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Eurocarni nr. 1, 2018

Rubrica: Assemblee
Articolo di Benedetti E.
(Articolo di pagina 54)

UNICEB, un’assemblea speciale

Il consumo delle carni rosse esce finalmente dal cono d’ombra della crisi, in un contesto complesso che richiede informazioni aggregate e armonizzate, non solo a livello nazionale, ma anche comunitario, per contrastare le fake news e il disorientamento dei consumatori. Tanto lavoro è stato fatto e altrettanto c’è da fare per il comparto delle carni che, commosso, rende omaggio al presidente onorario Renzo Fossato

L’assemblea generale dell’Unione fondata nel 1969 dal dott. Renzo Fossato che rappresenta importatori, esportatori, allevatori, macellatori, industriali e grossisti del mondo delle carni, alla sua 48a edizione, si è svolta a Roma lo scorso 28 novembre, presso il Westin Excelsior Rome. Un appuntamento annuale per gli imprenditori associati, non solo per lo svolgimento dei consueti impegni statutari ma anche per l’abituale successivo incontro di approfondimento che il segretario generale Clara Fossato, insieme al presidente Carlo Siciliani e a tutto lo staff di UNICEB, organizzano per mettere a fuoco le dinamiche e i trend del mercato delle carni.

È un mercato complesso quello delle carni rosse, che sta lentamente uscendo da una lunga e profonda crisi di consumi, nel quale sta prendendo forma un progetto concreto di coesione comunicativa per dar voce ad un’informazione chiara e trasparente contro il dilagare di fake news e strumentalizzazioni mediatiche.

Questa 48a edizione sarà ricordata per più motivi. Primo fra tutti per il lungo e caloroso applauso proposto da Carlo Siciliani in omaggio al presidente onorario, il dott. Renzo Fossato, che da lì a poche ore sarebbe venuto a mancare, a testimonianza dell’affetto profondo delle tante aziende associate a UNICEB verso il fondatore di questa realtà. Poi, per il tema centrale dell’incontro, focalizzato sull’inversione di tendenza, per la prima volta dopo tanti anni, del consumo in Italia di carni rosse e prodotti trasformati, e quindi per le analisi e i tanti ragionamenti fatti dagli ospiti invitati al Westin Excelsior per meglio comprendere le dinamiche in atto, al fine di consolidare questa tendenza positiva.

 

Carlo Siciliani, coesione e aggregazione

Il presidente Siciliani ha tenuto a sottolineare che «l’assemblea non vuole essere solo un semplice adempimento statutario ma qualcosa di più: un luogo d’incontro per dare spazio alla progettualità, che è linfa vitale per un’associazione di operatori di tutta la Filiera delle carni qual è UNICEB». Sin dalla sua fondazione UNICEB ha voluto mettere assieme tutte le espressioni del comparto per avere una visione il più possibile organica della filiera e rappresentare al meglio le istanze dei suoi diversi componenti, perché così l’aveva concepita il suo fondatore. «Vogliamo proseguire con questo indirizzo, convinti che è l’unione e non la frammentazione a fare la forza del nostro settore» ha sottolineato Siciliani. «Abbiamo bisogno di aggregazione e comunione di intenti in un momento delicato dell’attività del nostro comparto, così come nella vita politica, per contenere le forze centrifughe. In questo momento storico è necessario rilanciare il ruolo di centralità del nostro settore arrivando a formare una voce unica, riconosciuta e autorevole nei confronti del nostro Governo. Riteniamo pertanto improcrastinabile la creazione di una Organizzazione interprofessionale della carne bovina funzionale ed aperta a tutti, che UNICEB, in collaborazione con altre rappresentanze delle attività economiche italiane stanno tentando, non senza fatica, di costruire». «Arrivare a questo traguardo è impegnativo, a causa di derive che arrivano ad affermare che le organizzazioni interprofessionali sono sterili. Noi crediamo che l’organizzazione interprofessionale sia la risposta giusta per favorire la fertilità del comparto delle carni bovine, così come avviene nei Paesi dove queste strutture sono una realtà consolidata, come Francia e Spagna. Anzi, l’Italia è in forte ritardo».

«Il Governo guarda all’agroalimentare come ad uno dei pilastri portanti dell’economia nazionale», ha proseguito il presidente Siciliani. «Di questo pilastro, la filiera delle carni rappresenta una parte principale, generando circa un quinto del valore della produzione agricola e del fatturato dell’industria agroalimentare, senza contare poi che, nonostante le barriere commerciali e sanitarie, è un comparto trainante dell’export sul fronte dei prodotti trasformati. Il nostro obiettivo, in ogni caso, deve continuare ad essere uno solo: fare un buon prodotto di qualità e migliorarlo continuamente», ha continuato il presidente Siciliani, ricordando che «l’impegno profuso in tema di miglioramento dei processi produttivi, dell’impatto ambientale, del benessere degli animali nell’allevamento e nel trasporto ci permettono di dire a voce alta che la carne inserita in una dieta equilibrata fa bene ed è buona».

 

Clara Fossato, comunicazione efficace, contratti di filiera e apertura dei mercati

Il segretario generale Clara Fossato ha voluto evidenziare come «la filiera ha voglia di imparare a comunicare in modo più efficace i propri messaggi, in quanto crediamo che una informazione corretta sia il cardine principale che può e deve aiutare questo nuovo trend della carne non solo a mantenersi ma a rafforzarsi. Crediamo così fermamente nella forza e nella efficacia di una corretta informazione che i nostri sforzi non si limitano solo all’ambito nazionale, ma vanno oltre e guardano all’Europa».

La dott.ssa Fossato ha proseguito dichiarando che «uno dei nostri goal nella partita che stiamo portando avanti, da tre anni a questa parte, sul tema della corretta ed equilibrata informazione è rappresentato dal Piano di comunicazione istituzionale sulla carne rossa. È una iniziativa di comunicazione nuova nel suo genere in Italia e in Europa, supportata dal Mipaaf e realizzata dall’Ismea, la cui punta di diamante è il sito www.carnerossa.info, strumento agile, semplice e veloce per trovare informazioni corrette e curiosità, tutte scientificamente supportate, che riguardano la filiera della carne rossa.

Un altro progetto che ci sta molto a cuore — ha continuato Clara Fossato — è quello portato avanti in collaborazione con la CIA, legato ai contratti di filiera per lo sviluppo di un vero modello nazionale integrato di carne di alta qualità prodotta da animali nati e allevati in Italia che si sviluppa, con diverse specificità, sia al Nord che al Sud nel settore delle carni bovine, suine e, speriamo, anche ovicaprine. Ma come UNICEB continuiamo anche a perseguire gli altri obiettivi prefissati nella Road Map del 2014: lavorare per il consolidamento e l’apertura di nuovi mercati; stimolare la filiera a migliorare i processi produttivi; incentivare un sempre maggiore sostegno da parte delle istituzioni; semplificare la burocrazia, che è opprimente».

La dott.ssa Fossato ha quindi passato la parola al senatore Maurizio Gasparri per un breve saluto all’assemblea, nel quale il vicepresidente del Senato ha affrontato i temi legati alla necessità di mantenere un equilibrio nella dieta alimentare evitando qualsiasi forma di estremismo.

 

Denis Pantini, Nomisma, l’evoluzione della filiera italiana delle carni

I lavori assembleari sono proseguiti con una relazione di Denis Pantini, direttore dell’Area Agroalimentare di Nomisma, sul tema Evoluzione della filiera italiana delle carni – I trend di mercato – Criticità e prospettive future, che è riuscito a fare una fotografia molto dettagliata del comparto carni, mettendo in evidenza i dati che hanno confermato il ritorno al consumo di carni rosse e prodotti trasformati proprio per mettere in risalto la posizione che esso ha nel sistema dell’agroalimentare italiano. «Questa filiera delle carni pesa 18 miliardi di euro» ha detto Pantini all’inizio del proprio intervento, ricordando i trend negativi degli ultimi anni nei quali soprattutto le macellazioni hanno registrato un calo del 50% nella numerosità di imprese, oltre a un –10% del consumo di carni rosse negli ultimi 15 anni.

«Esaminando l’andamento dei consumi di carne notiamo il punto minimo raggiunto nel 2013. Questa recessione ha lasciato il segno in molti prodotti, anche se altri invece hanno registrato un aumento. Un esempio? Il biologico, con +20,1%». Ma al di là dell’aspetto economico, ciò che è davvero cambiato nel corso degli anni è stato l’approccio all’acquisto. «Ciò significa che gli italiani oggi cercano nuovi attributi: prodotti biologici, facilità nella preparazione e il made in Italy».

«Per comprendere i motivi che avevano portato gli italiani a diminuire il consumo di carne, a Nomisma abbiamo fatto una piccola indagine su un campione di mille intervistati, e cosa abbiamo trovato? Che 1 su 2 ritiene che troppa carne faccia male alla salute! Il che significa che la demonizzazione mediatica delle carni condotta da media e social ha sortito i suoi effetti».

Pantini ha concluso il suo intervento riassumendo in quattro parole chiave lo sviluppo futuro della filiera delle carni: innovazione («ad esempio, in materia di packaging e biologico»), aggregazione («non solo politica, ma anche di singole imprese»), comunicazione/promozione («efficace, diretta, trasparente e il più possibile aggregata») e, non ultima, internazionalizzazione («perché è un dato di fatto che in giro per il mondo si consumerà sempre più carne!»).

 

Angelantonio D’Amario, UECBV, a tutela dell’immagine della carne nella UE

Ha fatto seguito l’intervento di Angelantonio D’Amario, Advisor on Food Policy and Sustainability della UECBV, l’Unione Europea per il commercio del bestiame e delle carni alla quale aderisce la UNICEB quale unica organizzazione italiana (www.uecbv.eu). Il tema, centrato sulle azioni nella UE a tutela dell’immagine della carne, è stato seguito con grande interesse dai presenti. L’UECBV conta 53 federazioni nazionali e regionali che operano in 24 dei 28 Stati Membri della UE, per un totale di 20.000 imprese e 230.000 lavoratori rappresentati. D’Amario ha analizzato i tre principali canali tematici attraverso i quali giungono gli attacchi alla carne, evidenziando tre temi: il benessere animale (macellazione, igiene e antibiotici), clima e ambiente (impronta ecologica e idrica, gas serra, nitriti, PAC e antibiotici) e, infine, la salute.

Qual è la strategia a livello europeo per contrastare la disinformazione e l’impatto che questa genera sul consumatore? D’Amario auspica una strategia di comunicazione armonizzata a livello comunitario, su vari livelli, dal coinvolgimento del personale medico, con materiale informativo da distribuire per esempio negli ospedali, alla condivisione di messaggi attraverso i social, ad una comunicazione personalizzata a seconda del target (età, salute, sesso, condizione economica). Tutto ciò richiede investimenti e una visione aggregata a livello europeo che sembra difficile da raggiungere. «Un primo passo è comunque stato fatto in Italia con www.carnerossa.info», un supporto concreto nella battaglia alla disinformazione, rivolto invece alla promozione di una dieta equilibrata».

 

Francesco Giorgino, la carne nel marketing 4.0 e una tavola rotonda con tante voci e opinioni

I temi anticipati hanno fornito utili spunti di riflessione per il dibattito aperto che è seguito e che ha visto come moderatore un professionista della comunicazione come Francesco Giorgino, popolare volto del tg1 della sera, giornalista e saggista, oltre che visiting professor alla Luiss di Roma in materia di newsmaking. Giorgino ha catalizzato l’attenzione della platea ponendo l’accento sul «marketing 4.0, incentrato sull’interrelazione con il consumatore e sulla necessità di inserire il cibo in una dinamica relazionale non finalizzata alla sola vendita del prodotto».

«Perché ci sono io a moderare quest’oggi? Innanzitutto perché provengo dalla Puglia, come il vostro presidente! La seconda ragione è che io faccio il giornalista politico, ma sono anche uno studioso di comunicazione e di marketing. Perché quindi? Tutta la questione delle carni, il made in Italy, è incentrato sulla comunicazione tra il mercato, i produttori e i consumatori. E oggi il potere di questi ultimi è molto forte»: questo l’incipit del suo intervento.

«Oggi c’è una relazione asimmetrica tra i produttori e i consumatori, o per lo meno questa è una percezione collettiva. Il filosofo tedesco Immanuel Kant nel 1700 diceva che gli esseri umani reagiscono alla realtà non così come essa è, bensì come viene percepita, raccontata. Nel 1800 Ludwig Feuerbach assertiva che l’uomo è ciò che mangia. Ma oggi è anche ciò che non mangia, perché qualcuno lo induce o lo convince a non mangiare!

Questo è un quadro che si connota su un elevato tasso di globalizzazione, il che significa creare azione a distanza, un’interconnessione. Oggi ci troviamo ad operare all’interno di un contesto in cui basta un contenuto per innescare un meccanismo virale. Voi state uscendo fuori da un periodo di crisi multifattoriale: economica, innanzitutto, poi crisi dell’efficacia delle politiche europee e nazionali, e, infine, una crisi di prodotto».

 

La carne sul piatto della bilancia: le leve per un’inversione di marcia

Alla tavola rotonda, che si è mossa attorno al tema La carne sul piatto della bilancia: le leve per una inversione di marcia, hanno preso parte il vice-ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, senatore Andrea Olivero; Silvio Borrello, direttore generale della Sanità Animale e Farmaco Veterinario del Ministero della Salute; Raffaele Borriello, direttore generale Ismea; Maria Caramelli, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta e componente del Comitato Scientifico Nazionale Alimenti d’Origine Animale (Cosnala); l’on. Paolo De Castro, primo vicepresidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo; Antonello Paparella, professore ordinario di Microbiologia degli alimenti presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Teramo; e Secondo Scanavino, presidente nazionale della CIA, Confederazione Italiana Agricoltori. Riportiamo brevemente alcuni stralci dei loro interventi nella discussione.

 

Raffaele Borriello e il futuro dei consumi

«Cosa ci aspetta, per il futuro, nella sfera dei consumi? A livello mondiale una crescita del 18% fino al 2023 per quelli di carne e dei prodotti a base di carne in Paesi in pieno sviluppo come Cina e India, ad esempio. Ma anche sul fronte dell’export i dati sono interessanti, in particolare per l’Italia per quanto concerne i nostri salumi».

 

Maria Caramelli e le crisi

«Siamo il Paese più controllato al mondo e, forse, questa cosa la dobbiamo raccontare di più e meglio. Ma come facciamo a spiegare questa sicurezza? Io, avendo vissuto la Bse, posso dire che la crisi ha portato un miglioramento enorme. La comunicazione del rischio va considerata una disciplina scientifica. Confrontiamo allora di più con il mondo produttivo perché la nostra disciplina scientifica va sostenuta e comunicata».

All’intervento di Caramelli ha fatto seguito una riflessione di Giorgino. «Il vostro problema è comunicare il rischio in un mondo che è totalmente cambiato» ha detto il giornalista. «Il tema delle fake news ne è la dimostrazione. Esse spostano la produzione da una parte all’altra e servono a disorientare il consumatore. Bisogna identificare una comunicazione integrata in modo sincronico. Alla luce di tutto ciò, ricordiamocelo, il web non va visto da questo settore come il nemico. Esso deve diventare un alleato! Che fare allora? Ubicuità, orizzontalità, viralità dei contenuti impongono strategie non improvvisate».

 

Antonello Paparella, nell’attesa della seconda monografia dello IARC

«La classificazione dello IARC non indica rischi individuali, ma di grandi numeri. Nel 2015 c’è stata una limitata evidenza del ruolo delle carni rosse sul tumore dell’uomo. Il comunicato dell’International Agency for Research on Cancer riportava che un eccesso di salumi con elevati nitrati ha un ruolo nell’aumento del rischio. L’Italia ha registrato un aumento dei consumi di salumi, con eccellenze nel packaging, nell’alta qualità delle materie prime e dei processi, nella rintracciabilità del prodotto. Si sta insomma premiando lo sforzo dell’industria delle carni a lavorare bene.

La carne, ricordiamolo, è l’unico prodotto alimentare che contiene tutte le informazioni a monte», ha detto il professore ordinario di Microbiologia degli alimenti presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Teramo. «Ora siamo in attesa della seconda monografia dello IARC, prevista per quest’anno. Non dimentichiamoci che i dati sono stati sviluppati analizzando prodotti completamente diversi dai nostri, mangiati da consumatori che hanno abitudini diverse. Questa seconda pubblicazione sarà importante per comprendere come hanno ragionato. Però cerchiamo di evitare gli attacchi e teniamo sempre a mente che, se andiamo in giro per il mondo a visitare degli impianti di macellazione o di lavorazione di salumi, dentro ci troveremo le nostre tecnologie e il lavoro italiano! Ecco, questo lo dobbiamo raccontare quando uscirà il rapporto IARC».

 

Silvio Borrello, i passi avanti nella sanità animale e nell’export

«La sanità animale è un’azione che va perseguita attraverso i servizi sanitari in Italia lungo tutta la filiera e che rispetta il concetto di One Health, il nuovo approccio che riconosce che la salute degli esseri umani è legata a quella degli animali e dell’ambiente. Bisogna difendere la salute dei consumatori attraverso la salute degli animali», ha detto il direttore generale della Sanità Animale e Farmaco Veterinario del Ministero della Salute.

Borrello si è soffermato anche sul tema dell’export, che è aumentato in modo considerevole. «Oggi esportiamo prodotti a base di carne in 41 Paesi, un successo che abbiamo realizzato con poche risorse» ha sottolineato, portando, a titolo di esempio, la recente apertura del Giappone alla bresaola ed alle carni bovine cotte in scatola. «Stessa cosa stiamo facendo per la Corea del Sud, la Cina (dove stiamo lottando per il riconoscimento dell’idoneità da Bse) e per altri Paesi, che nel perseguire la volontà di fare la propria valutazione del rischio comportano più lavoro per tutti».

Silvio Borrello ha infine ricordato due importanti risultati: l’obbligo della ricetta elettronica per i medicinali veterinari («riusciamo così a seguire tutto il percorso e abbiamo oggi il controllo del farmaco veterinario»), e l’associazione delle misure dei controlli sul farmaco veterinario alle misure di benessere animale («aumentando le misure di biosicurezza e benessere animale c’è una costante diminuzione dell’uso del farmaco, soprattutto degli antibiotici»).

 

Secondo Scanavino e il ruolo della CIA

«Il ruolo di allevatori e agricoltori ha visto una crescita in termini di professionalità. Oggi dobbiamo fare, aiutandoci con la scienza e la tecnologia, per migliorare la nostra capacità produttiva e rendere più efficiente la filiera. Questo dobbiamo farlo con il sostegno delle istituzioni che possono incentivare tale processo virtuoso contribuendo in modo diretto, indiretto o defiscalizzando».

 

De Castro, l’Omnibus e giocare d’anticipo nella lotta all’informazione

Il primo vicepresidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, amico da sempre di UNICEB e presenza costante delle assemblee generali dell’Unione, ha commentato l’Omnibus, il regolamento di modifica della PAC, e ha parlato di disinformazione.

In merito a quest’ultima, «oggi sarebbe molto importante anticipare gli effetti positivi o negativi delle notizie. Noi dobbiamo gestire queste informazioni e dobbiamo imparare a farlo. Come? Facendo ciò che fanno per esempio le ONG ambientaliste, che ci inondano di e-mail, che sono presenti coi banchetti al Parlamento europeo. Le notizie influenzano l’opinione pubblica che, a sua volta, influenza la politica. Che fare allora? Anticipare, smontare, e farlo subito. Non si può solo reagire alla disinformazione. Essa va anticipata e gestita». Sul tema Omnibus, De Castro non prevede rischi sul fronte degli aiuti accoppiati, per lo meno fino al 2022-2023. Tra le novità ci sono la semplificazione del greening («l’erba medica diventa un greening de facto»), la gestione dei rischi e il tema della superiorità della PAC alle regole della concorrenza.

 

In conclusione

All’assemblea hanno presenziato molti ospiti e personalità fra le quali i membri del Cosnala Giuseppe Stefano Morino, responsabile educazione alimentare presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, e Agostino Macrì; Luca Buttazzoni, direttore Crea; Gianpaolo Angelotti, presidente Fiesa-Confesercenti; Alberto Grosso, presidente AssoGrassi; Franco Verrascina, presidente Copagri; Alberto Giombetti, responsabile Ufficio Presidenza Cia; la dott.ssa Lea Pallaroni, segretario generale Assalzoo; Lara Sanfrancesco, direttore Unaitalia; il dott. Stefano Sernia, direttore generale Agecontrol; Daniele Bernardini, direttore dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie; Gianluca Bertoja, direttore Uvac del Veneto, che hanno dimostrato ancora una volta come l’UNICEB rappresenti, nel mondo delle carni, una concreta e dinamica realtà che da sempre ha dato valore al concetto di filiera.

La conclusione dei lavori è stata affidata al senatore Andrea Olivero, che ha affrontato il tema della specificità della produzione nazionale, citando casi concreti e rimarcando la stretta connessione della produzione di qualità con il territorio. Olivero ha precisato che «il consumatore deve avere l’immagine di quello che la realtà produttiva effettivamente è, anche se questa è un’operazione di verità complessa e difficile perché esistono ancora forti pregiudizi dovuti spesso a difficoltà comunicative; non possiamo raccontare il bucolico ma dobbiamo fornire dati veri e verificabili in modo che la nostra sicurezza alimentare sia narrabile e riesca ad evocare elementi di positività».

Elena Benedetti

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