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Eurocarni nr. 6, 2018

Rubrica: Attualità
(Articolo di pagina 30)

Anche in Italia si discute sulle telecamere nei macelli

Oltre ad organizzare una conferenza nazionale, CIWF Italia ha sondato la posizione degli schieramenti parlamentari sull’installazione delle telecamere nei macelli

La rappresentanza italiana di Compassion in World Farming (CIWF Italia) ha organizzato a Roma lo scorso 18 aprile una conferenza nazionale sulla video-sorveglianza nei macelli (“Telecamere nei macelli. Più tutele per animali, lavoratori, veterinari e consumatori”). «Per la prima volta — ha dichiarato la rappresentante italiana di CIWF Annamaria Pisapia — abbiamo potuto mostrare le forti interconnessioni tra tutela degli animali e dei lavoratori, sia operatori che veterinari, all’interno dei mattatoi. Il messaggio che ne è emerso è forte e chiaro: la videosorveglianza potrebbe migliorare le condizioni di tutti e fornire ai consumatori le dovute assicurazioni». «Le sempre più numerose richieste dei cittadini e diverse inchieste — ha spiegato Nino Morabito, responsabile benessere animali di Legambiente — dimostrano che le telecamere nei macelli sono uno dei modi in cui le nuove tecnologie possono essere messe, con intelligenza, a servizio dell’interesse collettivo».

Ricordiamo che il tema è esploso in Francia nel 2015 e si sta riverberando su tutta l’Europa. In proposito, la FVE (Federation of Veterinarians of Europe) e l’UEVH (Union of European Veterinary Hygienists Veterinarians for Public Health) hanno predisposto un position paper che sarà votato dai veterinari europei a giugno. Il dibattito è arrivato anche in Italia, promosso da CIWF, che ha chiesto agli schieramenti parlamentari della 18a Legislatura di assumere un impegno, ricevendo sostegno da Liberi e Uguali, PD e Movimento animalista. Lega e Forza Italia non hanno risposto, mentre il Movimento 5 Stelle “ha preferito non dichiarare il proprio impegno” e, per voce dell’on. Chiara Gagnarli, ha dichiarato che «i controlli sul processo di macellazione sono fondamentali, così come quelli sulle condizioni in cui gli animali vivono all’interno delle aziende zootecniche. Potrebbe essere utile una norma che preveda anche attraverso le telecamere tali controlli, ma va necessariamente trovato il giusto equilibrio per tutelare la privacy dei lavoratori. Diversi sono gli strumenti da mettere in campo per affrontare il problema: vanno innanzitutto aumentati i controlli e inasprite le pene. Per le sue diverse connotazioni, l’argomento va ulteriormente approfondito e discusso nella prossima Legislatura approfondendo quanto avviato in questi ultimi anni». Intanto, l’on. Michela Vittoria Brambilla ha già depositato la “Disposizioni concernenti l’utilizzo di sistemi di video sorveglianza nei macelli e negli allevamenti”.

 

Posizione della FVE: la videosorveglianza presenta molti vantaggi, ma non potrà mai sostituirsi al veterinario ufficiale

L’uso di telecamere a circuito chiuso è arrivato alla ribalta dei media europea in seguito ad alcuni casi francesi: le condizioni degli animali diffuse in video virali sul web palesavano infrazioni alle norme sulla protezione all’abbattimento. In conseguenza dello shock mediatico, il Parlamento francese iniziò ad esaminare una soluzione legislativa sul ricorso obbligatorio alla videosorveglianza per innalzare la trasparenza e quindi le garanzie per gli animali macellati. A distanza di un anno, il dibattito non si è ancora placato: a fine gennaio, infatti, il ministro dell’Agricoltura Stéphane Travert si è espresso a favore della formazione degli addetti piuttosto che ai sistemi di videosorveglianza. La FVE segue l’evoluzione del problema su scala europea, dove le telecamere restano volontarie e sottoposte a regole nazionali molto diverse, ma sempre — e questo è il punto sollevato da FVE/UEVH — precluse ai veterinari ufficiali che non possono visionare i filmati e quindi correggere eventuali comportamenti non conformi alla legislazione, di cui resta comunque responsabile l’FBO, il Food Business Operator (in Italia l’OSA, Operatore del Settore Alimentare). Nella sua proposta di parere, la FVE elenca i vantaggi della videosorveglianza obbligatoria, fra i quali la possibilità di compiere studi osservazionali sui comportamenti degli animali (animal based indicators) e una maggiore sicurezza contro aggressioni, intimidazioni o pressioni ai danni dei veterinari ufficiali. I risvolti critici riguardano invece i maggiori costi, il maggior dispendio di tempo a carico dei veterinari ufficiali impegnati nel monitoraggio dei filmati e naturalmente la tutela della privacy di tutti i soggetti coinvolti. Ma l’accento del documento della FVE è posto sulla non sostituibilità del veterinario ufficiale: le telecamere “non possono in nessun caso essere utilizzate per sostituire o ridurre il ruolo del veterinario ispettore al macello. Semmai, la videosorveglianza deve essere intesa come uno strumento di utilità, al servizio di una maggiore efficacia delle azioni di controllo del veterinario ufficiale”. FVE e UEVH raccomandano pertanto ai Paesi che rendessero obbligatoria la videosorveglianza ai macelli di sviluppare un Codice di buona pratica sul corretto utilizzo dei sistemi di tele-monitoraggio.

Fonte: www.anmvioggi.it

 

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