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Eurocarni nr. 11, 2018

Rubrica: Benessere animale
Articolo di Mauri G.
(Articolo di pagina 66)

Suini a coda lunga: si parte con l’autovalutazione del rischio

Entro la fine del 2018 gli allevamenti devono dimostrare di aver stilato la check list e individuato i miglioramenti da mettere in atto

Il taglio della coda nei suini è una deroga che non può durare in eterno. Anzi, già da gennaio 2019 sarà indispensabile dimostrare di aver compiuto i primi passi concreti della lunga strada che porterà tutti i suini allevati a giungere a fine ciclo con la coda integra (e, ovviamente, in buone condizioni) entro il 2020. Queste sono le scadenze che si è imposta la Regione Emilia-Romagna, sulla base della normativa europea di settore. Entro la fine del 2018 ciascun allevamento dovrà dimostrare di aver valutato il livello di rischio cui sarebbero esposti i suoi suini se non venisse mozzata loro la coda. Questa valutazione — al momento una autovalutazione — dovrà essere compilata da un veterinario libero professionista che abbia frequentato l’apposito corso da valutatore e che sia autorizzato al compito dall’allevatore.
Per avere autovalutazioni omogenee e ripetibili, la Regione, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna e il Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale (CReNBA) hanno stilato una check list. Questo documento permette di eseguire un audit approfondito sullo stato dell’allevamento al momento della valutazione. È parte integrante del sistema di classificazione definito Classyfarm, costruito proprio per classificare gli allevamenti in base al rischio. Rischio di lesioni alla coda se tenuta integra, ma anche altri tipi di rischio. Il sistema, infatti, si interfaccia e verrà sempre più integrato con altri sistemi di classificazione e monitoraggio degli allevamenti (compresi biosicurezza, consumo di farmaci, antibioticoresistenza).
Il corso di veterinario valutatore a livello regionale del rischio per la prevenzione del taglio della coda nei suini si è tenuto il 10 e il 18 settembre a Bologna, nelle sale della Regione. Anche gli allevatori sono stati chiamati a seguire una giornata di formazione sui prossimi sviluppi: i tempi sono stretti e bisogna partire.
La compilazione della check list permette agli allevatori di valutare la situazione del proprio allevamento e di rilevare quali sono gli aspetti più critici che potrebbero compromettere la possibilità di allevare suini a coda lunga senza conseguenze sanitarie e di benessere (e quindi economiche). Ogni anno, e dopo ogni intervento di modifica, la valutazione deve essere ripetuta, in modo da poter rispecchiare sempre la situazione reale e attuale dell’allevamento.
Sulla falsa riga di tutti i documenti di valutazione del benessere, la check list è strutturata su tre pilastri: la valutazione delle strutture di allevamento, della gestione dei capi e la visione diretta degli animali in modo da rendersi conto di quanto quei soggetti si adattano all’ambiente in cui vivono. Quindi il terzo pilastro sono le cosiddette ABMs, le misurazioni sugli animali stessi (livello di pulizia, body condition score, lesioni a coda e orecchie, attività di esplorazione, ecc…). I risultati dell’autovalutazione sono visibili dall’allevatore stesso, dal veterinario compilatore e dal veterinario del servizio pubblico competente per territorio. Una volta aggregati in modo da risultate anonimi e omogenei (per area geografica, ad esempio), i risultati possono rivelare all’allevatore le eventuali differenze fra la sua struttura e le altre: in questo modo potrà prendere coscienza del suo operato e delle eventuali modifiche che dovrà affrontare. Spetta al veterinario del servizio pubblico invece la compilazione di altre pagine del sistema, ad esempio quelle relative agli animali al macello.
La check list è rilevabile sul sito www.classyfarm.it in cui viene presentato il Sistema di valutazione e quantificazione del rischio degli allevamenti denominato appunto Classyfarm. Questo è integrato con l’anagrafe degli allevamenti, con il sito per la compilazione della ricetta elettronica e con altri aspetti legati all’allevamento. Come dicevamo, pian piano nel tempo queste e altre informazioni registrate on-line si integreranno fra loro e avranno ricadute sia sulla sorveglianza sanitaria svolta dai veterinari del servizio pubblico, sai anche su aspetti della condizionalità. Potranno essere utilizzate anche per le certificazioni volontarie.
I veterinari registrati e che hanno conseguito il corso di valutatori possono accedere alla check list anche tramite il sito www.vetinfo.sanita.it. Il compito di presentare il sistema Classyfarm alla platea di veterinari che hanno seguito il corso da valutatori del rischio legato al taglio della coda è toccato a Giuseppe Diegoli del Servizio Prevenzione collettiva e Sanità Pubblica della Regione: «Si tratta di un sistema integrato per categorizzare il rischio che rafforza la collaborazione fra allevatori, veterinari pubblici e liberi professionisti».
Allo stesso Servizio appartiene anche Giovanna Trambajolo, che ha spiegato le basi normative del piano triennale di cui l’autovalutazione con check list è il primo passo.
La base di partenza è la Direttiva 2008/120/CE recepita con il DL 122/2011 in vigore dal 2013 e la Circolare del dicembre 2012. Queste norme illustrano alcuni requisiti obbligatori, quali l’allevamento di gruppo e le superfici minime a disposizione delle fattrici, le pavimentazioni, la presenza di materiale manipolabile e la disponibilità permanente di acqua fresca. A fine 2018 è indispensabile che tutti gli allevamenti si avviino al rispetto delle norme nella loro interezza. L’Europa e i consumatori infatti ci guardano.
In occasione dell’audit condotto dalla UE in Veneto e Lombardia, il report pubblicato nel novembre 2017 ha rilevato come gli allevamenti non abbiano adottato provvedimenti per evitare il taglio della coda; non esista una strategia per il raggiungimento di questo obiettivo a livello nazionale; non vi siano istruzioni chiare in merito per i controllori; vengano accettati certificati stilati da veterinari liberi professionisti con motivazioni vaghe sulla necessità di proseguire con le caudectomie; gli allevatori non siano convinti della possibilità di allevare suini sani e a coda lunga. In sostanza, un fallimento completo.
Nel settembre 2017 è stato pubblicato il report dell’audit condotto dalla UE in Spagna: l’esito è sovrapponibile a quello del Nord Italia. Tuttavia, rileva un atteggiamento di minor arroccamento e chiusura da parte del Paese iberico rispetto a quello adottato nello Stivale. È vero, riferisce la UE, che le autorità non hanno messo in atto azioni efficaci, ma i controlli del servizio pubblico hanno portato a iniziative più rigorose in merito alla gestione dei fattori di rischio e all’analisi degli allevamenti. Inoltre, in Spagna i dati delle lesioni rilevate al macello sono già disponibili. Insomma, non possiamo temporeggiare oltre, dobbiamo cominciare anche noi italiani a compiere i passi necessari a poter allevare animali a coda intera, in migliori condizioni di benessere.
Giulia Mauri

 

Didascalia: visita veterinaria in un allevamento di suini. L’Emilia-Romagna si è posta l’obiettivo di raggiungere l’eliminazione del taglio della coda dei suini entro il 2020 (photo © RGtimeline – stock.adobe.com).

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