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Eurocarni nr. 10, 2018

Rubrica: La carne nel mondo
(Articolo di pagina 10)

La carne nel mondo

UE-Giappone — Irlanda — Europa

UE-Giappone

È stato siglato lo scorso 17 luglio in occasione del summit Ue-Giappone di Tokyo l’accordo di libero scambio tra Europa e Giappone. A firmare, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il premier giapponese Shinzo Abe. «Grazie all’accordo le esportazioni agroalimentari comunitarie verso il Paese del Sol levante potrebbero aumentare sensibilmente per i cibi trasformati» ha commentato Franco Verrascina di Agrinsieme — il coordinamento che rappresenta le aziende e le cooperative di Cia, Confagricoltura Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari —, esprimendo soddisfazione per i contenuti dell’accordo bilaterale, che offre grandi opportunità di crescita e semplificazione per l’export nazionale. Il Jefta, acronimo che sta per Japan-EU Free Trade Agreement, sarà ora esaminato dal Parlamento europeo e dalla Dieta nazionale, l’organo legislativo del Giappone; se approvato entro la fine dell’anno da entrambi i parlamenti, entrerà in vigore all’inizio del 2019. “Il Giappone è il quarto mercato in ordine di grandezza per le esportazioni agricole comunitarie, che hanno un valore venti volte superiore a quello delle esportazioni giapponesi nell’UE; il Paese, inoltre, si presenta come un mercato ‘ricco’, caratterizzato da consumatori molto esigenti, continuamente alla ricerca di prodotti di nicchia e di assoluta qualità e che hanno finora mostrato grande interesse nei confronti dell’eccellenza del made in Italy agroalimentare”, fa notare Agrinsieme. “Il Giappone è il sesto maggior partner commerciale dell’Italia al di fuori dell’Unione Europea, con un surplus commerciale di 2,4 miliardi di euro: l’Italia, infatti, esporta verso il Paese del Sol levante beni per circa 6,6 miliardi di euro, a fronte di importazioni per 4,2 miliardi. Dall’accordo deriveranno evidenti benefici per le esportazioni di vini, che attualmente scontano dazi del 15%, i quali saranno eliminati; carni suine, che hanno alte barriere tariffarie che verranno sensibilmente ridotte; carni bovine, il cui import sarà favorito senza modificare le norme comunitarie sul trattamento con ormoni e sugli Ogm; formaggi, che hanno dazi al 30-40%”, precisa Agrinsieme. “Con il Jefta, infine, verranno riconosciute oltre 200 indicazioni geografiche europee indicate dagli Stati Membri, delle quali cui 45 italiane (nello specifico 19 per prodotti agroalimentari e 26 per vino e alcolici), che rappresentano il 90% del valore dell’export agroalimentare delle denominazioni del nostro Paese, rendendo al contempo illegale la vendita di prodotti di imitazione; si tratta di un risultato positivo, anche se ci saremmo aspettati di più per il completo riconoscimento delle indicazioni geografiche”, conclude Agrinsieme (fonte: www.agrinsieme.it).

 

Irlanda

Le esportazioni irlandesi di carne bovina e ovina sono in crescita. Le esportazioni di carne bovina hanno raggiunto il livello record di 2,5 miliardi di euro nel 2017 e quelle di carne ovina i 275 milioni di euro. La forte crescita ha caratterizzato anche il primo trimestre del 2018. Il Regno Unito rimane il più grande mercato di esportazione, anche se si registra una crescita significativa in tutti i principali mercati, tra cui l’Italia, dove le esportazioni di carne bovina sono state valutate in 176 milioni di euro nel 2017 e sono previste in ulteriore crescita nel 2018. Nel corso del 2018 Bord Bia ha sviluppato il Sustainable Beef and Lamb Assurance Scheme-SBLAS (Programma di sostenibilità assicurata per la carne bovina e ovina), che sostituisce il vecchio Beef and Lamb Quality Assurance-BLQAS Scheme (Programma di qualità assicurata per la carne bovina e ovina) e che si concentra maggiormente sulla sostenibilità. Tutto ciò si configura come la risposta alla sempre più crescente richiesta da parte degli acquirenti di carne bovina e ovina irlandese di avere la garanzia che la carne sia prodotta in modo sostenibile. SBLAS misura i criteri di sostenibilità (le emissioni di CO2, la biodiversità e la gestione delle risorse idriche) delle aziende agricole. Serve anche come piattaforma per monitorare la qualità assicurata nelle aziende agricole e l’adozione delle migliori pratiche nell'allevamento dei bovini e ovini. Oltre ai benefici ambientali, la sostenibilità porta anche alla riduzione della quantità di risorse (ad esempio energia, mangimi e acqua) utilizzate dalle aziende coinvolte, nonché all’introduzione di misure di miglioramento delle prestazioni ambientali che determineranno vantaggi economici grazie a costi di produzione più contenuti. Il programma contribuisce ulteriormente allo sviluppo della buona reputazione della carne irlandese e testimonia l’impegno degli allevamenti di bovini e ovini irlandesi verso pratiche di allevamento ecosostenibili. Bord Bia sta attualmente pianificando di estendere questo programma a carni suine, pollame, orticoltura e grano (fonte: www.bordbia.ie; photo © Chris Bellew/ Fennell Photography – www.agriland.ie).

 

Europa

Nel primo trimestre del 2018 nell’Unione Europea la produzione di pollame è aumentata di quasi il 4% grazie anche ad un minor numero di focolai di influenza aviaria e alle nuove unità avicole. La Polonia ha registrato il più forte aumento della produzione, con un balzo dell’8% su base annua, ma sono positivi anche i dati di Germania (+7%), Paesi Bassi (+6%), Francia (+5%) e Regno Unito (+3%). I dati sono stati forniti dalla Commissione europea. L’aumento della produzione, tuttavia, dovrebbe rallentare nella seconda metà dell’anno, portando la crescita annuale a 1,5%, mentre per il 2019 è prevista una sostanziale stabilità. La Commissione inoltre si aspetta che le esportazioni crescano moderatamente; crescita che si aggiunge alla ripresa registrata già nella seconda metà dello scorso anno. Tra gennaio e aprile l’aumento sarà dell’8% su base annua, soprattutto grazie alle maggiori esportazioni nelle Filippine, paese in cui le spedizioni erano diminuite a causa dei focolai di influenza aviaria europei. In questi quattro mesi, il Ghana è diventato il principale partner dell’UE con una quota pari al 10%; seguono Ucraina e Filippine. Per l’intero anno, i volumi dovrebbero crescere del 2,5%, mentre la crescita dovrebbe rallentare nel 2019. Le questioni che hanno interessato il settore zootecnico del Brasile, portando al ritiro da parte dell’UE delle autorizzazioni ad esportare nei confronti di 20 stabilimenti brasiliani, hanno avuto un effetto profondo: nei primi 4 mesi dell’anno le importazioni di carne avicola dal paese sudamericano sono diminuite del 45%, riducendo la sua quota dal 50% al 33%. Per colmare questo divario sono ovviamente aumentate le quote provenienti da altri paesi, in particolare da Ucraina e Cile. Ma nel complesso le importazioni totali dell’UE sono diminuite del 9%. La Commissione prevede che per il 2018 le importazioni di pollame dell’UE resteranno al livello dello scorso anno mentre aumenteranno significativamente, circa il 7%, nel 2019, supponendo la riattivazione dei commerci con il Brasile. Grazie soprattutto al buon andamento delle esportazioni, nell’Unione Europea i prezzi dei broiler hanno visto una tendenza al rialzo, superando il livello dei 2 anni precedenti e raggiungendo i 189 euro per 100 chili a fine maggio. Si prevede inoltre che, dopo la stagnazione nel 2017 a causa di forniture limitate, nell’Unione Europea il consumo pro capite aumenterà leggermente, ma in modo costante, raggiungendo i 24,1 kg nel 2018 e i 24,3 kg nel 2019 (fonti: Poultry World – UNAItalia; photo © teamfoto – stock.adobe.com).

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