Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 3, 2018

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 32)

Timori delle istituzioni monetarie

A ogni inizio d’anno, le istituzioni monetarie nazionali e internazionali fanno a gara nel formulare e pubblicare previsioni sull’andamento dell’economia per l’anno in corso e per quelli successivi. E così, per primo, il Fondo Monetario Internazionale ha fatto conoscere le sue previsioni, sintetizzabili come segue: PIL in rialzo, ma con l’Italia sempre contenuta rispetto agli altri paesi dell’Area Euro. Più in dettaglio, per il FMI l’economia mondiale procede bene sia quest’anno che il prossimo e l’ottimismo riguarda anche l’Italia. Non manca però di sottolineare che, nel medio termine, possono aversi dei rischi da attribuire ad incertezze geopolitiche riguardanti una serie di appuntamenti elettorali in vari Paesi, tra i quali anche il nostro. A livello globale viene prevista una crescita pari al 3,9% per quest’anno e per il prossimo, mentre per l’Area Euro le stime si assestano su +2-2,2% con un progresso dello 0,3%; per l’Italia, che dovrebbe aver chiuso a +1,6% per il 2017, viene previsto +1,4% e +1,1% rispettivamente quest’anno e il prossimo. Detta crescita viene salutata come la più intensa dal 2010. Non vengono escluse situazioni per lo più favorevoli che si possono aggiungere, anche in seguito alla recente riforma fiscale voluta dall’Amministrazione americana che potrà indurre le imprese a investire maggiormente i risparmi derivanti dalla minore tassazione.

Per quanto riguarda la Zona Euro, il FMI sottolinea i progressi fatti finora da Germania e Olanda, senza trascurare l’Italia, seppure in tono minore rispetto a detti partner, e anche la Spagna, che viene vista al ribasso rispetto a quanto fatto finora, certamente a causa delle incertezze politiche che recentemente l’hanno vista protagonista. I rischi che possono inquinare la ripresa riguardano innanzitutto una probabile stretta monetaria che potrebbe aver luogo qualora la Federal Reserve americana aumentasse, a più riprese, i suoi tassi d’interesse: con un’inflazione più forte, potrebbe verificarsi una correzione sui mercati finanziari. Non sono da escludere altri rischi derivanti dalle nuove politiche americane che riguardano la minacciata rinegoziazione di accordi di libero scambio, con tutte le implicazioni che ne derivano sul piano del commercio internazionale.

Da parte sua, la BCE, in presenza della nuova scalata dell’euro, salito al massimo dal 2014, si dichiara pronta a rivedere i tassi, ma non subito, e ha rassicurato che i livelli attuali saranno mantenuti ben oltre la fine del Quantitative Easing (che dovrebbe scadere non prima di settembre). Si impone però la necessità di iniziare a preparare i mercati, con la dovuta cautela, sull’inversione di marcia, onde evitare che si propaghi un certo spavento. Ricordiamo come, in occasione di una recente riunione europea, sia stata sufficiente una semplice pressione da parte dei “falchi” del Nord Europa sulla BCE per chiedere al governatore Draghi di rivedere la “comunicazione sulla politica monetaria”. Così i prezzi dei titoli di Stato sono subito saliti e l’euro si è rafforzato sul dollaro.

Ma l’Italia è pronta a fronteggiare la fine anticipata delle misure straordinarie e l’aumento dei tassi d’interesse? Se si guarda la nota di aggiornamento del DEF, il nostro Tesoro ha previsto di pagare quest’anno 63,5 miliardi di interessi sul debito, cifra che incide per il 3,6% del PIL, ma è chiaro che nei prossimi anni la spesa tornerà a crescere, tanto che gli esborsi per interessi potranno ammontare a circa 65 miliardi nel 2019 e a 67 miliardi nel 2020. Cifre “sopportabili”, ma se si dovesse attuare un aumento dei tassi d’interesse, secondo calcoli effettuati dagli uffici competenti, la spesa per interessi potrebbe attestarsi, nel 2020, sugli 11 miliardi circa.

La Germania, che ha sempre insistito sulla fine delle misure straordinarie adottate dalla BCE, aspira ad un aumento dei tassi per rimettere in sesto i conti delle sue assicurazioni e dei fondi pensione e si prepara pertanto al “dopo Draghi”.

La nostra Banca Centrale non ha mancato di far sentire la sua voce e, pur concordando sui dati dell’attuale crescita globale europea e italiana, ha messo l’accento sull’andamento moderato dei prezzi, che rischia di inceppare la ripresa, e sulla permanenza della generale debolezza di fondo dell’inflazione, anche se le prospettive di crescita, a breve termine, appaiono favorevoli. L’inflazione, quindi, è la maggior preoccupazione di Bankitalia e, secondo sue stime, essa dovrebbe scendere temporaneamente quest’anno per poi risalire nuovamente. Conforta il fatto che l’occupazione sia cresciuta e i consumi delle famiglie potrebbero continuare a trovare vantaggi dal miglioramento del mercato del lavoro e dai bassi tassi d’interesse reali. Tuttavia, Bankitalia sottolinea che la crescita italiana dipende ancora dal sostegno delle politiche espansive della BCE: “il quadro dipende dal proseguimento di politiche economiche in grado di favorire la crescita dell’economia sul lungo termine”. Il governo della prossima legislatura prenda nota di tali avvertimenti e prosegua nel risanamento dei conti pubblici.

Eurocarni
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Eurocarni:
Euro Annuario Carne
La banca dati Europea del mercato delle carni sempre aggiornata, utile strumento di lavoro per gli operatori del settore lavorazione, commercio e distribuzione carni.