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Eurocarni nr. 3, 2018

Rubrica: Interviste
(Articolo di pagina 70)

Suinicoltura: dopo un buon 2016 bene anche il 2017, ma la ripresa resta fragile

Per Gabriele Canali, direttore CREFIS, «dietro l’andamento positivo degli ultimi anni vi sono cause contingenti; la filiera dovrebbe approfittarne e pensare al futuro»

Per la suinicoltura italiana l’anno che si è appena concluso, e che è seguito a un 2016 decisamente positivo, ha mostrato un percorso altalenante, ma tutto sommato favorevole. Lo dimostra l’andamento dell’indice di redditività elaborato dal Crefis (Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole), un parametro che offre una sintesi delle dinamiche economiche del comparto. Per una lunga parte centrale del 2017, l’indice di redditività ha fatto registrare variazioni positive; poi, nel corso dell’autunno, sempre in termini di remuneratività, i nostri allevamenti suinicoli hanno mostrato qualche contrazione. Parallelamente, l’andamento in termini generali dei prezzi del suino pesante, ovvero del prodotto principale della nostra suinicoltura, ha evidenziato un percorso simile a quello della redditività; con l’eccezione di settembre, quando l’indice di remuneratività è rimasto positivo anche in presenza di mercati al ribasso, grazie al contemporaneo calo dei costi alimentari. Se dunque il 2016 e il 2017 sono stati relativamente favorevoli per la nostra suinicoltura, è forse utile capire perché le cose sono andate così. Secondo gli esperti del Crefis, dietro a questi risultati si riescono a vedere alcune precise cause.

Innanzitutto, dal punto di vista dei fattori alimentari di produzione: negli ultimi anni, le quotazioni di mais e soia sono rimaste relativamente contenute, e questo ovviamente ha inciso favorevolmente sui bilanci aziendali dal lato dei costi.

In secondo luogo, già a partire dal 2015, ma soprattutto nel 2016 per proseguire nel 2017, si è verificato un forte incremento delle esportazioni di derivati suini verso la Cina. Un dato su tutti: il totale in valore delle spedizioni dalla UE di carni lavorate e congelate verso gli importatori cinesi è passato da 934 milioni del 2015 a 1,75 miliardi di euro del 2016; quasi un raddoppio.

Infine, a giocare un ruolo di traino sul segmento del suino pesante è stato l’andamento economico favorevole del prosciutto di Parma, il prodotto di punta delle filiere suinicole italiane.

A partire dalla fine del 2015 e per tutto il biennio 2016-2017, la redditività del Parma Dop è stata relativamente elevata e soprattutto si è mantenuta costantemente più alta rispetto alla remuneratività del prosciutto generico. Ma tutto ciò cosa significa in concreto? E cosa può indicare per il prossimo futuro? Lo abbiamo chiesto al professor Gabriele Canali, docente all’Università Cattolica e direttore del Crefis. «I dati che riscontriamo guardando agli ultimi due anni sono relativamente positivi e hanno indubbiamente determinato uno stacco netto dalla crisi del 2015. Questi stessi dati, però, non devono indurre a facili ottimismi. Non è superfluo evidenziare quanto i fattori che hanno giocato un ruolo positivo nel corso del 2016 e del 2017 — e già in quest'ultimo anno in modo più discontinuo — abbiano natura prettamente congiunturale e possano mutare direzione in qualsiasi momento».

 

Professor Canali, si tratta di un’eventualità scongiurabile?

«Prendiamo ad esempio i comportamenti dei paesi grandi importatori quali la Cina o consideriamo gli andamenti dei mercati internazionali di mais e soia: si tratta di dinamiche di complessità e dimensioni tali per cui i singoli operatori economici possono influire ben poco o, meglio, nulla. E nemmeno c’è molto da sperare in forme di intervento diretto della Pac, che pure è intervenuta nel recente passato, ma sempre con una funzione di estrema “rete di sicurezza”».

 

Cosa si può fare, allora?

«Nei confronti di fenomeni sui quali non si può incidere direttamente, ci si deve attrezzare per poterli affrontare al meglio. Da questo punto di vista le filiere suinicole italiane, e in particolare quella del suino pesante per prosciutto Dop che quantitativamente è la più importante nel nostro Paese, non dovrebbero perdere l’occasione di questa congiuntura relativamente favorevole per affrontare quei nodi che già da anni avrebbero dovuto aggredire. Si tratta di cambiamenti importanti sul fronte organizzativo, che potrebbero consentire finalmente di creare una vera interprofessione che coinvolga allevatori, macellatori e stagionatori; soprattutto, al fine di pianificare e sostenere forme di ricerca e innovazione su temi centrali per la competitività quali l’alimentazione, la genetica, le questioni sanitarie, le strategie e gli strumenti di valorizzazione, la maggior capacità di interpretazione delle dinamiche nuove sui mercati».

 

CREFIS

Il CREFISCentro ricerche economiche sulle filiere suinicole dell’Università Cattolica del S. Cuore, diretto dal professor Gabriele Canali, svolge un’attività di monitoraggio e analisi delle filiere suinicole, grazie al sostegno fornito dall’Assessorato Agricoltura della Regione Lombardia, da Unioncamere Lombardia, da CCIAA di Mantova. Oltre a questa attività, il Centro collabora attivamente su progetti specifici con diversi enti, organizzazioni, associazioni e distretti delle filiere suinicole, dai cereali ai salumi.

>> Link: www.crefis.it

 

Notizie

 

In Piemonte i primi allevamenti italiani ad ottenere la certificazione Sqnz del “Vitellone e/o Scottona ai cereali” con il Consorzio Sigillo Italiano

Con l’emissione del certificato rilasciato dall’ente di controllo INOQ di Moretta (CN) in data 29 gennaio 2018, 229 allevatori piemontesi aderenti al circuito Asprocarne Piemonte e Consorzio Carni Qualità Piemonte hanno ottenuto, primi in Italia, la certificazione sulla base del Sistema di Qualità Nazionale in Zootecnia (SQNZ) del “Vitellone e/o Scottona ai cereali”. «È un traguardo importantissimo raggiunto dal sistema degli allevatori di bovini da carne della Regione Piemonte — afferma il presidente di Asprocarne Piemonte Franco Martini — che vede nuovamente primeggiare la nostra Regione nel campo della qualità e della sicurezza alimentare». «Dobbiamo ringraziare per questo importante riconoscimento — prosegue Marco Favaro, presidente del Consorzio Carni Qualità Piemonte — in primis i nostri allevatori che, ancora una volta, hanno creduto nei sistemi di qualità certificati aderendo in gran numero. Ritengo tuttavia importante ringraziare per la fattiva collaborazione l’Assessorato all’agricoltura della Regione Piemonte, in modo particolare l’assessore Giorgio Ferrero e i funzionari con cui collabora, che con forza hanno sostenuto la partenza dell’SQNZ anche attraverso l’emissione del bando a valere sulla Misura 3.1.1 del PSR regionale che garantirà, per i prossimi 5 anni, i fondi necessari a coprire i costi di certificazione a carico degli allevamenti». «Vorrei estendere il ringraziamento — puntualizza Martini — anche ai colleghi delle Organizzazioni dei produttori delle altre Regioni: Unicarve, Azove e COOP Scaligera per il Veneto, Bovinmarche e Consorzio Carne di Sicilia, che insieme a noi condividono il percorso all’interno del Consorzio “Italia Zootecnica” per portare finalmente a termine il Piano Carni Bovine Nazionale e per dare un nome alla carne bovina prodotta in Italia». «In queste settimane siamo in contatto con i principali player del mercato nazionale — conclude il direttore di Asprocarne e del Consorzio Simone Mellano — per iniziare il percorso di valorizzazione delle carni certificate SQNZ con il Consorzio Sigillo Italiano in modo tale da rendere visibile al consumatore la provenienza delle nostre produzioni di qualità certificate e per consentirgli con un colpo d’occhio di identificare nelle vaschette o nei banchi delle macellerie, le carni dei nostri allevatori con il logo specifico».

Fonte: Asprocarne Piemonte

>> Link: www.asprocarne.com

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