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Eurocarni nr. 10, 2018

Rubrica: Mercati
Articolo di Villa R.
(Articolo di pagina 78)

A gonfie vele i consumi di alimenti surgelati nel 2017 in Italia: si sfiorano i 14 kg pro capite

Molto bene le vendite dell’ittico sottozero (+5%) e in genere le vendite al dettaglio (+3,1%). Calano le carni, ritornano a crescere, dopo anni, i piatti ricettati

Il consumo dei prodotti surgelati in Italia, nel 2017, è cresciuto del 2% rispetto al 2016, in particolare le vendite sono aumentate nel canale al dettaglio (+3,1%) per un volume pari a 531.500 tonnellate di prodotti, mentre il catering si è mantenuto su un +0,3% (310.000 tonnellate vendute). Nel 2017 sono state acquistate complessivamente circa 841.500 tonnellate di prodotti surgelati, con performance al top per l’ittico (+5% rispetto al 2016), le pizze (+2,1%) e i vegetali (+1,8%). È questa la fotografia scattata da IIAS, l’Istituto Italiano Alimenti Surgelati, contenuti nel “Rapporto annuale sui consumi dei prodotti surgelati”. I surgelati sono stati premiati dai consumatori sicuramente per le loro prerogative intrinseche: alta qualità organolettica, naturalità, disponibilità in tutti i mesi dell’anno, elevati contenuti nutrizionali, ampiezza e varietà dell’offerta, trasparenza delle informazioni in etichetta. «Negli ultimi anni, le aziende del comparto — ha affermato Vittorio Gagliardi, presidente IIAS — sono riuscite a interpretare correttamente le nuove esigenze del consumatore, mixando la richiesta di prodotti a maggior contenuto “salute & benessere” con quella di un elevato grado di servizio/praticità. Ma una delle principali ragioni del loro successo è che sono un vero “antidoto” contro gli sprechi alimentari. Anche una recente ricerca1 realizzata in Italia per fotografare il fenomeno del food waste lo conferma: i surgelati pesano solo il 2,5% di tutto il cibo che sprechiamo a livello domestico, contro un rimarchevole 63% dei prodotti freschi e un non trascurabile 30% di quelli confezionati a breve scadenza». Se il 2017 è stato un anno “eccezionale” per il consumo di surgelati, i primi mesi dell’anno in corso impongono una cautela nelle previsioni per il 2018. «È ancora troppo presto per fare dei consuntivi o delle previsioni — ha commentato ancora Gagliardi — ma il primo trimestre di quest’anno ci rimanda un andamento in chiaro-scuro. Se rapportiamo i dati 2018 con quelli del 2016, vediamo che il settore registra una crescita, a volume, di due punti percentuali circa. Dall’altra parte, però, i primi tre mesi di quest’anno, paragonati con un periodo straordinario come i primi tre mesi del 2017 (quando ci fu un gennaio con forti gelate che portarono ad una scarsa disponibilità di prodotti freschi, se non a prezzi particolarmente elevati), mostrano una partenza a rilento, che ha caratterizzato di fatto l’intero largo consumo e il food. Nel complesso, alla luce delle nostre esperienze pregresse, le aspettative delle aziende per il 2018 sono per una normalizzazione del trend da qui ai prossimi mesi, che consentirà di crescere nuovamente».

 

Consumi pro capite in aumento. Crescono le vendite porta a porta
Nel 2017 il consumo di prodotti surgelati in Italia si è attestato al valore di 13,9 kg pro capite, con un nuovo incremento rispetto al 2016, in cui si erano registrati 13,6 kg, una tendenza alla crescita in linea con tutti i Paesi europei, sebbene ancora distante dai quantitativi consumati nei paesi dell’Europa centro-settentrionale con la Germania in testa (46,3 kg pro capite). Il valore del mercato dei surgelati nel Belpaese è stimato tra i 4,2 e i 4,5 miliardi di euro. La penetrazione del mercato è altissima, al 95%, con oltre 25 milioni di famiglie che li hanno acquistati nel corso dell’anno passato, categorie di consumatori che, secondo una recente indagine Censis-Coldiretti, sono le stesse ad acquistare anche prodotti Dop, Igp e biologici. Le vendite di surgelati a domicilio sono cresciute più della media dell’intero settore (3,4%) e dimostrano che il servizio — inteso con riferimento sia alla praticità dell’alimento sia alla consegna — costituisce un elemento molto importante per una fetta sempre crescente di consumatori.

 

Per vegetali e ittico i maggiori incrementi nei consumi. Invertono la tendenza negativa i piatti ricettati
Un’analisi dettagliata dei dati 2017 permette di constatare una crescita in ogni segmento merceologico. In crescita i vegetali naturali, in particolare zuppe, passati e minestroni (e, tra questi, dei ricettati, cresciuti dell’8,5% rispetto all’anno precedente). I vegetali surgelati consumati nel 2017 — tra vendite al dettaglio e catering — sono stati 402.450 tonnellate (+1,8% rispetto al 2016), che li ha consacrati come un prodotto presente tutti i giorni sulle tavole degli Italiani. Crescono anche pizze e snack, che complessivamente registrano nel 2017 una crescita del +2,1% rispetto al 2016, con un consumo di 91.500 tonnellate. Questo segmento merceologico ha fatto passi da gigante sia in termini di innovazione che di qualità: l’offerta è divenuta sempre più varia, i prodotti sempre più simili a quelli “artigianali”, con un occhio di riguardo anche alle mode alimentari del momento, come l’uso di farine integrali o di kamut e le versioni senza glutine; da registrare l’exploit dei consumi delle “pizze grandi”, che guadagnano un +7% sul 2016. Un netto calo ha invece interessato le paste semilavorate, che registrano un –24,5% al dettaglio (con una perdita secca dalle 1.450 tonnellate del 2016 alle 1.100 del 2017, parzialmente controbilanciata dal catering che contiene la perdita secca dei volumi al –10%). Le patate surgelate — dopo la flessione del biennio 2015-2016 — fanno registrare, nello scorso anno, un balzo in avanti del +1%, per un totale di 145.350 tonnellate di patate consumate. Una menzione speciale meritano le tradizionali patate fritte, che tornano a crescere confermando l’alto gradimento dei bambini e non solo. Bene infine i dessert, con un +8,4% al dettaglio (4.500 tonnellate acquistate).

 

Ittici surgelati crescono più dei freschi
Performance al top anche per l’ittico: nel 2017 ne sono state consumate 113.400 tonnellate, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente, dato particolarmente interessante se confrontato con l’aumento dell’ittico nel complesso, compreso il fresco, che cresce solamente dell’1,4% (fonte Ismea-Nielsen). Nel solo canale al dettaglio, il pesce naturale registra un incremento del +7,1% (acquisti per 30.300 tonnellate); stessa crescita per molluschi e crostacei (30.000 tonnellate); ma anche le versioni panate e pastellate chiudono l’anno con risultati lusinghieri (33.700 tonnellate pari a un +3,1%). I consumatori ormai apprezzano la qualità e soprattutto il servizio di questi prodotti già puliti e pronti al consumo, consapevoli anche delle tecniche di lavorazione ottimali messe in atto dalle ditte produttrici e della sostenibilità della produzione garantita dalla certificazione MSC (Marine Stewardship Council) di cui molte aziende del settore si sono ormai dotate. Nel canale catering l’incremento dei consumi di ittici surgelati è stato più modesto (+2,1%), con 19.400 tonnellate complessive.

 

I piatti ricettati tornano a crescere
La fine della crisi economica ha arrestato anche la decrescita, molto forte negli ultimi 6-7 anni, del settore dei piatti ricettati, che finalmente hanno iniziato a risalire nei volumi. Nel 2017 ne sono stati acquistati 45.500 tonnellate (tra dettaglio e catering), con un incremento del +1,9% rispetto all’anno precedente. Alta qualità degli ingredienti, ricettazioni tradizionali ma nello stesso tempo innovative, velocità nelle modalità di preparazione, attenzione al bilancio nutrizionale rappresentano le prerogative principali che fanno di questa categoria la migliore risposta alle necessità dei consumatori e del loro rinnovato stile di vita, che lascia sempre meno spazio alle preparazioni alimentari domestiche.

 

Male le carni surgelate al dettaglio, tenuta nel canale catering
Stabili i consumi di carni surgelate (26.350 tonnellate contro le 26.260 del 2016) — in controtendenza rispetto alle carni nel complesso, che hanno visto un +3,0% secondo lo studio Ismea-Nielsen — con un pano­rama contraddistinto dalla frenata della carne rossa (–2,3% nel 2017), mentre le carni bianche surgelate sono salite dell’1,4%. Nei consumi al dettaglio, tra le carni rosse (il cui volume è sceso dalle 4.800 tonnellate nel 2016 alle 4.400 nel 2017)scendono hamburger (2.900 tonnellate, –3,3%) e carne impanata (1.500 tonnellate, –16,7%), mentre le carni bianche passano da 8.200 ad 8.000 tonnellate con un decremento del 2,4%. Nel canale del catering crescono invece sia le carni rosse (4.250 tonnellate, +4,9%) che le bianche (9.700 tonnellate, +4,9%).
Roberto Villa

 

Dati 2017, Progetto “Reduce”, promosso dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con Università di Bologna-Distal, Politecnico di Milano-Dica, Università della Tuscia-Deim, Università di Udine-Deis e ULSS 20 di Verona.

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