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Eurocarni nr. 6, 2018

Rubrica: La carne nel mondo
(Articolo di pagina 10)

Danimarca,Spagna, Usa-Cina

Danimarca

Secondo il Ministero dell’Agricoltura della Danimarca, almeno la metà dei Danesi conosce il logo realizzato dal governo nel maggio del 2017 per indicare il livello di benessere degli animali da reddito e che compare, secondo la volontà dei produttori (il logo è un elemento accessorio volontario), sulle etichette della carne suina e dei prodotti a base di carne di maiale, per ora gli unici prodotti sui quali questo tipo di etichettatura è applicata. L’obiettivo era che il 40% della popolazione conoscesse il marchio entro la fine del 2018 e un recente sondaggio dimostra che la percentuale è addirittura del 49% per quanto riguarda la conoscenza e raggiunge il 67% se si parla di fiducia nel logo. Il ministro danese Esben Lunde Larsen si dice lieta che attraverso questa etichettatura i consumatori danesi abbiano a disposizione un elemento in più per effettuare una scelta consapevole. L’indagine, inoltre, dimostra che la maggior parte dei consumatori danesi è disposta a pagare di più per l’acquisto di un prodotto che garantisce un maggior livello di benessere degli animali. Il logo danese, che nel 2018 sarà esteso alle carni di pollo, indica tre livelli di benessere, rappresentati da altrettanti cuori. La presenza di tre cuori, ad esempio, attesta che i piccoli suini vengono svezzati a 28 giorni e che l’allevamento dispone di aree per il parto all’aperto (fonte: 3tre3.it; photo © www.globalmeatnews.com).

 

Spagna

Nel 2017, la produzione spagnola di carne è stata pari a 5,03 milioni di tonnellate, con una crescita dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Del totale, la carne suina è quella con la produzione più alta (+1,6% sul 2016), pari a 4,25 milioni di tonnellate: un livello mai raggiunto prima. Da parte sua, il settore della carne bovina ha stabilizzato il trend di recupero iniziato nel 2014, raggiungendo una produzione di 641.003 tonnellate (lo 0,6% in più rispetto all’anno precedente). Per il settore ovicaprino (125.487 tonnellate) si segnala invece una diminuzione dell’1% rispetto al volume del 2016. La produzione di carne lavorata è cresciuta dell’1%, attestandosi a circa 1,4 milioni di tonnellate. Il 2017 ha poi segnato un nuovo record per quanto riguarda il commercio estero: la vendita delle carni spagnole nei mercati di tutto il mondo ha generato un fatturato superiore ai 6 miliardi di euro, corrispondenti ad un volume di oltre 2,3 milioni di tonnellate tra carne, frattaglie e prodotti trasformati di ogni tipo. Un fatto, questo, che pochissimi settori economici rilevanti possono presentare e che aiuta ad alleviare il tradizionale deficit commerciale del Paese. La crescita delle vendite all’estero è stata del 2,5% in volume e del 9,4% in valore rispetto al 2016, il che indica che è in aumento l’esportazione di prodotti a più alto valore aggiunto. La Spagna è oggi uno dei quattro maggiori esportatori di carni suine al mondo, insieme a Germania, Stati Uniti e Danimarca, con 1.554.981 tonnellate, per un valore di 3.608 milioni di euro (un altro record), una crescita del 4,4% in volume e del 12,5% in valore, e cifre altamente positive anche per i prodotti trasformati (197.818 tonnellate, +8,3%; 1.267 milioni di euro, +10,1%). Anche per quanto riguarda le carni bovine, il saldo delle esportazioni di carni e frattaglie è stato positivo, raggiungendo 171.953 tonnellate esportate (+1,4%), mentre in termini di valore sono stati raggiunti i 610 milioni di euro (+5,3% rispetto all’anno precedente), confermando i progressi fatti dopo il 2015 (fonte: 3tre3.it; in foto: jamón serrano, photo © bondart.in.ua).

 

USA-Cina

È scattata con inattesa rapidità la rappresaglia della Cina ai pesanti dazi annunciati dall’amministrazione Trump e lo spettro di una escalation che potrebbe sfociare in una guerra commerciale aperta tra i due giganti, e non solo, si fa sempre più concreto. Il Ministero del Commercio cinese ha pubblicato una lista di 106 prodotti statunitensi sui quali, in data ancora da definire, intende imporre dazi fino al 25%. L’elenco include auto, piccoli aeromobili, soia e carne surgelata, per un controvalore annuo stimato in 50 miliardi di dollari. La soia, sottolinea Coldiretti, è uno dei prodotti agricoli più coltivati nel mondo, largamente usato per l’alimentazione degli animali da allevamento, con gli Stati Uniti che si contendono con il Brasile il primato globale nei raccolti seguiti, sul podio, dall’Argentina per un totale dell’80% dei raccolti mondiali. A seguito dei dazi, gli operatori cinesi potrebbero decidere di sostituire le forniture dagli Usa con la produzione raccolta in Brasile, da dove già arriva circa la metà delle importazioni del gigante orientale, con uno sconvolgimento del mercato mondiale e ripercussioni sui costi dell’allevamento e sui prezzi di vendita della carne. L’Unione Europea, continua Coldiretti, è il secondo importatore al mondo di soia dopo la Cina e un andamento anomalo delle quotazioni metterebbe a rischio la competitività degli allevamenti e la produzione di carne anche nel vecchio continente. Un problema che riguarda quindi anche l’Italia, che è il primo produttore europeo con circa il 50% della soia coltivata e un raccolto pari a tre volte quella del secondo Paese, la Francia. Intanto, però, non tutti i mali vengono per nuocere e la guerra commerciale Usa-Cina potrebbe avere effetti positivi per l’Italia in termini di aumento dell’export, rivelatosi già robusto lo scorso anno verso il colosso asiatico. In particolare, il vino italiano potrebbe avvantaggiarsi della situazione di tensione nelle relazioni commerciali fra i due paesi, dopo che le esportazioni made in Italy verso la Cina hanno raggiunto un record storico di oltre 130 milioni di euro nel 2017 (+29%). Gli Stati Uniti hanno esportato vino in Cina per un valore di 70 milioni di euro, in aumento del 33% nel 2017, e si collocano al sesto posto nella lista dei maggiori fornitori, immediatamente dietro all’Italia. Per effetto di una crescita ininterrotta nei consumi, la Cina è entrata nella lista dei cinque Paesi che consumano più vino nel mondo, ma è in testa alla classifica se si considerano solo i vini rossi. “Un mercato strategico per i viticoltori Italiani, mentre per quanto riguarda la frutta fresca l’Italia può esportare al momento in Cina solo kiwi e agrumi anche se il lavoro sugli accordi bilaterali per pere e mele è ad uno stadio avanzato e potrebbe aprire opportunità, dopo lo stop alle forniture statunitensi”, commenta in proposito Coldiretti. Ma c’è anche qualche preoccupazione alimentata dal protezionismo. Secondo Coldiretti, infatti, “l’estendersi della guerra dei dazi tra i due giganti dell’economia mondiale ai prodotti agroalimentari apre scenari inediti e preoccupanti nel commercio mondiale anche con il rischio di anomali afflussi di prodotti sul mercato comunitario che potrebbero deprimere le quotazioni” (fonte: EFA News; photo © www.glistatigenerali.com).

 

Rabobank: le incertezze minacciano l’ottimismo nel commercio globale delle carni suine

Gli impatti della disputa commerciale tra Cina e Stati Uniti distorceranno i mercati e peseranno sul valore della carne suina nel Nord America, mentre genereranno un potenziale per i produttori in Asia, Europa e Sud America. «La potenziale escalation della disputa commerciale tra Cina e Stati Uniti, insieme alla rinegoziazione del NAFTA in corso, creano un maggiore senso di rischio», racconta Christine McCracken, analista senior di Animal Protein. «Anche la presenza di malattie aumenta questa incertezza, compresa la minaccia della diffusione della peste suina africana (ASF) in Europa». Queste, oltre quelle a seguire, sono alcune delle conclusioni tratte dal Rabobank Pork Quarterly Q2 2018.

Cina: politica commerciale che supporta il prezzo

Il calo dei prezzi del suino (–30% annuo in corso) sta comprimendo i margini perché il mercato è ancora sovraffollato. Le tariffe annunciate dagli Stati Uniti sulla carne suina aiutano a stabilizzare i mercati a breve termine, ma è improbabile che compensino completamente le pressioni del mercato. I potenziali dazi sulla soia americana aumentano la pressione sui costi. Si prevede che le perdite continueranno, ma miglioreranno gradualmente man mano che l’industria adeguerà la propria produzione. La domanda di carni suine rimarrà buona, aiutata dalle feste primaverili e dai bassi costi.

USA: la produzione ed il commercio pesano sui mercati

Il monitoraggio della crescita pianificato nel 2018 si traduce in produzioni record stagionali, mentre i ritardi di aumento nella capacità e gli scambi commerciali riducono la domanda. Ci sono pochi cambiamenti immediati nei piani di produzione, dal momento che l’industria ha accumulato fondi per resistere all’attuale recessione. Con le rinegoziazioni del NAFTA in corso e la guerra commerciale con la Cina, i piani per aumentare la produzione devono essere riconsiderati.

UE: l’aumento dell’offerta preme sui prezzi

Si prevede che la crescita della produzione e l’indebolimento delle esportazioni limiteranno l’aumento dei margini nel 2018. La graduale crescita del patrimonio suinicolo riflette i buoni risultati nell’ultimo anno e un rimbalzo della produttività. Non ci si aspetta che l’UE veda una forte ripresa della domanda dalla Cina, ma si prevede una crescita in Giappone e Corea del Sud. La Peste Suina Africana (e il rischio sulle esportazioni) continua a rappresentare una minaccia per il mercato.

Brasile: le esportazioni cinesi aiutano ad attutire il colpo

Un aumento delle esportazioni verso Cina e Hong Kong sta aiutando a compensare il mancato accesso al principale mercato di esportazione, la Russia. Anche così, i produttori brasiliani continuano a lottare contro i prezzi deboli del maiale e i maggiori costi dei mangimi. Sulla base degli attuali livelli di reddito, è prevista una crescita più lenta della produzione per il prossimo anno.

Fonti: research.rabobank.com3tre3.it

 

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