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Eurocarni nr. 4, 2018

Rubrica: Lettere alla Redazione
(Articolo di pagina 22)

Lettere alla Redazione

iMEAT in Barcellona, quando la carne parla anche spagnolo

In queste poche righe voglio raccontarvi la mia prima esperienza fuori dall’Italia con Federcarni, sperando di riuscire a trasmettere il mio positivo stupore derivante da questa avventura. La prima edizione di iMEAT España ha infatti confermato la validità di un progetto pensato appositamente per i macellai “di domani”. L’evento, già collaudato in Italia nelle cinque edizioni di iMEAT a Modena, ha avuto luogo il 4 e 5 febbraio scorsi nel quartiere fieristico di Cornellà-Barcelona, dove hanno presentato i loro prodotti 37 espositori, tra spagnoli ed italiani. Su una superficie espositiva di circa 3.000 metri quadri, hanno “sfilato” apparecchiature tecnologiche, attrezzature, carni, ingredienti ricercati, materiali di consumo e prodotti gastronomici sia “sperimentali” che “tradizionali”. Per gli espositori iMEAT è stato un ottimo esordio, con visitatori provenienti da varie regioni della Spagna, dall’Italia e da molti altri Paesi. Una folla che ha voluto celebrare la carne e i suoi macellai, tra preparati innovativi e soluzioni per creare valore nelle macellerie che vogliono “cambiare passo” sul mercato.

 

Il viaggio

Ma veniamo al viaggio: 25 macellai italiani, almeno uno da ogni regione, uguali per vocazione (l’esser macellai) ma diversi per culture territoriali. Tutti scelti da ciascun presidente regionale. Niente da dire, un bel gruppo e con molto entusiasmo in valigia pronto per essere esportato in Spagna. Già all’aeroporto l’emozione faceva capolino tra check-in e bagagli, ma sono certo che ciascuno provava — a modo suo — a mascherare quella felicità evidente di chi è ancora curioso di imparare. Ed è questo che mi piace dei colleghi e della professione: nonostante sia un lavoro “antico”, sono sempre felice di notare come l’approccio dei giovani e meno giovani con i quali lavoro sia molto simile al mio. Curioso no? Confucio diceva “scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua”. Ed è proprio così, ogni volta in cui faccio qualcosa per il mio lavoro la vecchiaia diventa esperienza e l’entusiasmo di poter scoprire ancora qualcosa di nuovo riesce sempre a farmi tornare bambino. A mezzanotte tutto il gruppo aveva già toccato terra spagnola e, a distanza di poche ore, era pronto per la sveglia della domenica mattina.

 

La fiera

Arriviamo in anticipo fuori dalla fiera. Tra i sorrisi scarichiamo il furgone, poi via con i camici e i cappellini, fieri dei colori che sui profili del nostro abbigliamento ricordavano a tutti che l’Italia — con Federcarni — era lì. Poi le foto di rito, come quelle delle figurine dei calciatori Panini, mentre la testa pensava a tutto il lavoro che ci attendeva. E allora piccolo briefing, pianificazione del lavoro e divisione in gruppi. Il team funziona come un orologio e, nonostante gli spazi un po’ ristretti, il lavorare a turni mischiato alla voglia di fare ci fa portare a casa il risultato. Già coi primi visitatori il nostro stand è preso d’assalto mentre i banchi cominciano a prendere forma tra pennellate di colore, piatti creativi e finger food “da vetrina”. Giorno 2: contro ogni aspettativa la voglia di fare, nonostante la stanchezza del giorno precedente, non è affatto diminuita. Nuovi piatti, nuovi assaggi e nuove lavorazioni. Polli, conigli, faraone e intorno un team dove ciascuno porta la propria esperienza per fare un piatto che ricalchi i solchi della propria cultura o la rivisiti completamente stravolgendo le regole. Quello che ne esce è semplicemente splendido. Un mix di esperienze che ancora una volta mi fa pensare che in questi casi 1+1 non fa semplicemente due, perché il valore del gruppo è molto più di quello del singolo. Penserete che è finita… Invece no! C’è ancora il tempo (e in questi casi anche se non c’è occorre trovarlo) per una “buona azione”. La merce utilizzata è stata infatti donata ad una fondazione spagnola a sostegno dei bambini. Ma ora la giornata volge al termine. La stanchezza lascia il posto alla felicità di aver contribuito ancora una volta, a modo nostro, a portare per il mondo (e questa volta su una lunga tratta) la passione per un lavoro che nasce dai nostri padri, si è consolidato nel tempo e che potrà ulteriormente modificarsi ed innovarsi grazie alla creatività dei giovani unita all’esperienza dei meno giovani.

 

Il rientro

Le partenze non piacciono quasi mai, sono sempre un po’ troppo commoventi, ma almeno fanno pensare a quello che il viaggio ti lascia dentro. Così, alla fine, si accetta di buon grado il volo del ritorno, immaginando già le storie da raccontare ai clienti nei giorni successivi o i nuovi piatti visti in fiera da sperimentare e far gustare a quelli con i gusti un po’ più ricercati. Insomma, è stata una bella opportunità che, grazie a Federcarni, speriamo di poter replicare, in Italia, in Spagna o in altre parti del mondo: poter lavorare con persone che per passione comune diventano amici ti fa sentire parte di una famiglia allargata. E questa è decisamente una bella sensazione.

Ilario Lui

Macellaio lodigiano

 

In ricordo di Vittorio Pellegrini

Lo scorso 22 febbraio Vittorio Pellegrini, fondatore dell’omonima macelleria di via Spallanzani a Milano, è mancato all’affetto della sua famiglia e di quanti, nel corso della sua vita, hanno avuto il piacere e l’onore di conoscerlo, tra cui noi della Redazione di Eurocarni. La sua vocazione per la lavorazione delle carni iniziò presto, fin da ragazzino, in Veneto, nella sua regione d’origine. A 16 anni, trasferitosi con la famiglia a Milano, continuò l’attività con il progetto di costruire, prima o poi, un’attività in proprio. Era il 1959 quando da giovane garzone Vittorio concretizzò il suo sogno aprendo nella via un laboratorio con relativa bottega di carne equina. In poco tempo il piccolo negozio si ampliò di prodotti e di clientela, conquistando la fedeltà dei milanesi e diventando punto di riferimento per gli estimatori della carne equina. Nel corso del tempo la macelleria si è evoluta, con l’ingresso in bottega prima della moglie Milena e poi, agli inizi degli anni ‘80, del figlio Giorgio, oltre ad uno staff che oggi affianca la famiglia Pellegrini in un’attività di lavorazione e vendita di carni fresche e preparati, eventi e lunch in macelleria. Qualità impeccabile nel servizio e nello stile, professionalità e capacità di evolvere nel corso degli anni, sono stati elementi che hanno caratterizzato la sua figura. A ciò aggiungiamo anche quell’eleganza, quella presenza solida e pacata con cui accoglieva clienti e amici, fornitori e colleghi. Premiato nel 1996 dalla Camera di Commercio di Milano con un attestato e una medaglia d’oro per la sua attività, citato da tante riviste e quotidiani nazionali, da sempre impegnato e sensibile alla raccolta di fondi per progetti dedicati all’infanzia con gli amici colleghi Butchers for Children e con le belle feste dei macellai di via Spallanzani, Vittorio Pellegrini sarà da noi ricordato per la sua grande professionalità, per il suo stile e il grande cuore. Alla moglie Milena, ai figli Giorgio e Roberto, ai nipoti e parenti tutti le condoglianze da parte della Redazione di Eurocarni.

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