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Eurocarni nr. 6, 2018

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 36)

Previsioni economiche del fondo monetario internazionale

Con le ultime previsioni sullo stato di salute economica del mondo, il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al rialzo le stime di crescita per il biennio 2018/19, includendo anche l’Italia. Pertanto, si può affermare, a prima vista, che l’economia mondiale tiene ancora rispetto al recente periodo. La previsione di crescita sarà infatti del 3,9% per quest’anno e per il prossimo, in miglioramento rispetto al +3,8% già registrato nel 2017 — tasso di crescita più forte dal 2011 —, grazie ad un acceleramento del commercio globale. Per il nostro Paese non sono da trascurare i segnali in positivo poiché le sue stime di crescita per il 2018 si attesteranno sull’1,5% contro l’1,4% della previsione precedente, mentre nel 2019 si potrà avere un leggero rallentamento all’1,1%. Si tratta delle stesse indicazioni già fornite dal nostro Governo nell’ultimo Documento di finanza pubblica, la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza di settembre 2017. Tuttavia, anche se l’Italia mantiene il citato trend positivo, si attesta sempre negli ultimi posti tra i paesi europei: la Germania crescerà infatti quest’anno del 2,5%, la Francia del 2,1%, la Spagna del 2,8% e perfino la Grecia potrà far meglio con un PIL in salita del 2,0%. Fin qui potremmo dire che ci sono toni ottimistici ma il FMI ci tiene a precisare che “il momento attuale non è garantito” in quanto, per il futuro, prevalgono “rischi al ribasso”. Un eventuale rallentamento della congiuntura potrebbe essere dovuto alla constatazione che la parte dei paesi dai quali deriva circa tre quarti del PIL globale ha fatto registrare una crescita più forte rispetto all’anno precedente. C’è poi da tener presente che l’espansione fiscale americana porterà il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti al 3,5% e ciò potrebbe condurre ad un sostanziale aumento inflazionistico. E qui è da considerare che la Federal Reserve potrebbe reagire con una rapida stretta monetaria che i mercati potrebbero non apprezzare. Né va poi dimenticata l’aria protezionistica che attualmente si sente soffiare, poiché, come avverte il FMI, il 10% dei prezzi dei beni importati, a seguito delle recenti decisioni del governo statunitense, potrebbe ridurre il PIL mondiale dell’1,75%.

Per quanto riguarda l’Italia, il FMI avverte che l’attuale incertezza politica potrebbe mettere a rischio le riforme attuate, che pur sono alla base su cui poggia la ripresa, considerando il consistente peso del nostro debito pubblico, il cui percorso di riduzione appare ben impostato, secondo le tabelle pubblicate dallo stesso FMI, mediante una progressiva discesa dal circa 130% di quest’anno al 116,6% del 2023. E ciò grazie ad un deficit che si fermerà all’1,6% quest’anno ed allo 0,9% il prossimo (ma questo si vedrà e si capirà solo tra qualche mese). Un altro importante tassello, rimarca sempre il FMI, riguarda l’inflazione, ancora troppo bassa e lontana dagli obiettivi prefissati e riguardo la quale viene rivolto l’invito alla Banca Centrale Europea a perseverare in una politica monetaria accomodante, ritrovando il consenso del presidente Draghi. Quest’ultimo, in occasione del suo discorso pronunciato in sede di International Monetary and Financial Committee, uno degli organismi del FMI, si è detto concorde con la necessità di continuare ad immettere ossigeno sul mercato europeo, sempre mediante il piano di acquisti, attraverso il quantitative easing, ad un importo di 30 miliardi di euro mensili fino al termine di settembre 2018 ed oltre, se dovesse servire. Sull’inflazione, pur essendoci ancora incertezze, Draghi mostra una certa fiducia quando afferma che «è necessaria la pazienza, la persistenza e la prudenza in merito alla politica monetaria», a maggior ragione adesso per le minacce protezionistiche.

D’altronde, la citata guerra dei dazi attualmente agitata viene chiaramente temuta dalla BCE, che propugna con forza di preservare un commercio “libero e aperto”, legato alla cooperazione multilaterale, cruciale affinché l’economia globale possa “prosperare ed il potenziale di crescita possa essere garantito”. I rischi di uno stop improvviso alla ripresa ci sono, ma sarebbe una sconfitta se essi si verificassero, poiché l’euro area ha fatto finora passi importanti fino a raggiungere una crescita “robusta e diffusa tra i Paesi ed i settori”. I benefici si stanno sentendo anche sul mercato del lavoro con miglioramenti notevoli: ricorda la BCE, ad esempio, che il tasso di disoccupazione è sceso ai minimi del 2008 ed il numero degli occupati è cresciuto di quasi otto milioni di unità rispetto al 2013. Possiamo concludere con la raccomandazione pronunciata da un importante uomo politico, che condividiamo in pieno, che soprattutto l’Italia si trova attualmente in un “provvidenziale intervallo”, aggiungendo che non dobbiamo dimenticare che si tratta solo di intervallo e che, in quanto tale, non sarà troppo lungo.

Cosimo Sorrentino

 

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