Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 1, 2018

Rubrica: Eventi carnivori
Articolo di Mossini A.
(Articolo di pagina 114)

Asta bovine del Parmigiano Reggiano, il meglio della genetica ne sancisce il successo

È stato il primo appuntamento di una serie che, con ogni probabilità, diventerà mensile. Organizzata dall’ARAER, l’Asta ha proposto 32 bovine nate e allevate all’interno del Comprensorio del Parmigiano Reggiano

Le aspettative erano naturalmente alte. I timori, legati soprattutto alle avverse previsioni meteo che proprio nella giornata di sabato 2 dicembre davano su Parma precipitazioni nevose con accumuli fino a 15 cm, altrettanto insidiosi. Il rischio che il binomio novità-brutto tempo decretasse il flop dell’iniziativa c’era, ma il direttore dell’Araer, l’Associazione regionale allevatori dell’Emilia Romagna, Claudio Bovo, non l’ha voluto nemmeno prendere in considerazione. La macchina organizzativa della prima Asta delle bovine nate e allevate nel Comprensorio del Parmigiano Reggiano era in moto da diversi giorni e tutto era stato preparato nei minimi dettagli. Così, le 32 vacche selezionate dai tecnici di Araer nelle settimane precedenti sono arrivate il giorno prima dell’asta presso la stalla ex Centro Tori del Consorzio Agrario di Parma, dove si è svolto l’evento, per i controlli previsti dal Regolamento e la successiva tolettatura, mentre dalle ore 9:00 di sabato 2 dicembre, sotto un cielo grigio e un freddo pungente, hanno iniziato ad arrivare i primi allevatori.

 

Attesa per le modifiche

Per l’Emilia-Romagna, a differenza di altre regioni come il Trentino-Alto Adige, le aste bovine rappresentano una novità assoluta, ma mai come in questo momento possono dimostrare tutta la loro validità. In primis perché le modifiche apportate al Disciplinare di produzione del Parmigiano Reggiano, in attesa di essere approvate a Bruxelles, prevedono che il latte destinato alla trasformazione nel nostro “Re dei Formaggi” dovrà provenire solo da bovine nate e allevate all’interno del Comprensorio (quindi province di Parma, Reggio Emilia, Modena, sponda sinistra del fiume Reno per la provincia di Bologna e sponda destra del fiume Po per quella di Mantova). Con le regole attuali, infatti, il latte destinato alla produzione di Parmigiano Reggiano può arrivare anche da bovine acquistate al di fuori dei confini del Comprensorio, le quali, dopo un necessario periodo di quarantena per garantire il miglior stato sanitario, possono entrare in produzione. Una volta approvate le modifiche al Disciplinare di produzione questo non sarà più possibile e la rimonta, che già ora richiede il reperimento di alcune migliaia di capi ogni anno, potrebbe diventare un problema di più difficile gestione. Araer ha colto subito la delicatezza della questione e ha deciso di organizzare la prima Asta delle bovine nate e allevate nel Comprensorio del Parmigiano Reggiano, a cui il Consorzio agrario di Parma ha dato un valido contributo sia in termini organizzativi che logistici, mettendo a disposizione le sue strutture.

«Abbiamo superato le più rosee aspettative» ha dichiarato al termine della kermesse Claudio Bovo. «Le 32 bovine battute all’asta hanno espresso il meglio oggi disponibile in termini di miglioramento genetico, favorendo in questo modo il processo di valorizzazione degli allevamenti. Infatti, tutto il bestiame presente è iscritto al Libro genealogico, sottoposto ai controlli funzionali da parte dei tecnici Araer, morfologicamente perfetto e in linea con tutti i requisiti previsti in materia di benessere animale e stato sanitario. Quindi una domanda e un’offerta che si sono incontrate all’insegna dei più rigidi e scrupolosi standard produttivi».

 

La Regione in campo

L’asta, oltre ai presidenti di Araer e Consorzio agrario di Parma, ha visto la partecipazione del presidente della Regione Emilia-Ro-magna Stefano Bonaccini, accompagnato dal numero uno del Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli. «Questa iniziativa — ha dichiarato Bonaccini — rappresenta un importante elemento a sostegno del sistema agroalimentare regionale dove la tradizione e l’innovazione costituiscono il perfetto binomio per la promozione delle nostre eccellenze nel mondo.

Non dimentichiamo che l’Emilia-Romagna è l’unica regione, a livello sia nazionale che europeo, a vantare 44 produzioni Dop e Igp, un record assoluto che tutti ci invidiano e che spesso tentano di imitare con risultati ovviamente molto scadenti, che vengono sistematicamente contrastati, ma che rischiano di confondere il consumatore estero quando sente evocare il famoso made in Italy». «L’asta è stato un evento molto positivo — gli ha fatto eco Bertinelli — perché anticipa quello che ci aspettiamo avvenga quando le modifiche al Disciplinare verranno approvate. Ritengo che questo avverrà non prima di un anno e mezzo, ma se già oggi oltre il 95% della produzione deriva da bovine nate e allevate all’interno del Comprensorio, con il passaggio al 100% potremo comunicare con grande efficacia il legame unico con il territorio che tanti altri formaggi sostitutivi del Parmigiano Reggiano non hanno e non possono immaginare di avere.

Questa è valorizzazione del prodotto, in grado di aiutare allevatori e caseifici a tradurre una scelta in opportunità d’impresa».

 

Quotazioni elevate

In numerosi casi, le quotazioni battute all’asta hanno abbon-dan-temente superato la base di partenza e in altrettante occasioni c’è stata una vera e propria rincorsa a chi offriva di più. «Abbiamo risposto a un’esigenza degli allevatori — ha spiegato il presidente Araer Maurizio Garlappi — e dato avvio a un percorso che riteniamo vincente.

Il nostro è un duplice obiettivo. Da un lato vogliamo stimolare la genetica, dall’altro creare tra gli allevamenti dei nostri soci le migliori opportunità tra domanda e offerta in un costante percorso di crescita professionale in cui tradizione e innovazione sappiano rinsaldare un legame comunque inscindibile.

Oggi i risultati del miglioramento genetico che ha puntato tutto sulla produttività, sulla fertilità e sulla longevità del bestiame hanno raggiunto livelli impensabili fino a qualche anno fa. Il merito è sicuramente della ricerca scientifica, ma anche degli allevatori che non hanno mai smesso di puntare sull’eccellenza del loro bestiame anche quando le quotazioni del latte non li premiavano e raggiungere una buona redditività aziendale era difficile».

 

Filiera italiana

Le 32 bovine all’asta provenivano da 9 allevamenti, quasi tutti associati alla cooperativa Copal che, insieme al Consorzio Agrario di Parma, come abbiamo detto, ha collaborato all’organizzazione dell’evento. «La provincia di Parma è la prima per numero di capi in produzione per il parmigiano reggiano — ha scandito il presidente del Consorzio, Giorgio Grenzi — e la prima asta delle bovine da latte nate e allevate all’interno del Comprensorio non poteva che avvenire qui. L’ottima riuscita di questa iniziativa ha premiato lo sforzo profuso e i timori della vigilia, a iniziare dalle avverse previsioni meteo. Si apre una fase nuova, direi anche più dinamica, che permetterà di stimolare anche l’aspetto economico legato alla linea vacca-vitello, puntando soprattutto a rivitalizzare con un’azione capillare e costante quelle zone di collina e di montagna che sono state in parte abbandonate dalla zootecnia o che rischiano di esserlo.

Il Consorzio di Parma ha sempre avuto una particolare attenzione per il mondo zootecnico, anche perché la nostra è la provincia che produce il maggior numero di forme di Parmigiano Reggiano e i nostri allevamenti vantano un livello di innovazione e tecnologia tra i più elevati. Oggi il Consorzio produce in media, ogni anno, 1,5 milioni di quintali di mangimi totalmente Ogm free, ottenuti utilizzando materie prime di esclusiva provenienza italiana. Una scelta che risponde a un’esigenza del mercato e che, andan-do nella direzione della massima salubrità, è volta a costruire una filiera totalmente italiana».

Calato il sipario su questa prima edizione dell’Asta delle bovine nate e allevate all’interno del Comprensorio del Parmigiano Reggiano, l’Associazione regionale allevatori dell’Emilia-Romagna sta già lavorando al prossimo, analogo appuntamento che, stando alle intenzioni del direttore Claudio Bovo, d’ora in poi sarà mensile.

Anna Mossini

Eurocarni
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Eurocarni:
Euro Annuario Carne
La banca dati Europea del mercato delle carni sempre aggiornata, utile strumento di lavoro per gli operatori del settore lavorazione, commercio e distribuzione carni.