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Eurocarni nr. 6, 2018

Rubrica: Indagini
(Articolo di pagina 68)

Ismea, carni di vitello 2017. Tendenze e dinamiche recenti dei consumi del comparto

Dopo cinque anni di flessioni, finalmente un’inversione di tendenza

Gli acquisti di carne fresca di vitello, dopo cinque anni di importanti contrazioni, registrano nel 2017 una lieve ripresa in termini sia di spesa (+2,3%) che di volumi (+1,5%), non sufficienti certo a colmare il gap accumulato nel lungo periodo (–18% dal 2013 al 2016, pari a 228 milioni di euro in valore e 22.000 tonnellate), ma sufficienti a segnare una non del tutto scontata inversione di rotta. Una valutazione complessiva di tale dinamica non può prescindere dall’evidenziare l’accresciuta disponibilità di alimenti proteici sostitutivi della carne sugli scaffali della distribuzione. In sintesi, questo il quadro 2017:

  • aumentano le famiglie acquirenti in promozione (+2%);
  • il prezzo medio desunto risulta solo leggermente superiore a quello del 2016 (+0,8%);
  • restano sostanzialmente stabili gli atti di acquisto nel corso dell’anno (–0,1%);
  • aumenta però il volume acquistato in ciascun atto (+1,8%) e la spesa (+1,2%).

L’indice di penetrazione, ossia il numero di famiglie acquirenti sul totale del campione, si attesta nel 2017 sullo stesso livello del 2016: solo 61 famiglie su 100 hanno acquistato almeno una volta carne di vitello. Si deduce quindi che sono i “consumatori affezionati” ad aumentarne il consumo e non un’ampliata platea di consumatori. A livello geografico si evidenzia, innanzitutto, come la maggior quota dei consumi sia concentrata nelle aree meridionali, dove viene acquistato il 51% dei volumi totali.

A fronte di una lieve diminuzione degli acquisti negli areali del Nord-Est (–0,5%), si evidenzia un rinvigorito interesse per questa tipologia di carne nelle aree del Centro e del Sud (rispettivamente +4,5% e +1,4% in volume), con dati relativi alla spesa in terreno positivi in tutte e quattro le macro aree, con crescita più che proporzionale a quella dei volumi, per l’aumento dei prezzi medi (+0,8%). In relazione ai cluster socio-economici, si nota ancora una flessione degli acquisti per le famiglie classificate “a basso reddito” (low affluence); d’altro canto è noto che la carne di vitello ha un prezzo molto elevato rispetto agli altri proteici, pertanto il fattore prezzo è fortemente impattante sui consumatori con meno disponibilità.

Il 2017 sembra ribadire come la categoria considerata continui a perdere appeal per la fascia di consumatori di giovane età (pre-family), che fa segnare una pesante contrazione dei consumi (–15%). Che siano questioni etiche o legate ad altri fattori, appare evidente il processo di disaffezione nelle generazioni più giovani nei confronti della categoria. Le coppie di anziani, insieme alle famiglie con bambini, al contrario, si confermano il “nocciolo duro” degli acquisti di categoria.

Per quanto riguarda i canali di vendita, è interessante notare come sia ancora importante la quota di acquirenti che si è rivolta almeno una volta alla macelleria (32%) piuttosto che alla Distribuzione Moderna. Anche nel 2017 le flessioni si registrano solo nel “libero servizio”, ossia proprio quel sistema di acquisto in cui il cliente non ha, o ha in maniera molto limitata, interazione con il personale di vendita. Da un lato potrebbe quindi rivelarsi importante per l’acquisto della categoria il supporto di un addetto; dall’altro potrebbe anche semplicemente voler dire che le persone più anziane e affezionate alla categoria tendono a rivolgersi più frequentemente ai canali tradizionali (nelle tabelle e nei grafici sono riportati i dati più specifici sui trend).

Fonte: Ismea, www.ismea.it

 

 

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