatamente, dopo aver quasi rischiato l’estinzione, verso la fine degli anni ‘90 si sono riscoperte le qualità della Mangalica e l’allevamento di questo suino ha ripreso a crescere, tanto che in Ungheria, dal 2007, viene organizzato il Mangalica Fesztivál. La rinascita di questa razza suina è testimoniata anche dalla sua presenza nei menù di alcuni fra i più grandi ristoranti del mondo. Personalmente, ne ho assaggiato il prosciutto in un banco storico al Mercato delle Vettovaglie di Livorno, rimanendone entusiasta. Il giorno dopo, tornato a casa, ho messo sul giradischi Fuzzy Logic, appunto di Super Furry Animals. All’inizio dei Novanta, discostandosi dalla musica techno che suonavano in principio, i Super Furry Animals pubblicano due EP per l’etichetta indipendente Ankst, il primo dei quali in gallese. Sono anni in cui, sull’onda del Welsh Language Act, band come Manic Street Preachers, Catatonia e Gorky’s Zygotic Mynci diventano l’espressione di un fermento culturale importante. È la fine del 1995 quando si concretizza l’occasione che cambierà la loro carriera: Alan McGee li vede suonare e li vuole per la sua Creation. Pochi mesi dopo esce il loro debutto Fuzzy Logic.

Se facciamo un balzo in avanti di più di due decenni per arrivare ad oggi e, guardando indietro, scorriamo le immagini, troviamo un carro armato acquistato dalla band e utilizzato come sound system nomade in giro per i festival estivi, una raccomandazione parlamentare sul mancato utilizzo della lingua gallese, singoli di successo ultra profani e alcune delle più strane musiche pop mai finite in classifica.

Il mondo di Super Furry è un posto strano e bellissimo e, a posteriori, possiamo dire che il quintetto gallese ci stava semplicemente invitando nel suo mondo più semplice. Semplice, non facile.

L’iniziale God! Show Me Magic è una furia glamour di 110 secondi, punk e pop, uno sfrontato ossimoro che ci trascina in 40 minuti di canzoni su criceti, unicorni, signori della droga e annunciatori delle previsioni del tempo. Fuzzy Birds è una favola lisergica e irreale, di fiati, distorsioni, ritornello catchy e falsetto.

Con Something For The Weekend siamo di fronte ad un brano che ha tutto per essere un classico. Una corsa verso il ritornello beatlesiano, un solare e liberatorio singalong che non ti lascia quando il brano finisce.

Quando parte Frisbee sembra di sentire Pavement e invece ci si muove tra reminiscenze Seventies.

Hometown Unicorn è pura psichedelia distillata, poi mischiata col pop e infine rovesciataci addosso. Gathering Moss è una ballata quasi rinascimentale, una chitarra acustica e una voce lontana che sfociano in un epilogo puramente West Coast.

Il primo lato si chiude con If You Don’t Want To Destroy You, forse l’episodio musicalmente più convenzionale in ambito britpop del disco, se non fosse per la coda che assomiglia più a una ironica provocazione. Sono velocemente trascorsi venti minuti ma carichi di stimoli e sollecitazioni.

Il lato B si apre con un delirio fatto di Fuzz, mellotron, distorsioni vocali e loop che si chiama Bed Behaviour. La tastiera confidenziale con cui si apre Mario Man si perde nella voce filtrata dal vocoder e prende spazio con un giro di basso che si imprime e ci gira intorno, salendo di ritmo. Il protagonista di Hangin’ With Howard Marks è proprio Mr. Nice, uno dei più grandi spacciatori di marijuana degli anni ‘80 (quando per la sua attività poteva contare 43 false identità) e ha il sapore di una celebrazione irriverente e compiaciuta. Ci sono archi marcatamente mediorientali a caratterizzare la litania di Long Gone e renderla insieme a una struttura veramente minimale qualcosa di inedito rispetto al resto dell’album.

La conclusiva For Now And Ever è una pop song smaccatamente Sixties che ha il sapore del vero e proprio commiato e, mentre una voce fuori campo ribadisce il titolo del brano, tutto si conclude come alla fine di un party. E così ci si sente piacevolmente storditi.

Fuzzy Logic è il primo disco di Super Furry Animals e, come già espresso, l’introduzione ha qualcosa di estremamente bello e non convenzionale in ambito Indie-pop. Proprio come Livorno, dove ho capito quanto mi piace il prosciutto di Mangalica. Da Carlo, se vi capiterà di andare, ditegli come vi garba Fuzzy Logic.

Giovanni Papalato

 

The Worst Taste In Music su Radio Antenna 1 FM 101.3

La Barberia Records

Two Lonely Beards

Once We Were Kids

 

Didascalia: Giovanni Papalato.

 

Altre notizie

 

Tris per Roadhouse restaurant: Catania, Vigevano e Ascoli Piceno

Tris di aperture per Roadhouse Restaurant, la steakhouse tutta italiana del Gruppo Cremonini (www.cremonini.com). Lo scorso 24 aprile ha infatti aperto un nuovo ristorante ad Ascoli Piceno: si tratta del locale n. 117 della catena e si va ad aggiungere a alle ultime due recenti aperture a Catania e a Vigevano. Quest’ultimo (in foto), situato in viale Artigianato 95 (SP 494 Vigevanese), ha 170 posti a sedere, un ampio parcheggio con oltre 70 posti auto e dà lavoro a 35 giovani. Il ristorante offre le innovazioni tecnologiche comuni a tutti i Roadhouse: il wi-fi gratuito e la possibilità, tramite l’APP Roadhouse, di utilizzare la fidelity card per ottenere sconti e promozioni esclusive, oltre a pagare tramite smartphone evitando la fila in cassa. Inoltre, per tutti i bambini è a disposizione l’innovativa area kids, con giochi interattivi dove potranno divertirsi in tutta sicurezza. Il ristorante di Catania è stato aperto presso il centro commerciale “Porte di Catania”, in via Gelso Bianco 192, ed è il secondo in Sicilia, dopo quello di Palermo inaugurato due anni fa. Il nuovo locale di Ascoli Piceno è invece il quinto nelle Marche: il ristorante si trova presso il centro commerciale “Città delle Stelle” (via Mutilati e Invalidi del Lavoro 106). Con queste nuove tre location i ristoranti Roadhouse diffusi in Italia sono saliti appunto a 117, distribuiti tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio e Sicilia. Ciascun locale offre un’esperienza unica nella degustazione delle migliori carni alla griglia e degli altri componenti del ricco menu. Il tutto condito da un attento e accurato servizio al tavolo e dalle migliori opportunità offerte anche dalla Roadhouse Card, con tutti i vantaggi esclusivi per la community, che ad oggi con un incredibile successo ha già superato il milione di iscritti. I ristoranti Roadhouse sono aperti al pubblico 7 giorni su 7, a pranzo dalle 12.00 alle 14.30 ed a cena dalle 19.00 alle 23.30. Il menu prevede un vasto assortimento di piatti unici a base di carne alla griglia (Ribeye, New York Strip, Filet Mignon, T-Bone Steak, hamburger, ecc…), accompagnati da un’ampia scelta di contorni e seguiti da una ricca varietà di dessert. Il prezzo medio a persona è compreso tra € 17,00 e € 19,00. Nel 2017 Roadhouse, con oltre 2.800 dipendenti, ha realizzato un fatturato di 150 milioni di euro.

 

La Mangalica

La razza Mangalica — o Mangalitza, Mangalitsa — era molto diffusa in passato in Ungheria e nei paesi limitrofi (es. Romania) per la qualità delle carni, impiegate ad esempio per la produzione di salame ungherese. L’origine è incerta: deriverebbe direttamente dal cinghiale europeo (Cornevin), dall’incrocio tra il porco domestico europeo e quello indiano (Nathusius), dal maiale turco (Fitzinger) o dall’incrocio tra il maiale indiano e il cinghiale (Monostori). I suini di questa razza fecero la fortuna degli allevatori ungheresi e di altri paesi balcanici, che ne esportavano in gran numero, specialmente nella seconda metà del secolo XIX e nei primi decenni del XX, sino a quando le razze inglesi si diffusero con rapidità e gli animali molto grassi vennero sempre meno ricercati. Una caratteristica precipua della Mangalica è infatti quella di depositare un’enorme quantità di grasso, il cui spessore sul dorso può superare i 20 cm; anche la carne, gustosissima, è abbondantemente infiltrata di grasso. Il carattere tipico della razza è costituito però dal pelame, in genere biondo o bianco, ma anche nero o ventre di rondine. Le setole sono di due tipi: alcune, lunghe cm 6-8 e spesse 200-230 micron, sono comuni setole; altre, più corte (4-5 cm) e più fini (40-55 micron), sono crespe e conferiscono all’animale un aspetto particolare. Non sono animali di grande mole (l’altezza è di 70-75 cm), ma bene ingrassati possono raggiungere anche i 220-230 kg. Il numero di maialetti per parto è di 6-8 soltanto, ma la carriera riproduttiva è lunga e la resistenza ad avverse condizioni climatiche (freddi intensi) è accentuata (fonte: www.agraria.org; photo © Manfred Ruckszio).

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