Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 2, 2018

Rubrica: Benessere animale
Articolo di Ballarini G.
(Articolo di pagina 60)

Strategia globale per il benessere animale

Il benessere animale è un argomento sempre più all’ordine del giorno, come dimostra un recente documento dell’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE)

Il professor Giuseppe Bertoni dell’Università di Piacenza, in un suo intervento su Georgofili INFO, ricorda che l’uomo, lo voglia o meno, domina gli animali ed è perciò necessario trovare soluzioni costruttive al problema, che non saranno raggiunte con moralismi sui diritti degli animali, ma mediante metodi pratici per conciliare le nostre aspirazioni su quegli stessi animali, con un occhio di riguardo al loro benessere. Questo significa che il problema del benessere deve considerare diversi aspetti e che bisogna valutare la differenza di valore intrinseco fra uomini e animali, il bisogno dell’uomo di cibo di origine animale, la sostenibilità economica degli allevamenti, ecc… In altre parole, bisogna assicurare che gli animali allevati non soffrano la fame, il caldo, il freddo, spossatezza, dolore, malessere, paura e, al tempo stesso, possano giovarsi di alimenti a loro graditi e degli agi e benessere derivanti dal vivere in un ambiente ottimale.

Secondo il Farm Animal Welfare Council (Regno Unito), le libertà fondamentali degli animali possono essere così riassunte:

  • libertà dalla paura e dall’angoscia;
  • dalla fame e dalla sete;
  • dal disagio fisico;
  • dai traumi e dalle malattie;
  • dalla paura e dagli stress;
  • dall’annullamento del comportamento normale della propria specie;
  • dalla modifica permanente del genoma.
  • Il livello del benessere, che va dall’ottimo al pessimo, deve mettere d’accordo gli scienziati e i filosofi che si occupano del problema: i primi devono fornire una definizione precisa di benessere animale; i secondi devono elaborare i risvolti etici per tracciare le regole generali che consentono di ottenerlo in modo accettabile. In generale, una buona definizione del benessere animale è quella ormai classica dei professori Carenzi e Verga dell’Università di Milano secondo i quali dovrebbe comprendere l’intero stato dell’organismo, considerando sia il corpo che la mente e i loro legami. La sua valutazione può essere ottenuta considerando le diverse condizioni di benessere che si verificano nei sistemi d’allevamento per tutte le specie allevate (includendo anche il trasporto e la macellazione) e le conseguenze comportamentali, fisiologiche e patologiche agli stress cronici ed acuti.

Gli indicatori di sofferenza comprendono una crescita ridotta, presenza di traumi e ferite, suscettibilità alle malattie, peggiori funzioni riproduttive, ridotte aspettative di vita, ma anche comportamenti anomali e atteggiamenti non desiderati, quali vitelli che si succhiano a vicenda, maiali che si mordono la coda, polli che si beccano le penne. Il loro uso ha tuttavia dei limiti per la variabilità tra ed entro le razze e lo stato fisiologico; inoltre, le misure oggettive (encefalografia, cardiografia, oculografia, miografia) necessitano di tempo, personale ed attrezzature e mancano di valori di riferimento. La generalizzazione dei risultati è limitata perciò ai sistemi confrontabili che operano in condizioni standard (suini, polli). Per quanto riguarda la qualità delle produzioni, si è visto che gli animali allevati in condizioni disagevoli, come quelle degli allevamenti intensivi, hanno concentrazioni plasmatiche di cortisolo (strumento di valutazione del benessere animale) molto più elevate, come pure elevata è la produzione di lattato, rispetto ad animali allevati in condizioni più confortevoli. Questi ultimi hanno carni con una migliore capacità di trattenere i liquidi e una minore perdita di acqua dopo la cottura. Gli animali stressati hanno inoltre nei muscoli poco glicogeno, necessario per la frollatura delle carni, che quindi rimarranno dure. Da non trascurare le molecole aromatiche trasferite alle carni e al latte degli animali dalle essenze del pascolo ed il loro effetto sulla qualità dei prodotti. Il benessere animale costituisce un grande vantaggio sia per i consumatori che per gli allevatori, anche se la relazione tra produttività e benessere è complessa e si è visto che in un primo momento entrambi migliorano, mentre successivamente entrambi si possono ridurre.

 

Costo del benessere animale

Rispetto ad un maggior costo degli alimenti d’origine animale prodotti in condizioni di benessere (prodotti bio-eto-compatibili o compatibili con le esigenze vitali, biologiche ed etologiche degli animali), in modo schematico vi sono due posizioni. La prima, analoga a quella che si è assunta per i prodotti biologici, vorrebbe una distinzione tra gli alimenti prodotti con sistemi d’allevamento che assicurano un corretto benessere agli animali e quelli prodotti con sistemi convenzionali. Un’adatta etichettatura dovrebbe presentare al consumatore i due tipi di prodotto. Una situazione che, ad esempio, è già in atto per le uova e che ha trovato un certo spazio, ma di nicchia, in quanto solo una parte di consumatori è disposta a pagare un maggior prezzo per le derrate alimentari prodotte con sistemi d’allevamento che assicurano agli animali condizioni di benessere.

Una seconda posizione ritiene inaccettabile che il benessere animale sia un optional e rappresenti un mercato di nicchia, perché deve riguardare tutta la produzione e non solo una piccola parte di “animali felici”. In relazione a questa impostazione viene posta, con forza e in modo rilevante, la questione del maggior costo di una produzione zootecnica con metodi che assicurino il benessere degli animali. Per quanto riguarda il consumatore italiano ed europeo, le misure di benessere previste riguardano soprattutto l’allevamento suino (scrofe libere) e l’allevamento avicolo (polli da carne allevati meno intensivamente e con un accrescimento meno rapido; eliminazione delle gabbie per le galline ovaiole).

Come risulta da alcune ricerche, il consumatore avrebbe un aumento di costi settimanali molto limitati e un aumento sul bilancio alimentare dello 0,53%. Tuttavia, queste cifre possono variare da nazione a nazione, secondo gli stili alimentari e i diversi consumi. Il costo che il consumatore deve sopportare per un’alimentazione basata su produzioni animali derivate da allevamenti che rispettano norme di benessere animale (prodotti bio-eto-compatibili) è minimo e trascurabile, contenuto nell’ordine dell’1% del costo globale alimentare. Evidentemente non sono stati calcolati i costi di trasformazione degli allevamenti e tutto quanto vi è connesso, iniziando dalla disponibilità di spazio, per non parlare delle licenze edilizie. Tuttavia, questi costi possono essere in parte riassorbiti nelle manutenzioni ordinarie e straordinarie e nelle normali ristrutturazioni d’allevamento. Dovranno comunque essere previsti opportuni finanziamenti e, soprattutto, una certezza normativa. Non si può, infatti, dare avvio a ristrutturazioni radicali nel modo d’allevare senza essere certi che le regole siano stabili, almeno nel medio periodo. Bisogna inoltre evitare che le regole possano divenire elementi distorsivi del libero mercato comunitario e mondiale.

Per quanto riguarda il mercato internazionale, è opportuno rilevare che l’uso di metodi di produzione non accettati dalla UE per i bovini, come l’ormone somatotropo per il latte e gli anabolizzanti per la carne, non hanno un reale significato economico sul costo finale del litro di latte o del chilo di carne (diminuzione del 2-3%), costo in gran parte dovuto ad altri fattori (valore del terreno, costo degli alimenti, ecc…). Lo stesso avviene per le altre produzioni bio-eto-compatibili. Ne consegue che, anche in ambito di una globalizzazione dei mercati, il benessere animale non influisce in modo significativo sui prezzi, quindi non può essere usato come elemento distorsivo. Un’auspicabile diffusione di sistemi d’allevamento bio-eto-compatibili comporta una nuova professionalità non solo degli allevatori, ma anche dei veterinari aziendali e degli enti pubblici.

 

Benessere secondo l’OIE

L’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE), alla quale aderiscono 180 paesi, il 24 maggio 2017 ha adottato una Strategia Globale per il Benessere Animale (Global Animal Welfare Strategy) confermando l’interesse mondiale del problema. La risoluzione segue un iter iniziato con lo Strategic plan 2001-2005, nel quale il benessere animale era stato indicato quale argomento prioritario, ponendo l’OIE quale leadership nella sua promozione, e proseguito con il documento Animal welfare for a better world, emesso nella riunione del Messico del dicembre 2016.

La Strategia parte da una visione globale di un mondo in cui il benessere animale sia rispettato, promosso e progressivamente accresciuto, in modo da integrare le garanzie di salute animale e sanità pubblica con lo sviluppo socioeconomico e la sostenibilità ambientale, e si basa su quattro pilastri:

  1. sviluppo di standard internazionali;
  2. rafforzamento delle competenze dei sistemi veterinari;
  3. comunicazione tra OIE e paesi aderenti;
  4. sviluppo di standard OIE di benessere animale.

La Strategia presuppone che il benessere degli animali sia strettamente legato alla salute loro e degli uomini e alla sostenibilità dei sistemi socioeconomici e ambientali; si raggiunge con conoscenze scientifiche, dei sistemi economici e produttivi, delle influenze culturali e religiose, e si basa su riflessioni etiche, considerando anche i sistemi legislativi. Da qui derivano responsabilità che, a diverso livello, coinvolgono governi, istituzioni accademiche, società civili, medici veterinari, ricercatori, allevatori e tutte le persone che a vario titolo possiedono animali, li utilizzano e ne prendono cura. Molte sono le attività umane interessate all’uso e al mantenimento degli animali per lavoro, compagnia e affetto, produzione di alimenti, pelli, pellicce, filati e per la ricerca scientifica, considerando anche gli scambi e i trasporti a livello nazionale e internazionale. Tutte queste attività possono trovare una legittimazione solo se compiute con responsabilità e rispetto di valori etici di un’umanità definita su standard universali, basati sulla considerazione degli animali quali esseri senzienti.

 

Conclusioni

Nella valutazione del benessere animale, le condizioni economiche ed etiche sono tra loro complementari e da considerare congiuntamente in ogni specifico contesto, valutando che nei sistemi di produzione alimentare il benessere degli animali contribuisce a migliorare la produttività, la qualità e la sicurezza alimentare, il rendimento economico delle attività d’allevamento. Per questo il benessere animale contribuisce a garantire l’interesse dei consumatori e, in ultima analisi, la prosperità delle economie che dipendono dalle produzioni animali. Per quanto riguarda i sistemi d’allevamento degli animali, determinanti sono i risultati che si attendono da ricerche scientifiche affiancate da considerazioni etiche e supportate da attente valutazioni dei risvolti pratici, per elaborare standard dei sistemi di produzione con norme reciprocamente riconosciute, per evitare duplicazione di sforzi e soprattutto permettere un più equo ed equilibrato commercio internazionale, evitando una strumentalizzazione commerciale di tipo protezionistico. Per questo sarà determinante un’integrazione e un’armonizzazione delle normative nazionali e sovranazionali riguardanti il benessere degli animali allevati o comunque mantenuti e usati. L’attuale prospettiva dell’OIE per il benessere animale amplia gli orizzonti consuetudinari, collegando più strettamente le scienze del benessere alle aree scientifiche delle scienze sociali e dell’economia e ad altri settori che devono integrarsi per garantire il benessere degli animali assieme a quello dell’ambiente, per ottenere una migliore salute globale animale-uomo e una necessaria sostenibilità economica, e per acquisire conoscenze da condividere attraverso collaborazioni di ricerca e di comunicazione ai diversi livelli sociali, da quelli nazionali a quelli globali.

Prof. Em. Giovanni Ballarini

Università degli Studi di Parma

Eurocarni
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Eurocarni:
Euro Annuario Carne
La banca dati Europea del mercato delle carni sempre aggiornata, utile strumento di lavoro per gli operatori del settore lavorazione, commercio e distribuzione carni.