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Eurocarni nr. 2, 2018

Rubrica: Indagini
(Articolo di pagina 58)

L’informazione e i consumatori “post-verità”

I moderni pensatori amano dire che la società moderna si trova in una fase di “post-verità“, in cui le persone sono più propense a seguire le emozioni piuttosto che la ragione

Una nuova ricerca suggerisce che il consumatore moderno stia vivendo in una sorta di mondo post verità. A dicembre scorso, lo statunitense Center for Food Integrity (CFI) ha pubblicato i risultati di quella che chiama “ricerca etnografica digitale”. Si tratterebbe di un tentativo di separare ciò che i consumatori dicono di fare e ciò che effettivamente fanno. In due anni, l’organizzazione ha delineato il comportamento on-line di 8.500 consumatori, per determinare quale sia la loro opinione sul cibo. La credibilità delle informazioni è legata al rapporto del consumatore con la verità. Per alcune persone la verità è oggettiva e le loro opinioni sono radicate nelle prove e nella scienza. Per altri, è soggettiva e ciò che è vero dipende dai desideri e dalle proprie opinioni. La maggior parte dei consumatori, il 74%, vede la verità sul cibo come qualcosa tra l’obiettivo e gli estremi soggettivi. Il segmento più grande del mercato, che rappresenta il 39% della popolazione dei consumatori, fa parte di un segmento che il CFI definisce follower. Un consumatore schiacciato dalle informazioni è timoroso di fare la scelta sbagliata. Questo consumatore è alla ricerca di qualcuno che lo guidi, su basi sia scientifiche che etiche.

Secondo la ricerca spesso sono i valori a guidare le convinzioni sul cibo e sono uno degli elementi che maggiormente arriva al consumatore. Il CFI sostiene che, nello stimolare fiducia, la condivisione di valori è da tre a cinque volte più importante rispetto alla semplice condivisione di informazioni.

Per l’industria avicola, e zootecnica in generale, questa ricerca ha aspetti sia positivi che negativi. Dal punto di vista negativo, conferma che solo una piccola minoranza, circa il 15% dei consumatori, considera i fatti e le prove prima di prendere decisioni sul cibo. Ciò mina le informazioni basate sulla scienza che l’industria impiega quando si difende e conferma il fatto che le persone sono pronte ad ascoltare messaggi basati sulle emozioni e sono suscettibili alla ripetizione senza sosta di argomenti, magari sfocati, portati avanti da attivisti e troll on-line.

Di contro, la ricerca rappresenta una guida su come adattare il messaggio per attirare maggiormente i consumatori. La trasparenza, attraverso la quale il settore mostra l’iter dall’allevamento alla tavola è una buona strategia. Ma mostrare i propri valori o che all’industria interessano le stesse cose e condivide la stessa etica del consumatore medio, è ancora meglio.

Fonti: WattAgNet – UNAItalia

 

 

CFI-Center for Food Integrity: chi sono, cosa fanno

Siamo un’organizzazione no profit i cui membri rappresentano la diversità dell’attuale sistema agroalimentare, dagli allevatori, alle aziende alimentari, ai centri di ricerca, università, organizzazioni non governative, ristoranti e retailer (…). I consumatori si interrogano sul cibo, sull’origine e lavorazione. La loro curiosità e il loro scetticismo sono i motivi per i quali esistiamo. Non lavoriamo per raggiungere determinati obiettivi. Non facciamo attività di lobby e non tifiamo per l’una o per l’altra azienda. Vogliamo semplicemente che i consumatori, nel caos della comunicazione, abbiano accesso ad un’informazione bilanciata per fare le giuste scelte, per sé stessi e per le proprie famiglie”.

>> Link: www.foodintegrity.org

 

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