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Eurocarni nr. 6, 2018

Rubrica: Attualità
Articolo di Ballarini G.
(Articolo di pagina 26)

Animali senzienti e macellazione inconsapevole

Considerare gli animali esseri capaci di avere sensazioni ed esperienze impone di rivedere in senso migliorativo l’organizzazione delle operazioni di pre-macellazione

Benessere degli animali senzienti

L’Unione Europea ha compiuto un passo in avanti nella tutela dei diritti degli animali quando a Lisbona, il 13 dicembre 2007, ha riconosciuto giuridicamente nel Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) gli animali come esseri senzienti; riconoscimento in base al quale gli Stati nazionali devono tenere pienamente conto delle esigenze del loro benessere. Un essere senziente, in accordo con la definizione utilizzata da molti filosofi moderni, è un essere dotato della capacità di sensazione, espressione usata in filosofia, nel diritto, nella bioetica e nell’ambito delle teorie sull’autocoscienza per descrivere la capacità di avere sensazioni o esperienze. L’essere senziente presuppone una serie di tutele e prerogative ma non in modo specifico: l’articolo 13 del trattato, infatti, chiede che nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell’UE gli Stati Membri, che devono tenere conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti, rispettino anche le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini per quanto riguarda i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale. Sulla linea applicativa del riconoscimento degli animali come esseri senzienti, nell’Unione Europea si è sviluppato un corpus legislativo di direttive e regolamenti dedicato alla protezione degli animali allevati che ha riguardato anche quelli da macello nella fase del trasporto e dell’uccisione, con l’adozione di un’ambiziosa policy di medio periodo descritta in A new animal welfare strategy 2016-2020. Inoltre, l’EFSA (European Food Safety Authority), il 24 aprile 2017, ha diffuso il documento Animal Consciousness che si conclude affermando che different manifestations of consciousness can be observed in animals specificando che further refinement is still needed to characterize their level and content in each species.

 

Macellazione inconsapevole

Il 20 novembre 2017 il Comitato Bioetico per la Veterinaria (CBV) ha elaborato un documento sulla macellazione inconsapevole degli animali proponendo alcuni accorgimenti e, tra questi, l’uso di mattatoi mobili che potrebbero operare nell’allevamento e in condizioni di inconsapevolezza dell’animale ottenuta con farmaci ancora da studiare (in quanto devono essere rapidamente metabolizzati e i cui residui non siano nocivi per l’essere umano). A giudizio del CBV, la macellazione inconsapevole, comprese le macellazioni effettuate in allevamento, assieme a condizioni di allevamento migliorate, potrebbero costituire un risultato eticamente rilevante: chi mangia carne continuerebbe a farlo, ma con sofferenze animali sensibilmente minori e tali da giustificare l’assunzione di un rischio marginale da parte umana; chi non mangia carne per ragioni etiche, potrebbe apprezzare il miglioramento intervenuto e l’aumento di consapevolezza culturale sulle sofferenze animali che ne potrebbero derivare. Il CBV auspica che si avvii una discussione pubblica sui temi della macellazione inconsapevole, chiedendo alle agenzie di finanziamento della ricerca di sostenere economicamente e svolgere studi sugli aspetti biologici, farmacologici e sanitari della macellazione inconsapevole ottenuta attraverso l’utilizzo di sostanze farmacologicamente attive, senza aumentare le sofferenze degli animali coinvolti nella ricerca. Chiede inoltre che siano effettuate ricerche per mettere a punto procedure e tecniche per gestire il processo di macellazione in modo da minimizzare la sofferenza e la consapevolezza dell’animale. Il CBV chiede anche la rimozione degli ostacoli normativi che rendono difficoltosa la macellazione presso gli allevamenti e che siano approfonditi i profili giuridici complessivi riguardanti la pratica della macellazione inconsapevole, raccomandando che siano definite specifiche filiere che rendano riconoscibili al consumatore le carni ottenute dalla macellazione inconsapevole.

 

Consapevolezza e non coscienza del futuro

Gli animali hanno la consapevolezza di una morte imminente? Consapevolezza è un’autocoscienza che descrive la capacità di avere sensazioni o esperienze che riguardano il presente confrontato con un passato, ma negli animali riguarda anche una previsione e cioè un futuro? Gli animali come esseri senzienti hanno coscienza di un futuro come l’uomo che proprio su questa dimensione progetta cambiamenti, ha costruito le religioni e, soprattutto, ha coscienza di una sua futura scomparsa e cioè di una sua morte, costruendo una serie di ritualizzazioni? Certamente la risposta a questi interrogativi è negativa, come dimostra il fatto che solo la nostra specie progetta un suo futuro e ha paura di una sua scomparsa con una morte che ritualizza nei modi più diversi. Per questi motivi, in un animale che con il ricordo del passato vive nel presente, non si deve considerare una consapevolezza della morte ma solo delle condizioni che la precedono e che riguardano il cambiamento di ambiente al quale l’animale è abituato e quando è posto di fronte a condizioni per lui completamente nuove, come quelle del trasporto e di un mattatoio. Una macellazione in allevamento con un mattatoio mobile cambia la situazione? A parte le complicazioni connesse alla struttura mobile e suoi spostamenti e condizioni d’esercizio presso gli allevamenti, resta sempre il cambiamento d’ambiente di animali che escono dall’ambiente dove sono cresciuti, sia questo un pascolo o una stalla. Ora si propone di stordire e macellare l’animale nel luogo di allevamento senza dover subire lo stress che deriva dal trasporto al macello. Una soluzione che sembra aver dimenticato le condizioni nelle quali si trovavano gli animali macellati in stalla o nella casa colonica (e che per il maiale davano origine al rito della maialata invernale).

 

Farmaci per gli animali da macello

Per abolire, se non controllare, la consapevolezza dell’animale prima della macellazione, si propone di sviluppare nuovi farmaci rapidamente metabolizzanti e i cui residui non siano nocivi per l’uomo. In altre parole, una specie di “tranquillante” per una medicalizzazione di una pre-eutanasia che renda possibile la macellazione in condizioni di inconsapevolezza dell’animale. Un’ipotesi realizzabile? Lo stesso CBV correttamente solleva la questione etica del bilanciamento di interessi (benessere animale versus tutela della salute umana) legato alla soluzione proposta. Gli ipotizzati farmaci potrebbe infatti presentare potenziali, seppur minimi, rischi per la salute. Considerata inoltre la campagna d’informazione da tempo in atto sul rischio zero, sulla completa eliminazione di ogni residuo negli alimenti, sull’opportunità di abolire interventi di natura farmaco-chimica, ecc…, sarebbe possibile proporre delle carni che contengono residui di farmaci quantunque usati per abolire la consapevolezza degli animali prima della macellazione? Tutto ciò mi fa ritenere che la risposta sarebbe prevalentemente se non totalmente negativa.

 

Modifica migliorative delle procedure di premacellazione

Solo considerando un totale veganesimo o vegetarianesimo si può applicare agli animali ammalati un’eutanasia preceduta da una inconsapevolezza farmacologica. Nelle attuali condizioni, in cui esistono animali da carne, il considerarli esseri dotati di avere sensazioni ed esperienze impone di rivedere e ridisegnare in senso migliorativo la struttura e l’organizzazione delle operazioni di pre-macellazione e macellazione. Innanzitutto bisogna ritenere che in condizioni d’allevamento ben definite (allevamenti di tipo biologico, all’aperto e allo stato semibrado ecc…) sia possibile una macellazione in loco usando specifici impianti associati anche strutture mobili di raccolta delle carni e sottoprodotti di macellazione. Per gli altri allevamenti, e alla luce di quanto emerge dal riconoscimento dei diversi gradi di consapevolezza degli animali, è necessario riconsiderare la struttura e il funzionamento degli impianti dove avviene la macellazione, con particolare attenzione, nella pre-macellazione, alle stalle di sosta e al trasferimento degli animali alle sale di macellazione e dove sono presenti fenomeni negativi legati alla consapevolezza degli animali per condizioni ambientali e di trattamento improprie o alle quali non sono abituati.

Prof. Em. Giovanni Ballarini

Università degli Studi di Parma

 

Altre notizie

 

Ex macello Italcarni acquistato da Filiera Sì

Filiera Sì (51% Opas e 49% gruppo Alcar Uno di Castelnuovo Rangone appartenente alla famiglia Levoni), leader in Italia nella macellazione suina, ha annunciato l’acquisto dalla liquidazione coatta amministrativa, con un’offerta di 14 milioni di euro, del macello ex Italcarni di Carpi che già conduceva in affitto da novembre 2014. L’acquisizione da parte di Filiera Sì è avvenuta dopo l’aggiudicazione all’asta, secondo il bando pubblicato il 15 novembre 2017, del ramo d’azienda di Italcarni Soc. Coop. Agr., a seguito della cessata attività di macellazione datata fine 2014 con il subentro nella gestione da parte della cooperativa Opas. L’operazione di acquisizione si configura come la maggiore condotta a compimento nel settore della macellazione suina in Italia ad opera di una cooperativa agricola insieme ad un’azienda privata, con un’evidente rilevanza strategica per il settore e il territorio, in quanto garantisce continuità all’attività del maggiore macello di suini in Italia (nel 2017 Opas ha macellato 1.140.000 capi), occupando oltre 600 persone nella struttura di Carpi, sostenendo il comparto allevatoriale e valorizzando la filiera suinicola nazionale. Opas e Filiera Sì nel 2017 hanno raggiunto il fatturato aggregato di 423 milioni di euro, favorendo la valorizzazione dei suini degli oltre 100 soci allevatori attivi per lo più nel territorio delle Regioni Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e Friuli. Come ha dichiarato Alberto Cavagnini, presidente di Opas, «con questa acquisizione si conclude con soddisfazione un percorso faticoso, iniziato ormai quattro anni fa, partendo da una situazione di forte criticità che di fatto aveva portato alla chiusura dell’attività del macello Italcarni di Carpi con ricadute molto pesanti per il comparto allevatoriale e per l’occupazione. Ora abbiamo la possibilità non solo di dare continuità ma addirittura di sviluppare ulteriormente l’attività di macellazione con nuovi investimenti per valorizzare la carne suina dei nostri soci allevatori. Un ringraziamento va fatto alle istituzioni, alle parti sociali, alle organizzazioni di rappresentanza che ci hanno sostenuto in questi anni. Un particolare grazie va fatto ai soci, ai lavoratori, alla famiglia Levoni, ai clienti, ai fornitori di servizi e agli istituti bancari che hanno creduto in Opas». Lo stabilimento di Italcarni a Carpi, storico marchio cooperativo, conta sul maggior numero di certificazioni veterinarie per l’export e si estende su una superficie totale di circa 92.000 m2, dei quali 25.000 coperti. L’unità produttiva di Carpi garantisce linee di sfascio a caldo e a freddo, grandi capacità di congelare e stoccare con linee dedicate per lavorazioni, sottovuoto, cartonato nel rispetto delle più performanti regole di rispetto del benessere animale (fonte: 3tre3.it).

 

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