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Eurocarni nr. 5, 2018

Rubrica: Curiosità
Articolo di Baverez Blanco J.
(Articolo di pagina 130)

La transumanza degli yak di Reinhold Messner

Reinhold Messner, uno dei più grandi alpinisti al mondo, ha salvato dal degrado un antico maso contadino del 1600 a Solda, sotto l’Ortles, lo ha restaurato e trasformato in ristorante, battezzandolo Yak&Yeti. La cucina di questo splendido maso serve pietanze tipiche della tradizione sud tirolese e himalayana, tra cui la saporita carne di yak, molto magra, senza colesterolo

Questo alpinista dalla fama mondiale (è stato il primo a scalare 14 vette di più di 8.000 m e a salire sull’Everest senza ossigeno), che ho avuto la fortuna di conoscere ed ascoltare, è così amante del Tibet che non ha resistito, trent’anni fa, a portare un “souvenir” in Italia, nella sua terra, l’Alto Adige: qualche capo di yak, il bue tibetano. Durante le sue numerosi escursioni in quella regione del Himalaya, Messner aveva potuto apprezzare il valore di quell’animale versatile ed utile per tutto e per tutti. Erano gli yak a portare il suo materiale nei campi base, capaci di spostarsi con grandi pesi addosso anche in zone montuose impervie e fredde; sempre gli yak l’avevano accompagnato nella sua vita con i nomadi e li aveva visti spesso al lavoro come animali da soma e da trazione.

Lo yak è stato addomesticato da millenni ma si trovano ancora tanti esemplari allo stato brado che fanno gola purtroppo ai cacciatori anche se la Cina ne proibisce la caccia. L’animale selvaggio maschio è impressionante, superando due metri di altezza al garrese e tre metri e mezzo di lunghezza, per un peso di circa 1.000 chili. La femmina è più “minuta” e pesa circa trecento chili. La sottospecie domestica è più contenuta, il peso del maschio aggirandosi tra i 350 e i 580 chili mentre quello della femmina varia da 225 ai 250 chili. Lo yak, che sopporta temperature fino a –40 gradi, ha una folta pelliccia marrone-nera, le corna lunghe e ricurve verso l’alto all’estremità. La fronte è ricoperta da un bel ciuffo di peli che ritroviamo anche sulla coda. L’animale addomesticato ha le gambe più corte, gli zoccoli più larghi e il pelo più chiaro e chiazzato. Le corna sono più deboli e a volte persino assenti, non essendo necessarie come lo sono invece per i capi allo stato brado. Tutti hanno grandi polmoni, tanti globuli rossi e una concentrazione di emoglobina ben superiore a quella degli altri bovidi per poter vivere e riprodursi ad alta quota, fino a 6.000 m di altitudine. Per gran parte dell’anno i maschi e le femmine vivono separati, i maschi piuttosto solitari o a piccoli gruppi (da 2 a 5) mentre le femmine, con i giovani animali anche maschi, formano grandi gruppi (da 6 a 20). L’accoppiamento avviene nel mese di settembre e i piccoli nascono a giugno per poter già difendersi dalle rigide temperature invernali. In caso di tormenta di neve, si sdraiano per terra, in cerchio, stretti gli uni agli altri, con le teste rivolte all’interno. Normalmente la femmina partorisce un vitello all’anno dopo 9 mesi di gravidanza e lo svezzamento inizia a un anno. A 6-8 anni lo yak raggiunge la maturità sessuale e ha una speranza vita di circa 25 anni. Gli esemplari selvatici si incontrano negli altipiani del Tibet mentre sono addomesticati in Asia centrale nei pascoli e nella steppa desertica. Poco conosciuto da noi europei, lo yak è una ricchezza per chi lo possiede. Oltre che “lavoratore”, infatti, dà all’uomo cuoio, carne, latte e lana. La pelliccia dei giovani è utile per l’abbigliamento mentre il pelo degli animali più vecchi permette di tessere coperte e tende. La sua carne magra dai valori nutritivi elevati (ferro, rame, zinco, acidi grassi insaturi) è priva di colesterolo, fa quindi bene al cuore e ha un sapore unico piuttosto selvaggio.

Messner permette a tutti di avvicinarsi ai suoi animali almeno una volta l’anno, durante la transumanza, che quest’anno cade il 27 giugno. Messner si trasforma in pastore che accompagna la mandria da Solda alla Malga Madriccio, ai piedi del Gran Zebrù. Quale migliore occasione per conoscere l’uomo, l’animale e la natura circostante? Avendo trasformato una malga in trattoria, potrete persino assaggiare il brodo di yak con canederli di fegato, i ravioli ripieni di yak, brasato o gulasch di yak. Di solito si festeggia la transumanza nel senso contrario, cioè quando gli animali scendono dai pascoli dove hanno fatto il pieno di erba buona e dato il latte migliore. Con la mandria di Messner questo non è possibile. Gli animali, che salgono alla ricerca di freddo, decidono di tornare giù quando si avvicina l’inverno e lo fanno da soli, spontaneamente.

Messner ha creato altri due allevamenti, uno a Cadore e uno a Plan de Corones, con l’intenzione di sensibilizzare il nostro Paese sull’importanza dell’agricoltura e il mantenimento delle tradizioni, oltre a fare promozione turistica. Nel 2005, Gianni Alemanno, allora Ministro dell’Agricoltura, introdusse in Abruzzo, a 1.600 metri di altitudine, 25 yak, per il Progetto “Allevamento dello yak per il recupero delle aree marginali: studio dell’adattamento e valutazione delle caratteristiche dei prodotti”. Il progetto venne affidato al CRA, Centro di ricerca per la produzione delle carni e il miglioramento genetico. Gli studi effettuati evidenziarono una notevole capacità di adattamento e le prove di macellazione mostrarono ottime caratteristiche qualitative delle carni. Inoltre, fu possibile verificare quanto avanzato da Messner, ossia che lo yak aiuta a salvare la natura: mangia gli arbusti e alberi che rifiutano pecore e mucche evitando l’avanzata dei boschi e ripulisce il sottobosco proteggendolo dagli incendi. Chissà se e in quanto tempo lo yak diventerà parte del paesaggio montano dell’Italia?

Josette Baverez Blanco

 

Altre notizie

 

UNESCO candida la transumanza a patrimonio culturale immateriale dell’umanità

Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali comunica che, in data 27/03/2018, a Parigi è stata formalmente presentata la candidatura transnazionale de “La Transumanza” come patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO. La candidatura è stata avanzata dall’Italia come capofila insieme alla Grecia e all’Austria. Con la firma del dossier di candidatura transnazionale da parte del rappresentante permanente d’Italia presso l’UNESCO, Amb. Vincenza Lomonaco, insieme agli omologhi di Austria e Grecia, è stato formalmente avviato il processo di valutazione internazionale che vedrà coinvolto un organo di esperti tecnici indipendenti e poi la successiva decisione da parte del Comitato di governo dell’UNESCO nel novembre 2019. La pratica tradizionale della transumanza rappresenta la migrazione stagionale delle greggi, delle mandrie e dei pastori che, insieme ai loro cani e ai loro cavalli, si spostano in differenti zone climatiche, percorrendo le vie semi-naturali dei tratturi. Il viaggio dura giorni e si effettuano soste in luoghi prestabiliti, noti come “stazioni di posta”. La transumanza quale elemento culturale, dal forte contenuto identitario, ha saputo nei secoli creare forti legami sociali e culturali tra praticanti e i centri abitati da essi attraversati, nonché rappresentare un’attività economica sostenibile caratterizzata da un rapporto peculiare tra uomo e natura, influenzando con la sua carica simbolica tutti i campi dell’arte. La transumanza è ancora oggi praticata sia nel Centro e Sud Italia, dove sono localizzati i Regi tratturi, partendo da Amatrice (nella cui piazza principale si svolgeva storicamente la grande festa dei pastori transumanti) e Ceccano nel Lazio ad Aversa degli Abruzzi e Pescocostanzo in Abruzzo, da Frosolone in Molise al Gargano in Puglia. Pastori transumanti sono ancora in attività anche nell’area alpina, in particolare in Lombardia e nel Val Senales in Alto Adige. La redazione del dossier di candidatura, coordinata a livello internazionale dal Gruppo di Lavoro UNESCO del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, presieduto dal prof. Pier Luigi Petrillo, ha visto il coinvolgimento attivo delle comunità italiane che in questi anni hanno attivamente lavorato alla valorizzazione e salvaguardia della transumanza e del fondamentale apporto di famiglie e pastori che hanno saputo mantenere negli anni la vitalità della pratica, nonostante le difficoltà socioeconomiche e lo spopolamento delle aree rurali (fonte: MiPAAF).

 

Didascalia: Reinhold Messner al pascolo con la sua mandria di yak. Ogni anno è possibile assistere alla transumanza dei buoi tibetani. L’appuntamento per quest’anno è il 27 giugno (photo © Braciamiancora.com).

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