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Eurocarni nr. 3, 2018

Rubrica: Lettere alla Redazione
(Articolo di pagina 24)

Lettere alla Redazione

Attacchi alla zootecnia

L’articolo apparso sul n. 1/2018 di Eurocarni firmato da François Tomei, direttore generale di Assocarni, sugli attacchi ad un settore strategico come la zootecnia, merita una riflessione profonda, a difesa dell’intero indotto, poiché ad essere penalizzato non è stato soltanto il mondo allevatoriale; sono coinvolti, direttamente e/o indirettamente, l’industria della carne, dalla macellazione al commercio, i fornitori di bestiame, i grossisti, gli spedizionieri di carne e bestiame e i consumatori. Nella veste di articolista e componente del comitato scientifico di Eurocarni e, a partire da quest’anno, componente del comitato redazionale di “Carni Sostenibili”, mi permetto di intervenire a difesa di un settore trainante del paese, la cui penalizzazione ha avuto ripercussioni disastrose in termini economici, tecnici e politici e, di riflesso, sui cittadini consumatori.

Si chiede a gran voce il diritto di replica sul “pasticciaccio” rapportato dalla FAO nel 2006, che metteva in luce la “lunga ombra del bestiame” (Livestock’s long shadow), accusandolo di essere la causa principale del cosiddetto global warming. Il cambiamento climatico (climate change) non è certo un’invenzione, come vorrebbe far credere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La scienza ha riconosciuto da tempo il problema e viene additata all’uomo la totale responsabilità del riscaldamento del Pianeta.

La maggior parte dei gas serra proviene dai combustibili fossili delle automobili, dalle fabbriche e dalle produzioni di energia elettrica. Il gas maggiormente incriminato responsabile del surriscaldamento globale è la CO2, l’anidride carbonica. Tra gli altri fattori influenti c’è il metano che viene liberato dalle discariche e in agricoltura (in particolare dal sistema digestivo degli animali al pascolo), il protossido di azoto proveniente dai fertilizzanti, i gas utilizzati per la refrigerazione e i processi industriali e la deforestazione selvaggia che altrimenti sarebbe in grado di assorbire CO2. La concentrazione di questi gas nel Pianeta è nettamente inferiore rispetto all’anidride carbonica e nessuno di questi gas contribuisce al climate change quanto la CO2.

Le associazioni animaliste, così come diverse correnti che fanno capo al veganismo, continuano a dare una visione distorta della realtà zootecnica, utilizzando i vari mezzi di comunicazione con la volontà di “fare audience”. Sono fortemente convinto che la politica debba prendere le misure adeguate a ridurre l’effetto negativo del climate change, mentre abbassare l’inquinamento ambientale e mantenere l’equilibrio dell’ecosistema planetario sono responsabilità che dobbiamo accollarci tutti, facendo ognuno la propria parte. L’agricoltura/zootecnia italiana non si è fatta trovare impreparata, anzi il settore, più degli altri, ha attuato politiche sostenibili. Un uso attento dell’acqua, lo sfruttamento razionale del suolo, il ridimensionamento dei carburanti, il riciclo dei rifiuti, l’uso prudente e selezionato dei farmaci, di fertilizzanti e pesticidi, sono di fatto la sfida futura che consentirà di massimizzare la resa agricola e la qualità delle produzioni attraverso nuovi sistemi tecnologici e strumenti all’avanguardia a basso impatto ambientale. L’impiego di questi sistemi in campo agrozootecnico terrà conto delle effettive esigenze colturali e delle caratteristiche fisico-biochimiche del suolo, in modo da arrecare minori danni possibili all’ecosistema. L’agricoltura di precisione (precision farming) rappresenta il nuovo modello di gestione agricolo-zootecnica presente e futura.

Dott. Alfonso Piscopo

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