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Eurocarni nr. 11, 2018

Rubrica: Mercati
(Articolo di pagina 56)

Ismea, le tendenze del settore suinicolo

Nel 2018 nuove dinamiche del mercato suinicolo internazionale

Nel 2018 la produzione mondiale di carne suina dovrebbe registrare un aumento, dovuto principalmente all’espansione del mercato cinese (+2% rispetto al 2017), mentre il contributo degli USA e della UE sarà di minore rilievo. Anche la Russia sta aumentando la produzione di carne suina come conseguenza di una profonda ristrutturazione del settore (nel 2018 la crescita è stimata in un +3%). Il ritmo costante di crescita dell’economia mondiale sta spingendo la domanda di carne suina in molti Paesi e, allo stesso tempo, i prezzi relativamente bassi dei mangimi continuano a garantire i margini dei produttori. L’impatto dell’aumento dei prezzi di mais e soia in Argentina — a causa del tempo caldo e secco — è stato piuttosto trascurabile sui costi di alimentazione. A ciò si aggiunge la fase di quiescenza delle principali malattie di interesse per il settore che, nonostante il persistere di alcuni focolai (peste suina africana in Russia, Ucraina, Europa dell’Est, e virus della diarrea epidemica suina in Corea e Canada), non dovrebbe incidere in maniera rilevante per la produzione. Sul fronte della domanda si sottolinea, invece, una contrazione delle importazioni cinesi a seguito di una maggiore autosufficienza interna, con inevitabili ripercussioni sul mercato UE di cui la Cina rappresenta il primo Paese di destinazione dell’export.

 

Focus sul mercato cinese
La Cina, player fondamentale nel mercato internazionale della carne suina, sta procedendo alla ristrutturazione del settore suinicolo nazionale, allo scopo di modernizzare le strutture e la tecnologia degli allevamenti e per adeguarli alle nuove misure ambientali più restrittive. Si sta assistendo al passaggio verso un sistema di allevamento intensivo con grandi investimenti di capitale: molte aziende poco competitive sono costrette a chiudere anche in seguito al crollo dei prezzi mondiali e sta iniziando il periodo delle fusioni. In prospettiva, il settore suinicolo cinese si assesterà intorno a poche aziende molto grandi che condizioneranno tutto il mercato, influenzando anche le dinamiche internazionali.
In questo contesto di potenziamento del settore suinicolo cinese, si inserisce la recente “guerra commerciale” tra USA e Cina, che, in seguito ai dazi imposti dal presidente Trump su acciaio e alluminio cinesi, ha portato all’introduzione di dazi da parte della Cina sull’importazione di molti prodotti americani, tra cui la carne suina e la soia (uno degli alimenti base della razione dei suini). Ad una prima analisi, molto probabilmente i dazi cinesi sulle carni suine americane non avranno grandi effetti, dal momento che l’aumento della produzione nazionale comporterà una stabilizzazione o riduzione delle importazioni di carne suina dagli USA.

 

Rallentamento dell’export UE
Dopo i livelli record del 2016, le esportazioni europee sono diminuite nel 2017 di 2,6 milioni di tonnellate, a causa della riduzione delle spedizioni in Cina (–34%), solo in parte bilanciate dall’aumento delle esportazioni verso altre destinazioni come USA (+31%) e paesi asiatici (Filippine +21%), dove si sta registrando un significativo aumento della domanda di carne suina. In generale, la variabilità dell’euro e la concorrenza di molti competitor internazionali (USA, Canada, Brasile) stanno rendendo le attività dell’UE sul mercato mondiale più impegnative. Anche le esportazioni comunitarie delle frattaglie di carne suina sono state colpite dal crollo della domanda cinese (–16% in volume), peggiorando la bilancia commerciale europea, considerato che le frattaglie rappresentano il 50% del volume delle esportazioni di prodotti di origine suina verso la Cina e il 34% delle esportazioni del settore suinicolo UE (21% in valore). A dicembre 2017, la Russia ha rimosso il divieto sanitario sulle importazioni di suini vivi, carni suine e altri prodotti a base di carne suina provenienti dalla UE. Il governo russo ha dovuto accettare l’intervento della WTO, che aveva dichiarato illegale questo divieto alla luce delle norme commerciali internazionali. Nonostante ciò, l’embargo politico è stato esteso fino alla fine del 2018 e include anche frattaglie e lardo, bloccando ancora le esportazioni della maggior parte dei prodotti di origine suina dalla UE.

 

Macellazioni UE
All’inizio del 2018 si è registrato un aumento della popolazione di scrofe (+1,4%), dopo le riduzioni osservate nei precedenti due anni. Il numero di suini da ingrasso nella UE è aumentato di 1,5 milioni di capi (+1,6%) e il numero di suinetti di 1,2 milioni (+3%), confermando un potenziale per la crescita produttiva. Infatti, secondo le stime della Commissione europea, nel 2018 la produzione di carne suina interna dovrebbe aumentare, seppure in maniera molto contenuta (+0,8%), a causa della pressione sui prezzi dovuti all’elevata disponibilità e alla forte competizione sui mercati d’esportazione. Nel 2017 le macellazioni sono calate in tutti i principali Paesi produttori di carne suina europei rispetto al 2016, come conseguenza della riduzione del numero di scrofe osservato in UE nei due anni passati. In totale, le macellazioni UE hanno registrato una riduzione dell’1,4% del volume (in capi) rispetto all’anno precedente, tendenza che si può osservare in maniera evidente anche per l’Italia, in cui la riduzione dei capi macellati nel 2017 raggiunge il –3,9%. Anche la Germania ha ridotto del 3,6% il volume dei suini macellati, mentre la Spagna, secondo maggiore produttore, mostra segnali di ripresa con un aumento delle macellazioni pari al +1,2% rispetto al 2016. Tuttavia, in linea con la previsione di aumento della produzione UE per il 2018, nei primi mesi dell’anno tutti i principali Paesi UE produttori di carne suina (ad esclusione dell’Italia) hanno registrato un aumento delle macellazioni: tra gennaio e febbraio 2018 si osserva, infatti, una crescita del +4,4% dei capi macellati rispetto allo stesso periodo del 2017. L’elevata disponibilità dell’offerta europea, come conseguenza di minori esportazioni e maggiore produzione, ha comportato un calo dei prezzi interni dei suini da macello (leggeri e pesanti) a partire già dagli ultimi mesi del 2017. Ad aprile 2017 il prezzo medio UE per i suini pesanti ha registrato un calo tendenziale del 17,2%, mentre per i suini leggeri il deprezzamento è stato leggermente inferiore (–15%). Il mercato comunitario potrebbe ulteriormente appesantirsi a seguito di un possibile aumento delle importazioni di carne suina per effetto del CETA, sebbene gli effetti siano ancora poco visibili.

 

Italia: rallentamento della crescita delle quotazioni all’origine
Dopo la crescita che ha interessato i prezzi durante tutto il 2017, in Italia, nei primi mesi del 2018, l’andamento positivo delle quotazioni all’origine si è confermato soltanto per la categoria dei suini da allevamento. A fine 2017, l’indice Ismea dei prezzi all’origine (base 2010) dei suini si attesta a +17% rispetto al 2016; tuttavia, già nella parte finale dell’anno si assiste ad una frenata, tanto che nell’aprile 2018 l’indicatore presenta una variazione negativa del 9% su base tendenziale. In particolare, la categoria che mostra il decremento più rilevante rispetto al 2017 è quella dei suini da macello, per cui, ad inizio 2018, l’indice perde 11,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2017. Per quando riguarda l’indice dei suini da allevamento, con un +8,4% registrato nel periodo gennaio-aprile 2018, si dimostra l’unica categoria di suini per cui le quotazioni all’origine continuano a crescere anche rispetto al 2017. Durante il 2017 l’intero settore ha goduto del trend crescente delle esportazioni UE sostenute dalla forte domanda cinese, che insieme ad una riduzione dell’offerta nazionale ha portato ad un eccezionale aumento delle quotazioni di tutte le tipologie di capi. Il calo dei prezzi dei suini da macello, che sta caratterizzando questa prima parte del 2018, conferma la forte dipendenza dall’estero del settore, che già risente della contrazione della domanda cinese, e testimonia un riallineamento dei prezzi alle quotazioni del 2016. Ad aprile 2018, il prezzo medio del suino pesante (156-176 kg) — principale specializzazione produttiva italiana, destinato principalmente all’industria di trasformazione di alta qualità (Dop) — risulta pari a 1,48 e/kg, registrando un calo del 10% rispetto allo stesso periodo del 2017. Si rileva un andamento simile anche per il prezzo del suino leggero (90-115 kg), destinato alla produzione di carni fresche, che nello stesso periodo ha assunto un valore medio di 1,60 e/kg (–8,9% rispetto al prezzo medio registrato nell’aprile 2017).
Decisamente diversa la tendenza del prezzo all’origine dei suinetti (30 kg): infatti, nel corso del 2017, le quotazioni avevano avuto un’accelerazione al rialzo fino a raggiungere l’apice a giugno (+46% rispetto al prezzo di giugno 2016), per poi arrestarsi e andare incontro ad un’inversione di tendenza che ha comportato il calo dei prezzi fino a 6 punti percentuali (tra ottobre e dicembre 2017). Tuttavia, a inizio 2018, il prezzo all’origine dei suinetti ha ripreso a crescere, raggiungendo ad aprile la quotazione di 3,82 e/kg, pari a +2,4% rispetto al prezzo di aprile 2017.

 

I prezzi all’ingrosso
Per quanto riguarda i prezzi all’ingrosso dei tagli di carne suina industriale, l’andamento è diventato flessivo nell’ultima parte del 2017, e questa tendenza negativa si sta confermando anche nei primi mesi di quest’anno. In particolare, ad aprile 2018, i prosciutti freschi destinati alle produzioni tipiche registrano un calo delle quotazioni, sia su base tendenziale che su base congiunturale. Per le cosce pesanti (12-15 kg) il prezzo si è ridotto dell’8,1% su base tendenziale e del 5,8% su base congiunturale; stessa dinamica per le cosce leggere (10-12 kg), le cui quotazioni subiscono una caduta pari al –6,7% rispetto ad aprile 2017 e pari al –4,8% rispetto a marzo 2018. La dinamica delle quotazioni del lombo di Modena, dopo l’abbassamento del prezzo deciso d’ufficio dalla CUN nel gennaio 2017 per adeguamento alla realtà commerciale di questo taglio, è stata abbastanza altalenante: nel 2017, il calo della quotazione media rispetto al 2016 è stato decisamente pesante (–25%) e il prezzo di aprile 2018 (3,33 e/kg), in flessione del 9,8% rispetto all’aprile 2017, testimonia ancora una certa oscillazione delle quotazioni anche durante gli ultimi mesi del 2017 e i primi del 2018. Nel periodo gennaio-aprile 2018, il prezzo del taglio della spalla disossata mostra una certa stabilità rispetto allo stesso periodo del 2017 (–0,3%), e in questi primi mesi dell’anno si sta attestando sulle quotazioni medie registrate prima delle buone performance avvenute durante il 2017. Sebbene l'andamento dei tagli non sia stato brillante nel corso del mese di aprile, tuttavia, con l’avvicinarsi dei mesi estivi, è attesa una maggiore positività, soprattutto per i tagli da barbecue, tradizionalmente maggiormente richiesti con le migliori condizioni climatiche e con l’avvio della stagione turistica.

 

I costi di produzione
Dopo un importante calo negli ultimi mesi del 2017, la voce di costo dei suini da allevamento ha ripreso a salire: infatti, come già osservato in precedenza, i suinetti sono la categoria produttiva per cui è stato più evidente l’aumento di prezzo. L’indice Ismea dei mezzi correnti di produzione (base 2010) relativo alla voce “animali di allevamento” a marzo 2018 assume il valore di 165,6 (in crescita rispetto al mese precedente di 7,6 punti percentuali). Da notare come anche l’indice dei prodotti energetici, dopo un ribasso registrato a metà 2017, mostra una crescita costante tra fine anno e inizio 2018.

 

Macellazioni Italia
In Italia si è registrata una contrazione delle macellazioni nel 2017. Il numero dei capi macellati è calato del 3,9%, che si traduce in una riduzione del 5% in termini di carne prodotta. Nel 2017, sono stati macellati 11,4 milioni di suini in Italia, mentre nel 2016 erano stati 11,8 milioni. Nel dettaglio, dai dati Istat si può osservare che la categoria di prodotto maggiormente interessata da questo calo delle macellazioni è quella del suino leggero (magrone), per cui si registra un calo del 15% dei capi rispetto al 2016.

 

Si mantiene positivo l’export nazionale
Anche per il 2017 si conferma l’andamento positivo del commercio estero per le carni suine trasformate, che registrano un aumento per quasi tutte le principali categorie di prodotto. In generale, le esportazioni italiane del segmento “preparazioni e conserve suine” ha registrato, nel 2017, un aumento pari al +3,1% in volume e al +7% in valore rispetto al 2016, a testimonianza di un innalzamento dei valori medi unitari all’export. Continuano, infatti, a crescere in maniera sostanziosa le esportazioni di prosciutto cotto (+11,4% in valore) e di salsicce e salami stagionati (+8% in valore). Cresce del +9,6% anche il valore delle esportazioni delle pancette stagionate, destinate soprattutto al mercato britannico, che rappresentano però appena il 3,5% del volume totale delle esportazioni di preparazioni e conserve suine italiane. A livello mondiale, nel ranking dei principali Paesi esportatori di prosciutto cotto, l’Italia si conferma saldamente in seconda posizione, subito dopo la Germania. I principali mercati di sbocco per il prosciutto cotto italiano restano i Paesi della UE: la Francia si conferma il primo mercato di riferimento, sebbene nel 2017 Germania e Regno Unito hanno continuato ad aumentare, in maniera importante, le importazioni dall’Italia (rispettivamente +20,3% e +18,7% in valore). Anche per quanto riguarda salsicce e salumi stagionati made in Italy, il mercato tedesco e quello britannico rappresentano il riferimento per le esportazioni nazionali.

 

In crescita le importazioni
Nel 2017, continua ad aumentare il valore delle importazioni di suini vivi (+10,1% in valore rispetto al 2016) e di carni fresche, refrigerate e congelate (8,2%). Per quanto riguarda i Paesi di provenienza dei suini vivi, la Danimarca e i Paesi Bassi sono i principali fornitori di suinetti degli allevamenti italiani. Nell’ultimo anno è incrementato fortemente il valore delle importazioni da quei Paesi in cui si sta ampliando il patrimonio scrofe (ad esempio la Spagna: +27,9% rispetto al 2016). Nel caso delle carni fresche, Germania e Spagna sono i principali fornitori del mercato italiano, ma l’incremento maggiore nell’ultimo anno è stato registrato per le importazioni dalla Francia (+30,9% in valore nel 2017).

 

La bilancia commerciale peggiora
L’aumento delle importazioni, sia di suini vivi che di carne fresca suina, evidente soprattutto in termini di valore, insieme all’aumento meno sostenuto delle esportazioni, ha contribuito al peggioramento della bilancia commerciale. Nel 2017, il deficit che caratterizza il settore suinicolo italiano ha raggiunto un valore pari a 516 milioni di euro (–17% rispetto al 2016), determinato dalla strutturale dipendenza dall’estero sia di carni fresche che di animali da ristallo.

 

Dinamica dei consumi domestici
I consumi interni di carni suine fresche nel periodo gennaio-aprile 2018, dopo la crescita registrata nel 2017 (+2,9 in valore e +0,8% in volume), si mantengono tutto sommato stabili, registrando una lieve flessione in volume (–0,2%) rispetto allo stesso periodo del 2017 e un aumento in valore del 3,3%, segno che si è realizzato un incremento del valore unitario della carne suina negli ultimi mesi. Il trend positivo che ha caratterizzato i consumi di salumi durante il 2017 ha subito un arresto nel primo quadrimestre 2018 e tutti principali prodotti registrano una riduzione in termine di volumi acquistati: i salumi perdono in generale 0,5 punti percentuali e, all’interno di questa categoria, il segmento della mortadella è quello che mostra un calo più rilevante rispetto al primo quadrimestre del 2017 (–2,2%). Tuttavia, sia il segmento del prosciutto crudo che quello dei salami mostrano un leggero aumento del valore dei consumi domestici (in entrambi i casi pari all’1,1%) che, a fronte di un sottile calo in volume, dimostra un incremento del valore unitario di questi prodotti nei primi quattro mesi di quest’anno. Nel primo quadrimestre 2018, si osservano segnali nettamente positivi per lo speck, per cui aumentano i consumi sia in volume che in valore (rispettivamente +2,5% e +2,6% rispetto allo stesso periodo del 2017). Grazie al contenuto di innovazione e servizio è risultata decisamente più entusiasmante la performance dei salumi confezionati, che nel primo quadrimestre del 2018 mostrano una tendenza positiva per quasi tutti i segmenti, sia in valore che in volume.


Fonte: Ismea – Direzione Servizi per lo Sviluppo Rurale

>> Link: www.ismeamercati.it

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