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Eurocarni nr. 6, 2018

Rubrica: Commissione europea
(Articolo di pagina 34)

Relazione della Commissione europea sul settore cunicolo

In Europa l’allevamento di conigli a scopo alimentare si concentra in tre Paesi: Spagna, Francia e Italia. Il settore è “generalmente in linea” con le norme di protezione dei conigli d’allevamento, la sostenibilità commerciale del comparto invece è a rischio

La Commissione europea ha recentemente pubblicato una relazione — alla quale hanno partecipato anche gli esperti di Unaitalia —, sulla cunicoltura nell’Unione Europea. Il settore è “generalmente in linea” con le norme di protezione dei conigli d’allevamento, ma la sostenibilità commerciale del comparto è a rischio. Il documento diffuso è la risposta dell’esecutivo di Bruxelles al Parlamento Europeo e alla relazione approvata un anno fa: gli eurodeputati invitavano la Commissione a tracciare una tabella di marcia verso l’adozione di norme minime per la protezione dei conigli di allevamento. La Commissione è partita da una ricognizione generale del comparto e, dopo aver delineato i fattori che contribuiscono al benessere dei conigli nei diversi sistemi di produzione, ha concluso che “il settore dell’allevamento di conigli è generalmente in linea con le attuali disposizioni legislative dell’UE” (Direttiva 98/58/CE). A differenza di quanto avviene per altre specie di animali da carne, quella di coniglio proviene per il 34% da allevamenti rurali. Tanto che i tre maggiori produttori (Spagna, Francia e Italia) hanno sottolineato l’importanza dell’allevamento del coniglio nel sostenere le economie locali, le comunità rurali, e l’occupazione. Dopo anni di calo del consumo di carne di coniglio e la caduta dei prezzi delle pelli, il settore sta affrontando sfide commerciali cruciali tali da minacciarne la sostenibilità. E la domanda è il principale fattore di influenza dei sistemi di produzione, soprattutto nel Sud Europa, insieme alla sempre maggiore attenzione dei consumatori sul prezzo del prodotto.

In termini di benessere, la relazione sottolinea che l’85% degli allevamenti adotta gabbie tradizionali che limitano l’espressione naturale del comportamento animale e aumentano il potenziale di condizioni d’allevamento non conformi al dettato europeo. D’altro canto, però, la Commissione rileva l’adozione di misure appropriate di biosicurezza, in grado di agevolare gli interventi di disinfezione a tutto favore di migliori condizioni di salute. Nel Centro Europa, invece, se da un lato le condizioni di allevamento consentono l’espressione naturale e sociale della specie, la biosicurezza è carente e determina una maggiore mortalità e tassi di malattia più alti. Le carni di coniglio prodotte in questo sistema sono etichettate diversamente e sono più costose alla vendita al dettaglio. Complessivamente, in tutta Europa, il sistema di produzione che utilizza le gabbie arricchite si attesta al 9%, con ripercussioni sul benessere animale ma robuste condizioni di biosicurezza.

In conclusione, la Commissione ritiene che le due differenti tipologie di mercato dovranno sviluppare strategie diverse per trovare il miglior compromesso fra benessere animale, esigenze produttive, richieste dei consumatori e sostenibilità del settore. Quanto al rispetto delle norme vigenti, i controlli ufficiali espletati dalle autorità competenti indicano una generale conformità con i requisiti di legge.

(Fonte: Anmvi Oggi – UNAItalia)

 

Didascalia: dai dati di UNAItalia, l’Italia è il secondo produttore e consumatore mondiale di carne di coniglio dopo la Cina (photo © AP Images/European Union).

 

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