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Eurocarni nr. 11, 2018

Rubrica: Nutrizione
Articolo di Piscopo A.
(Articolo di pagina 110)

Meatlessmonday, vezzo conformista

Vegani? No, reducetariani. Lanciato da Brian Kateman della Columbia University, il movimento dei reducetariani vorrebbe soppiantare veganesimo e vegetarianesimo, proponendo una dieta ecosostenibile ma non drastica. L’idea è quella di non rinunciare alla carne, ma controllarne qualità e quantità, evitandola ad esempio a cena il lunedì o il fine settimana

In un’epoca in cui i mezzi di comunicazione o, meglio, di distrazione di massa lanciano proclami sul veganesimo come regime alimentare politically correct, si sta imponendo un nuovo modello alimentare, di primo acchito giudicato più “equilibrato”, poiché prevede un’alimentazione completa dal punto di vista nutrizionale, e che viene presentato al pubblico come reducetarianesimo. I reducetariani prevedono una dieta completa di tutti gli alimenti, compresa la carne, purché di qualità e ridotta di quantità (il motto del movimento è appunto “we reduce”, noi riduciamo). L’obiettivo di questa filosofia di pensiero, una sorta di “mondo di mezzo” costituitasi in un vero e proprio movimento fondato da Brian Kateman, ricercatore della Columbia University, è quello di arrecare benessere alla salute e nel contempo non arrecare danno all’ecosistema e all’ambiente attraverso la riduzione dei consumi di carne e l’aumento di quello di vegetali. L’hastag lanciato dallo stesso ideatore del nuovo stile alimentare è appunto #lessmeat: mangiare meno carne, scegliendola di ottima qualità e accertata provenienza.

Istruzioni per l’uso
L’obiettivo di ridurre la quantità di carne sulle nostre tavole, senza rinunciare completamente a questo alimento, potrebbe accontentare un po’ tutti, compresi gli scontenti vegani e vegetariani, che nel tempo si sono resi conto delle difficoltà che comporta un regime drastico strettamente vegetale e (statistiche alla mano) sono in parte ritornati a una dieta integrata contenente anche cibi di origine animale. Per diventare reducetariani si devono seguire delle indicazioni di riduzione graduale della carne, fino a raggiungere un regime alimentare stabile nel tempo. Durante il pri­mo mese, ad esempio, occorre ridurre il quantitativo di carne settimanale, eliminandola dal pranzo o dalla cena, e, successivamente, il numero di giorni di consumo a settimana. Piano piano si devono ridurre le porzioni di carne, evitando comunque di consumare quella proveniente da allevamenti intensivi e preferendo quella proveniente da animali al pascolo. Infine, prevedere un giorno settimanale di astinenza dalla carne: il movimento predispone che sia il lunedì (il cosiddetto meatlessmonday, lunedì senza carne).

Considerazioni
Lascio ai lettori le considerazioni personali su questo nuovo stile a­limentare, che si aggiunge ai tanti altri di moda oggigiorno. Quello che mi preme sottolineare è come, ancora una volta, un modello alimentare venga commutato in corrente filosofica, scuola di pensiero e, soprattutto, definito come politically correct in maniera esclusiva. La realtà è che per anni si è assistito a false comunicazioni sul cibo, soprattutto quello di origine animale, in modo particolare la carne, oggetto, da un ventennio a questa parte, di attacchi mediatici senza precedenti. L’inversione di tendenza recente è stata resa possibile grazie ad una corretta informazione scientifica, che tiene conto di studi epidemiologici che hanno come obiettivo quello di lanciare i giusti messaggi sulla carne e sul valore biologico che questo alimento ha per l’uomo e per la sua salute, in tutte le fasi della sua età evolutiva. Pertanto è necessario stabilire un cambio di passo, senza processare questo o quell’alimento, ma passare dal modello di vita politically correct, che si addice ai vegetariani, vegetaliani, fruttaristi, crudisti, reducetariani, ecc…, ad uno stile di vita alimentare/ambientale più a misura d’uomo, che si potrebbe definire scientifically correct, cioè supportato da solide basi scientifiche, che tengono conto di ricerche e studi epidemiologici. Lo stile alimentare che più si avvicina a questo modello “scientificamente corretto” è certamente quello della dieta mediterranea. La piramide alimentare che la caratterizza resta un modello di riferimento su cui convergono tutte le principali raccomandazioni nutrizionali emanate nei diversi ambiti della medicina. Oggi lo studio dell’alimentazione sta allargando i propri ambiti; comprende non solo quello strettamente nutrizionale, ma si estende a quelli di carattere sociale, economico e ambientale. Le scelte alimentari infatti hanno una notevole influenza sui singoli e sulla collettività e possono concretamente influenzare il futuro dell’uomo sul pianeta.

Dott. Alfonso Piscopo
Dirigente Veterinario — Az. San. Prov. Agrigento Veterinario Servizio San. Nazionale

 

Didascalia: Alfonso Piscopo.

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