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Eurocarni nr. 11, 2018

Rubrica: Retail news
(Articolo di pagina 82)

Consumer & Retail Summit 2018

Per Agostinelli, BCG, on-line irreversibile, ma il negozio non sparirà. Gradara, Federdistribuzione, «il digitale non sarà ecatombe lavoro». Vendite al palo, in dubbio fase di ripresa; domeniche tema delicato per ricadute. Da Santambrogio, AD Gruppo VeGè, appello a non demonizzare l’industria

I cambiamenti dei modelli di consumo e le sfide cui gli operatori devono far fronte in un’ottica di innovazione e crescita, analizzando i format vincenti e i nuovi fattori competitivi: sono questi i temi su cui si è concentrata, lo scorso 4 ottobre, la 12a edizione del Consumer & Retail Summit, organizzato da 24ORE Eventi in collaborazione con Il Sole 24 Ore, Markup e Gdoweek.

 

Retail, GDO e trasformazione digitale
Il primo tema su cui si sono concentrati i lavori è stato quello di come retail e GDO possono governare i cambiamenti conseguenti alla trasformazione digitale. Alessio Agostinelli, partner and managing director di The Boston Consulting Group, che ha aperto il Consumer and Retail Summit, ha sottolineato come la migrazione verso l’on-line nel commercio sia un processo irreversibile: la percentuale di vendite on-line sulle vendite totali è stimata passare dal 15% del 2017 al 48% nel 2022 nel settori giocattoli, dal 10% al 20% nell’elettronica di consumo, dal 6% al 16% nell’abbigliamento, dall’8% al 14% nelle attrezzature sportive e dal 4% al 12% nelle calzature. Il canale fisico è sempre più in difficoltà, con un calo del traffico annuale dell’1,3%. Il retail fisico però «non scomparirà mai, ma deve interpretare un altro ruolo», ha detto Agostinelli. Il negozio fisico, infatti, cattura ancora più o meno 8 clienti su 10, con un 25% che magari cerca on-line, ma poi finalizza l’acquisto in negozio. Per attirare i consumatori bisogna quindi integrare il digitale con l’esperienza in negozio, espandere la propria marca e sviluppare nuovi formati di negozi.
Anche il presidente di Federdistribuzione Claudio Gradara ha affrontato il tema del digitale, sottolineando che la digitalizzazione non porterà una “ecatombe” nell’occupazione del commercio, ma «un grande rimescolamento, con la necessità di grandi investimenti. Noi stiamo facendo un’analisi degli strumenti legislativi e contrattuali per capire come vanno usati, ma indubbiamente è un processo che va affrontato. Abbiamo in corso un processo di digitalizzazione sul punto vendita che inevitabilmente tende a ridurre i dipendenti su alcuni ambiti, come per i pagamenti — ha aggiunto —ma apre una serie di opportunità» perché le aziende «si devono dotare di queste competenze» per gestire le nuove tecnologie. Bisognerà «investire sulla formazione delle persone e i giovani da questo punto di vista hanno la fortuna di entrare in un mondo che conoscono meglio, visto che certe conoscenze digitali sono più patrimonio loro che degli anziani».

 

Rilancio dei consumi
Il focus del summit si è quindi spostato sul rilancio dei consumi. A questo proposito, Gradara ha sottolineato che l’andamento futuro della GDO dipende molto «dall’impatto che avranno le misure contenute nella manovra. Siamo al palo con le vendite al dettaglio, i consumi sono in calo e quindi stiamo mettendo in discussione quella piccola ripresa che si è vista negli ultimi due anni». L’andamento dei consumi è legato «a un forte grado di incertezza per le famiglie» che hanno «aumentato la propensione al risparmio» e «aspettano di avere un quadro di riferimento più preciso».
E sulle aperture domenicali? «Le posizioni sono molto articolate» ha detto Gradara. «Credo stia maturando la consapevolezza che siamo davanti ad un tema delicato per le ricadute che possono esserci e spero riesca a definirsi una soluzione che non crei problemi ad un settore che ne ha già di forti. È in corso l’approfondimento a livello parlamentare e sono in corso le audizioni con i soggetti che possono dare un contributo. La nostra posizione è nota e il momento storico rende questa iniziativa da prendere con le pinze: è chiaro che noi avremo un calo del fatturato, ma con un giorno in meno ci saranno ricadute sull’occupazione. Speriamo che ci siano le giuste soluzioni per rilanciare lo sviluppo dell’Italia».
Sull’ipotesi di chiusure domenicali nel commercio si è espresso in modo netto anche Stephane Coum, operations director di Carrefour Italia. «Se questa è la volontà dei cittadini italiani sta a loro decidere, ma penso che sia un errore». Coum ha poi ricordato di parlare non solo per la GDO, ma anche per gli imprenditori che hanno negozi nei centri commerciali del gruppo. «Per noi la domenica è il secondo giorno di vendite, immagino anche per loro. Se si è preso la decisione di fare le aperture h24, è anche per rispondere al fatto che abbiamo tutti la possibilità di fare ordini h24 su posti come Amazon Prime» e quindi inibire le vendite dei negozi fisici alla domenica «creerebbe una concorrenza sleale con l’on-line». E questo è un tema «fondamentale per chi deve prendere la decisione».
Dello stesso avviso Maura Latini, direttore generale di Coop Italia, che, dopo aver ricordato che Coop Italia non è mai stata fautrice di «aperture indiscriminate e continue», ha detto di ritenere «che serva un equilibrio con le necessità di acquisto. Il legislatore deve riflettere su un giusto equilibrio ma se si andasse a legiferare in modo restrittivo per il commercio, non si può pensare di non fare la stessa cosa anche per l’on-line».
Luca Boselli, AD finanza di Lidl Italia, ha detto che, se dovesse cambiare la norma sulle aperture domenicali, «noi ci adegueremo, ma per assurdo, a parità di ore lavorate, è oggettivo che ci sarà un calo delle retribuzioni». Lidl Italia ha siglato a marzo un integrativo di secondo livello che prevede una maggiorazione del 135% (rispetto al +30% del contratto del commercio) delle ore lavorate alla domenica. Sul tema bisogna conciliare il servizio ai clienti con le esigenze di vita dei propri collaboratori: «per questo Lidl ha scelto che, oltre alla maggiorazione, anche il lavoro domenicale sia solo su base volontaria, e «fino ad ora non abbiamo avuto grossi problemi a coprire i turni».
Giorgio Santambrogio, AD di Gruppo VéGé, nonché presidente di Adm – Associazione distribuzione moderna, ha sottolineato come l’industria del commercio italiano sia soprattutto «tutta la rete dei piccoli produttori con cui lavoriamo, quelli per esempio che fanno i nostri prodotti a marca. Questo è la nostra industria del commercio italiano, non è GDO, quella “Grande Distribuzione Organizzata” che qualcuno vuole demonizzare».

 

Didascalia: il palco dei relatori dell’edizione 2018 del Consumer & Retail Summit.

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