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Eurocarni nr. 6, 2018

Rubrica: Attualità
(Articolo di pagina 32)

E se la carne suina “coltivata” in laboratorio fosse kosher?

Per il rabbino Yuval Cherlow sfugge al precetto religioso

È un punto di vista che farà discutere: il rabbino israeliano ortodosso Yuval Cherlow sostiene che la carne di suino “coltivata” in laboratorio sarebbe kosher. L’astinenza dal mangiare carne di maiale è un precetto fondamentale delle leggi religiose ebraiche, che proibiscono anche il consumo di carne e prodotti caseari insieme. Cherlow lo ha dichiarato a Calcalist al termine di un convegno alla Bar-Ilan University di Ramat Gan, un sobborgo di Tel Aviv. Secondo il rabbino le leggi kosher esistenti non possono essere applicate alle carni prodotte in laboratorio poiché il maiale, di fatto, non è mai stato in vita. Queste leggi dettano anche il modo in cui gli animali dovrebbero essere macellati e il modo in cui la carne viene lavorata. I progressi tecnologici nel campo della modificazione genetica e degli alimenti sintetizzati stanno spingendo i leader religiosi a rivalutare, e a volte a ridefinire, queste antiche tradizioni. Una sentenza religiosa formale su questo tema potrebbe avere implicazioni economiche significative sull’industria della carne “coltivata”, poiché il mercato globale dei prodotti alimentari kosher è legato ad un’industria multimiliardaria.

Cherlow non è solo in questo ragionamento. Nel 2013, il rabbino Menachem Genack, a capo della divisione delle certificazioni kosher presso l’Unione ortodossa di New York, ha affrontato le implicazioni religiose della carne artificiale in seguito alla produzione in laboratorio del primo hamburger di manzo. In quell’occasione Genack disse che non esisteva alcuna restrizione religiosa al consumo di un hamburger prodotto in laboratorio con formaggio o prodotti caseari. Sempre nel 2013, il noto rabbino israeliano Shlomo Aviner aveva affermato che la carne coltivata in laboratorio non dovesse essere considerata un prodotto a base di carne e potesse quindi essere consumata con prodotti caseari. Gli studiosi di giurisprudenza ebraica più rigidi non distinguono tra carne di maiale allevata in laboratorio e le altre carni tradizionali, affermando che le leggi kosher devono essere applicate a questi alimenti indipendentemente dal modo in cui sono stati creati. Ma il precetto potrebbe essere in parte modificato se dovesse armonizzarsi con una domanda globale di carne che, secondo la FAO, dovrebbe raddoppiare entro il 2050. Dal primo hamburger prodotto in laboratorio nel 2013, diverse aziende hanno tentato di produrre carne artificiale o sostituti della carne; Beyond Meat di El Segundo, California, e Impossible Foods, di Redwood City, California, stanno sviluppando prodotti a base di proteine vegetali che hanno il sapore e “sanguinano” come carne vera, mentre la start-up Finless Foods di New York mira a sviluppare, produrre in serie e commercializzare frutti di mare coltivati in laboratorio. Le aziende produttrici di carni coltivate sostengono che i loro prodotti ridurrebbero l’esposizione alle malattie di origine alimentare così come l’inquinamento e il consumo di acqua. La compagnia di prodotti avicoli artificiali SuperMeat di Tel Aviv afferma che i suoi prodotti richiedono il 99% in meno di terra e il 98% in meno di acqua rispetto ai prodotti a base di carne convenzionali, emettendo il 96% in meno di gas serra. Cherlow è un rabbino ortodosso moderno e un’autorità nel panorama della legge ebraica. Dirige il dipartimento di etica dell’organizzazione rabbinica Tzohar in Israele e interviene regolarmente su questioni relative alla legge religiosa ebraica, esprimendo spesso atteggiamenti liberali.«C’è una motivazione profondamente religiosa e morale per sviluppare la ricerca genetica sul cibo» ha dichiarato. La coltivazione della carne da singole cellule è una nuova e significativa tecnologia con un’incredibile capacità potenziale di nutrire una popolazione in crescita, mentre le risorse alimentari mondiali stanno diminuendo, e con un impatto ambientale molto positivo. «L’ingegneria genetica è importante perché l’industria della carne è tra i grandi inquinatori mondiali, consumando inoltre una grande quantità di risorse naturali, come acqua e terra, e causando quindi problemi di natura etica alla sua stessa esistenza».

(Fonte: Clamos – 2601 © World Food Press Agency Srl – EFA News)

 

Didascalia: il rabbino israeliano ortodosso Yuval Cherlow.

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