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Eurocarni nr. 2, 2018

Rubrica: Interviste
(Articolo di pagina 52)

Bartolomeo Bovetti racconta

I miei 40 anni alla direzione dell’associazione allevatori

Cuneo. «Mi chiamò l’allora presidente degli allevatori, l’avvocato Giuseppe Dardanelli di Mondovì. Una telefonata di poche parole: abbiamo bisogno di lei come direttore dell’Apa di Cuneo». Con questa offerta — che non si poteva rifiutare — cominciava, a metà degli anni ‘70, la straordinaria carriera del dottor Bartolomeo Bovetti che, alla fine de 2017, ha lasciato la direzione dell’Arap al dottor Tiziano Valperga. In questi 40 anni l’associazione degli allevatori cuneesi e piemontesi ha vissuto una trasformazione epocale, soprattutto attraverso un crescente e continuo coinvolgimento degli allevatori e l’introduzione delle nuove tecniche di selezione. Risultati sotto gli occhi di tutti, anche a livello nazionale, che sono valsi a Bovetti il premio Italialleva 2017, consegnato all’ultimo gala dei frisonisti. Passato il testimone in sede di associazione regionale, per il dottor Bovetti la parola pensione resta un miraggio in quanto continua a dedicarsi al mondo cooperativo, in qualità di direttore Compral Carni e Compral Latte. All’epoca della chiamata, il giovane Bovetti (classe 1947) era un brillante agronomo-zootecnico che alternava la libera professione con l’insegnamento alla scuola agraria di Demonte. La sua candidatura alla direzione dell’Apa, un mondo allora legato ad un modello piuttosto elitario, suscitò un certo dibattito e qualche perplessità, l’avvocato Dardanelli fu irremovibile. «Io incarnavo una figura indipendente di estrazione tecnica estranea ad ogni altra logica» ricorda Bovetti, che aggiunge «tuttavia, negli anni ho comunque potuto apprezzare il sostegno e l’incoraggiamento delle organizzazioni professionali e del mondo istituzionale provinciale.

 

Il lavoro in questi 40 anni è stato davvero tanto, segnato da svolte culturali significative che hanno poi determinato la crescita della categoria e lo sviluppo economico di tutto il settore. Quali tappe ricorda in particolare, dottor Bovetti?

«La missione per la quale venni chiamato riguardava innanzitutto il miglioramento genetico nel solco della attività istituzionale del Sistema allevatori. Si trattava di lavorare sui nuovi metodi finalizzati a perseguire obiettivi di selezione al passo con i tempi. L’attività di miglioramento della produttività zootecnica è stata — e lo è ancora — fondata sulla genetica delle popolazioni, ovvero l’analisi statistica dei dati produttivi raccolti in campagna attraverso il Controllo funzionale, la gestione dei Libri genealogici e la elaborazione attraverso modelli matematici complessi, con il tempo sono state introdotte nuove tecniche di raccolta e di trattamento dati, più sofisticate e mirate a obiettivi di selezione sempre più precisi, fino all’approdo alla analisi genica con tecniche di biologia molecolare».

 

Un cammino che ha dato frutti consistenti?

«Basta un dato: nel volgere di vent’anni la produzione lattifera è passata da 50 a 110 quintali e oltre per capo bovino. Sul fronte carne, parla il successo della razza Piemontese, oggi la più diffusa in Italia, con un mercato in forte espansione, spinto dall’immagine di eccellenza del Fassone. Tutto questo è stato possibile grazie al grande lavoro svolto dai nostri specialisti, dai tecnici di campagna, dai ricercatori e dalle associazioni di razza. Negli anni abbiamo moltiplicato la massa di raccolta dati e la capacità di finalizzarli alla consulenza tecnica in allevamento, alla tracciabilità (anche in funzione dei nuovi sistemi di produzione legati alle filiere) e a tutta la complessa e fondamentale attività del controllo qualità nell’ambito delle filiere di produzione, che è il nostro orgoglio e punto di forza».

 

Dalla zootecnia alla produzione agroalimentare su larga scala: com’è cambiato il rapporto con i consumatori?

«È diventato sempre più stretto e trasparente. Il nostro percorso di miglioramento ci ha portato ad ottimizzare gli aspetti qualitativi delle produzioni ponendo come prerequisito i parametri igienico-sanitari, a seguire le caratteristiche merceologiche ed organolettiche, valorizzando sempre di più gli aspetti del territorio, dell’ambiente, dell’alimentazione naturale e del benessere animale, dell’impatto ambientale. Tutti valori che condividiamo con i consumatori».

 

L’utilizzo delle tecnologie, la corsa verso sempre nuovi traguardi, hanno fatto perdere di vista i valori tradizionali?

«Spero proprio di no. La ruralità, che è fatta di saggezza, di pazienza nel lasciar maturare le cose, di discrezione e riservatezza, è un valore perenne che per fortuna continua a essere presente nelle nostre famiglie di allevatori. È lo stile di un mondo che non ha paura delle novità, ma ama fare i passi uno alla volta con ponderatezza ed attenzione. E i rapporti personali restano al centro di tutto. In questi quarant’anni ho conosciuto centinaia, migliaia di persone, con le quali per capirsi bastava uno sguardo. Lo stesso rapporto, forte e paritario, che ho coltivato con i miei presidenti storici, che qui voglio ringraziare pubblicamente per la stima e l’amicizia di cui mi hanno onorato: Giuseppe Dardanelli, Guido Brondelli di Brondello e Roberto Chialva».

Fonte: ARA Piemonte — www.arapiemonte.it

 

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