Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 11, 2018

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 34)

Pessimismo delle cassandre internazionali

In vista del varo della Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza — che non è ancora il documento definitivo che dovrà contenere cifre e dettagli precisi —, si è scatenata una reazione fortemente negativa da parte di osservatori ed organismi internazionali, con profezie il più delle volte particolarmente faziose e anche arroganti. Non sono, altresì, mancate le reazioni negative da parte della stampa e degli ambienti nazionali, uniformatisi a quelli internazionali con toni rancorosi e ingiustificati. Ha cominciato l’agenzia di rating Fitch, la più piccola (ma non la meno importante) delle “tre sorelle” del magnate Hearst (le altre due sono Moody’s e Standard & Poor’s) che non hanno mai riscosso la nostra simpatia, in quanto società private non sempre obiettive nei loro giudizi nonché fonti di improvvide ed errate previsioni annunciate all’inizio della grande crisi che abbiamo attraversato. Tuttavia, sul piano internazionale, il loro giudizio viene tenuto in grande considerazione e, non si comprende bene per quale motivo citato come verità assoluta di fatti economici presenti e futuri. In quest’ultima occasione, l’opinione sull’Italia, pur essendo rimasta negativa, è stata meno pessimistica di quanto ci si potesse aspettare: siamo rimasti fermi a BBB, ma con un outlook da stabile a negativo; inoltre, non sono state evitate le preoccupazioni per l’andamento della nostra economia. Secondo Fitch, il PIL nominale dell’Italia è destinato a chiudere l’anno a quota 1,8, cioè uno 0,2% al di sotto dell’obiettivo fissato dal governo. Di conseguenza, il rapporto tra deficit e prodotto interno potrebbe salire, eccedendo di più di un punto la richiesta europea di riduzione pari ad almeno lo 0,6%. Non è stata meno tenera nei nostri confronti neppure l’OCSE, che con le sue previsioni intermedie ha ipotizzato il taglio delle stime di crescita, suggerendo anche di evitare di disfare la legge Fornero sulle pensioni. Secondo detta organizzazione, la crescita del PIL italiano subirà un ribasso, quest’anno, dal +1,4% all’1,2%, confermando il +1,1% nel 2019. L’Italia viene pertanto invitata, dal capo economista dell’OCSE, a continuare sulla strada delle riforme avviate dal precedente governo, allo scopo di “preservare la fiducia degli imprenditori, ma anche la fiducia sulla sostenibilità del debito pubblico italiano”. Per maggiore informazione dei nostri lettori facciamo notare che l’invito viene dato dall’economista Laurence Boone, ex consigliera dell’ex presidente francese Hollande; il che fa nutrire dubbi sulle sue valutazioni, forse non solo di natura economica. Del resto, il rallentamento della crescita non riguarda solo l’Italia e il +3,7% raggiunto dal PIL globale costituisce il picco; quindi una riduzione sembra inevitabile. Pesano le tensioni sugli scambi commerciali e sui rischi finanziari che si stanno accumulando. Per adesso, comunque, le stime si limitano a un taglio minimo rispetto alle previsioni di maggio scorso: –0,1% punti quest’anno e –0,2 punti per il 2019; stessa ultima percentuale anche per l’area euro, dopo il +2,5% del 2017, anche a causa della Brexit. La situazione consiglia ulteriori riforme fiscali e bancarie e l’uscita dal Quantitative Easing a un “ritmo più graduale” da parte della Banca Centrale Europea. Quest’ultima istituzione non ha mancato di far sentire la sua voce solenne e ha inteso sgombrare l’illusione di essere pronta a coprire “scelte avventuristiche” del governo sul bilancio pubblico, che non può più avere alibi nell’assumere pienamente le proprie responsabilità verso il Paese e verso l’area monetaria di cui l’Italia fa parte.
Per quanto concerne la politica monetaria, la BCE non ha modificato la linea di normalizzazione graduale e non è cambiata la valutazione della congiuntura, sebbene anche la stessa BCE abbia corretto al ribasso le proiezioni di crescita per quest’anno al 2% e all’1,8% nel 2019, mentre risulta invariato il dato dell’1,7% per il 2020; vengono peraltro confermate le stime dell’inflazione di 1,7% nei tre anni. Dal fronte europeo non sono certo mancati i “corvi”; il commissario all’economia Moscovici e quello al bilancio Oettinger hanno battuto la loro azione con fastidiosa offesa, il primo sostenendo di volersi «concentrare sull’Italia perché l’Italia è un problema», il secondo ribadendo con ostinazione che l’Italia «deve rispettare il tetto del 3% nel rapporto deficit/PIL» e, a proposito del debito, «non è buona cosa farlo salire ancora». Queste affermazioni hanno portato vari osservatori e competenti economisti del nostro paese a commentare che detti commissari sarebbero caduti nell’angoscia, nel timore, forse, di perdere il loro potere all’interno della UE, anche in vista delle prossime scadenze elettorali, che potrebbero rivelarsi molto innovative per quanto riguarda assetti politici, economici e culturali, come del resto era nelle aspirazioni dei padri fondatori.
Nonostante i tanti falsi profeti, attualmente l’economia del nostro paese si presenta diversificata e capace di fornire valore aggiunto alla nostra produzione; il sistema pensionistico è relativamente in equilibrio e il peso del debito, pur essendo alto, non si estende al settore privato.
Le nostre esportazioni sono diminuite del 2,1% nel corso del primo trimestre 2018, ma la nostra economia resta competitiva e supportata da un costo del lavoro rimasto inalterato. Tanta aggressività nei confronti dell’Italia, secondo il nostro avviso, si può giustificare col timore che, a breve, si possano modificare quelle corrispondenze biunivoche che fin qui hanno consentito a un gruppo di potere, stretto intorno all’asse franco-tedesco, di guidare l’Europa anzitutto nel loro interesse e a spese di partner più deboli, non rappresentati in modo adeguato nelle sedi eurocratiche.
Cosimo Sorrentino

 

Didascalia: Laurence Boone.

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