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Eurocarni nr. 6, 2018

Rubrica: Mercati
Articolo di Villa R.
(Articolo di pagina 66)

Irlanda, export carni e capi vivi da record

Secondo i dati dell’Irish Food Board, nel 2017 l’export agroalimentare ha raggiunto i 12,6 miliardi di euro, con carni e capi da allevamento che segnano un +8%

Le esportazioni agroalimentari della Repubblica d’Irlanda hanno conosciuto nel 2017 un’annata particolarmente favorevole, con un incremento in valore del 13% rispetto all’anno precedente, per un totale di 12,6 miliardi di euro. Le carni nel complesso e il bestiame da allevamento hanno visto una crescita dell’8%, fino a sfiorare i 4 miliardi di euro, contrastando ampiamente il calo osservato nell’anno precedente: le carni bovine sono la voce principale del comparto carni, con 615.000 tonnellate ed un controvalore di 2,5 miliardi (+5%) realizzato a prezzi pressoché costanti (+1%). Anche le carni suine hanno visto una tendenza positiva, con poco meno di 250.000 tonnellate esportate (+3%) oltre metà delle quali verso il Regno Unito ed un valore di circa 700 milioni di euro, così come le carni avicole, con 295 milioni di euro (+2%), e le carni ovicaprine, con 57.000 tonnellate (+14%) per un controvalore di 275 milioni di euro (+12%), un prezzo, tuttavia, mediamente inferiore al 2016. La situazione fluida del Regno Unito in seno all’Unione Europea e gli accordi commerciali che le istituzioni dei due sigleranno entro il prossimo anno stanno preoccupando seriamente i produttori agricoli e i trasformatori di derrate irlandesi, che già ora stanno attivamente ricercando canali di sbocco alternativi, in primis negli Stati dell’Unione: l’Irish Food Board sta ancor di più accelerando nella promozione di campagne per favorire la penetrazione dei prodotti nazionali (carni, pesce, lattiero-caseari) nei principali mercati dell’UE.

 

Bestiame da ristallo +30%, gli allevatori chiedono di esportarne 100.000 in più nel corso del 2018: la Turchia da sola è in grado di assorbirli tutti

Anche sul fronte del bestiame vivo il 2017 è stato un anno molto positivo, con oltre 187.000 capi imbarcati per l’esportazione (+30%) e destinati in gran parte a Spagna, Nord Africa e Turchia. A beneficiare della situazione sono stati soprattutto i vitelli grazie al taglio della tassa sull’export, scesa da 4,8 a 1,2 euro per capo. Nell’ottobre 2017 si è svolto ad Ankara un incontro tra rappresentanti dell’Irish Food Board e della Irish Farmers Association da un lato e del Consiglio per la carne ed il latte (ESK) del Ministero dell’Agricoltura turco, durante il quale questi ultimi hanno chiesto all’Irlanda di contribuire alla necessità della Turchia di provvedere ad importare 500.000 vitelli all’anno per rafforzare la propria filiera bovina. Gli allevatori irlandesi si sono detti in grado di rifornire il paese anatolico con circa 100.000 vitelli all’anno per il prossimo futuro, laddove nel 2017 erano stati 17.000 e nel 2016 20.000, con la maggior quota rappresentata da bovini di meno di un anno di età e di peso inferiore ai 300 chilogrammi. La debolezza della lira turca nei confronti dell’euro, con la valuta passata negli ultimi due anni da 2,8 pezzi contro un euro a 4,7, non è un fattore predisponente ma il Governo turco sembra fortemente orientato a raggiungere l’obiettivo a qualunque costo. Il 60% dei capi da ristallo che entrano in Turchia provengono da paesi molto lontani come Brasile e Uruguay — con qualche lecito dubbio circa il benessere animale per un tragitto via mare tanto lungo, ma nessuno di questi Paesi è soggetto alla normativa dell’Unione Europea — e il resto deriva da Paesi dell’UE ad esclusione della Francia, bandita da Ankara poiché colpita dalla blue tongue.

 

L’export, valvola di sfogo per l’eccedenza di produzione interna. Scintille fra IFA e MII, Creed sostiene la corretta remunerazione agli allevatori con l’occhio puntato all’estero

Per il 2018 la Irish Farmers Association sta facendo pressioni sul Ministero dell’Agricoltura affinché vengano agevolati i trasporti via nave verso l’estero: le intenzioni dell’associazione di allevatori sono quelle di spedire oltremare 100.000 capi in più rispetto al pur strepitoso anno concluso, attraverso convenzioni con le principali compagnie di trasporto marittimo che garantiscano un flusso costante di rotte verso i maggiori mercati di destinazione nel Mediterraneo. Le esportazioni di capi bovini vivi costituiscono una valvola di sfogo per gli allevatori, che nella seconda metà del 2017 hanno fortemente ed a più riprese contestato i tagli dei prezzi pagati dai macelli, arrivati a 100 euro per capo in meno rispetto al 2016. La Irish Farmers Association ha rimproverato alla Meat Industry Ireland, l’associazione dei macellatori, di aver esasperato la situazione adducendo motivazioni di mercato solo in parte dimostrabili, il Ministro dell’Agricoltura irlandese Michael Creed ha organizzato dei tavoli di conciliazione e si sta prodigando con il suo staff per favorire l’export dei capi e ridurre di conseguenza le tensioni sui prezzi.

Roberto Villa

 

Didascalia: in Irlanda è comune vedere greggi di pecore pascolare in semi libertà sugli altipiani erbosi a strapiombo sui laghi e sull’oceano (photo © Patrick McCabe – stock.adobe.com). 

 

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