Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 1, 2018

Rubrica: Legislazione
Articolo di Cappelli M.
(Articolo di pagina 32)

L’indicazione della sede dello stabilimento di produzione nell’etichettatura dei prodotti alimentari

Introduzione e cenni storico-normativi
Dopo i lavori preparatori è stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 235 del 7 ottobre 2017, il Decreto Legislativo 15 settembre 2017 n. 145, che disciplina l’obbligo di indicazione, nell’etichetta dei prodotti alimentari preimballati, della sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento. Vediamo brevemente il percorso di questa indicazione.
Essa fu introdotta nel nostro ordinamento dall’art. 64 del DPR n. 327/1980 (Regolamento di esecuzione della Legge n. 283/1962 in materia di disciplina igienica della produzione e della vendita degli alimenti e delle bevande). Permaneva poi nell’art. 3 del DPR n. 322/1982 (attuazione della Direttiva 79/112/CEE, che abrogava e sostituiva il suddetto art. 64 e gli articoli seguenti del DPR 327/1980 in materia di etichettatura); a conclusione dell’elenco delle indicazioni obbligatorie veniva riportato, alla lettera i: “La sede dello stabilimento di fabbricazione o di confezionamento per i prodotti fabbricati o confezionati in Italia per la vendita nel territorio nazionale”. Come si intuisce dal testo, l’indicazione della sede dello stabilimento di produzione rappresentava un obbligo esclusivamente nazionale, non essendo contemplato nella citata Direttiva. Obbligo che, per volontà del legislatore, allo scopo di non ostacolare la libera circolazione delle merci (e di non incorrere in contenziosi con gli altri Stati Membri), non poteva essere sostenuto nel caso dei prodotti non confezionati in Italia per esservi commercializzati e nel caso di quelli confezionati in Italia per la vendita negli altri Stati Membri.
Neppure la Direttiva n. 89/325/CEE riportò l’obbligo di quell’indicazione: ciò nonostante, il DLgs n. 109/1992, che ne costituì il dispositivo normativo di recepimento nel nostro Paese, lo reiterava nuovamente per i prodotti preconfezionati, inserendo tra le indicazioni stabilite dall’art. 3, punto 1, lettera f: “La sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento”.
Ed ecco il Regolamento (UE) n. 1169/2011 in materia di etichettatura e presentazione degli alimenti, attualmente vigente, che prosegue sulla linea comunitaria, ormai consolidata, senza prevedere indicazioni relative allo stabilimento di produzione. Da notare che questa volta si tratta di un Regolamento direttamente applicabile negli Stati Membri senza necessità di atti nazionali di recepimento (diversamente dalle direttive), che lascia, pertanto, minori spazi di autonomia normativa agli Stati Membri. La Circolare del Ministero dello Sviluppo Economico prot. 0139304 del 31 luglio 2014, all’avvicinarsi della data di applicazione del Regolamento (13 dicembre 2014), affermava l’inesistenza di “strumenti per mantenere disposizioni nazionali diverse da quelle comunitarie”. Sempre secondo il MISE erano da considerarsi inefficaci le norme nazionali contrastanti con quelle del Regolamento; peraltro, lo stesso Reg. 1169/2011, all’art. 38, afferma che “gli Stati Membri non possono adottare né mantenere disposizioni nazionali salvo se il diritto dell’Unione lo autorizza”. L’obbligo di indicazione dello stabilimento di produzione era così decaduto. Tuttavia, si apriva nel merito un attento dibattito, fino a fare ipotizzare una sua reintroduzione a livello nazionale per non abbassare il livello di informazione e di tutela già raggiunto.
Dopo la delega al Governo da parte del Parlamento del 16 agosto 2016 (Legge di delegazione eu­ropea 2015, n. 170/2016), la deliberazione preliminare del Consiglio dei Ministri del 17 marzo 2017, il parere della Conferenza Stato-Regioni del 20 aprile 2017 e i pareri delle Commissioni delle due Camere, l’iter si concludeva con la deliberazione definitiva del Consiglio dei Ministri il 15 settembre e con l’emanazione, da parte del Presidente della Repubblica, del Decreto Legislativo n. 145, poi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 235 del 7 ottobre 2017 ed entrato in vigore il 22 ottobre. L’applicazione, tuttavia, secondo l’art. 8 (Disposizioni transitorie e finali), decorrerà dal 180º giorno successivo alla pubblicazione, vale a dire dal 5 aprile 2018, lasciando comunque la possibilità di esaurire le scorte delle confezioni eventualmente etichettate difformemente prima di tale data. Trattandosi di normativa nazionale su materia già regolamentata a livello di Unione, il Decreto è soggetto alla procedura di notifica alla Commissione europea e agli Stati Membri, di cui all’art. 45 del Regolamento 1169/2011, e al successivo parere del Comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali (art. 58, par. 1, del Regolamento n. 178/2002).

L’obbligo
Dopo aver definito il campo di applicazione (del quale si parlerà in seguito) e aver richiamato le definizioni di “alimento”, “impresa alimentare”, “operatore del settore alimentare” e “consumatore finale” riportate nel Regolamento (CE) n. 178/2002, nonché quella di “alimento preimballato” riportata nel Regolamento (UE) n. 1169/2011, nell’art. 3 viene affermato (comma 1) che “i prodotti alimentari preimballati destinati al consumatore finale o alle collettività devono riportare sul preimballaggio o su un’etichetta ad esso apposta l’indicazione della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, fermo restando quanto disposto dagli articoli 9 e 10 del Regolamento (UE) n. 1169/2011”. Trattasi quindi di una indicazione aggiuntiva rispetto a quelle elencate nell’art. 9 del Regolamento.

Due casi particolari
Come viene affermato nel secondo comma dello stesso art. 3, l’obbligo interessa anche i prodotti preimballati destinati alle collettività per essere preparati, trasformati, frazionati o tagliati. Quindi, data la definizione di “collettività” fornita dal Reg. 1169/2011 [“qualunque struttura (compreso un veicolo o un banco di vendita fisso o mobile), come ristoranti, mense, scuole, ospedali e imprese di ristorazione in cui, nel quadro di un’attività imprenditoriale, sono preparati alimenti destinati al consumo immediato da parte del consumatore finale”], anche i prodotti che saranno rielaborati o utilizzati come ingredienti nel settore della ristorazione devono riportare le informazioni sullo stabilimento di produzione o confezionamento. L’obbligo è esteso anche agli alimenti preimballati commercializzati in una fase precedente quella di vendita al consumatore finale, con il chiaro intento di non interrompere la tracciabilità dell’informazione: potrebbe trattarsi, per esempio, di un prodotto alimentare già preimballato e che si trova in una fase di trasferimento dall’OSA produttore o confezionatore all’OSA responsabile dell’etichettatura ai sensi del Regolamento 1169/2011, per il quale la mancanza dell’informazione in uno qualsiasi dei trasferimenti non consentirebbe una corretta etichettatura nella fase conclusiva. Nei due casi appena esposti, l’indicazione dello stabilimento di produzione può essere riportata, anziché sull’imballaggio o su un’etichetta, sui documenti commerciali, “purché tali documenti accompagnino l’alimento cui si riferiscono o siano stati inviati prima o contemporaneamente alla consegna”.

Modalità di indicazione
L’indicazione della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, dello stabilimento di confezionamento viene identificata, secondo l’art. 4 del Decreto, dalla località e dall’indirizzo dello stabilimento, ma è sufficiente il nome della località se questo permette un’agevole e immediata identificazione. Può essere il caso, per esempio, di un prodotto alimentare sulla cui etichetta figuri il marchio o il nome dell’impresa produttrice unitamente al nome del Comune sede dello stabilimento nel quale sia insediato un solo stabilimento dell’impresa stessa. L’indicazione deve essere riportata con le modalità grafiche già previste per l’etichettatura degli alimenti preimballati dal Regolamento 1169/2011.

Casi di esclusione
L’art. 4 del Decreto elenca i casi in cui l’indicazione può essere omessa:
nel caso in cui la sede dello stabilimento coincida con la sede, già indicata in etichetta, dell’OSA “responsabile delle informazioni sugli alimenti” di cui al Reg. 1169/2011 (art. 8, par. 1: “L’operatore del settore alimentare responsabile delle informazioni sugli alimenti è l’operatore con il cui nome o con la cui ragione sociale è commercializzato il prodotto o, se tale operatore non è stabilito nell’Unione, l’importatore nel mercato dell’Unione”), detto anche “responsabile dell’etichettatura”;
nel caso di prodotti di origine animale preimballati la cui etichetta riporti il bollo sanitario o il marchio di identificazione di cui ai Regolamenti (CE) n. 853/2004 e 854/2004; il cosiddetto “bollo CE” identifica in modo inequivocabile lo stabilimento e può, dunque, sostituire l’indicazione prevista, garantendo anzi, se non una immediata identificazione da parte del consumatore finale, un più elevato livello di dettaglio per l’autorità competente e per chiunque consulti, sul sito del Ministero della Salute, gli elenchi degli stabilimenti riconosciuti; tale possibilità era già stata prevista dalla Circolare del Ministero delle Attività Produttive n. 167/2001, in completa vigenza del DLgs 109/1992;
nel caso in cui il marchio del prodotto contenga l’indicazione della sede dello stabilimento.

OSA con più stabilimenti
L’OSA responsabile delle informa­zio­ni che dispone di più stabilimen­ti può indicarli tutti nell’etichettatura,­ evidenziando quello effettivo mediante un segno o punzonatura. È un modo per consentire all’OSA di predisporre per il prodotto, sebbene confezionato in stabilimenti diversi, un’unica etichet­ta, differenziando prima della commercializzazione l’indicazione dello stabilimento.

Sanzioni e autorità competente
La mancata indicazione nell’etichettatura (o, nei casi previsti, sui documenti commerciali) della sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento comporta la violazione dell’art. 3 del DLgs n. 145/2017, per la quale l’art. 5 prevede la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 a 15.000 euro; ai sensi della Legge n. 689/1981 il trasgressore può pagare in misura ridotta, entro 60 giorni dalla notifica del verbale, la somma di 4.000 euro (pari al doppio del minimo, per lui più favorevole della terza parte del massimo), chiudendo il procedimento. Alla stessa sanzione è soggetto chi, disponendo di più stabilimenti, li indica tutti in etichetta, ma non evidenzia quello effettivo. Il mancato rispetto, nell’indicazione della sede dello stabilimento di produzione, delle modalità (relativamente a grafica, dimensioni, ecc…) stabilite dall’art. 13 del Regolamento (UE) 1169/2011 è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 8.000 euro (pagamento in misura ridotta: 2.000 euro, pari al doppio del minimo, più favorevole della terza parte del massimo).
L’autorità competente all’irrogazione delle sanzioni (quindi a ricevere il rapporto di mancato pagamento e ad emettere l’ordinanza-ingiunzione di pagamento) è individuata dall’art. 6 del Decreto nell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Quindi la materia, al fine sanzionatorio, non viene inquadrata né nella competenza “sanitaria” (benché il personale di vigilanza delle ASL abbia competenza, nell’ambito del controllo ufficiale per la sicurezza alimentare — Regolamento n. 882/2004 —, sul controllo dell’etichettatura e sull’accertamento delle violazioni — si veda per quest’ultimo aspetto la Circolare del Ministero per l’Industria, il Commercio e l’Artigianato n. 3303/C del 23/02/1993), né nella competenza “commerciale” che aveva a suo tempo portato all’individuazione delle Regioni (dopo gli UUPPICA e le Camere di Commercio), nella qualità di organi periferici del MISE, come autorità competenti in materia di etichettatura dei prodotti alimentari. La competenza rientra invece nel campo agroalimentare, sotto il controllo del MIPAAF. Il pagamento delle sanzioni viene incamerato dallo Stato mediante le proprie Tesorerie territoriali.
Costituisce un’interessante disposizione la destinazione di quote degli introiti su appositi capitoli dei bilanci del MIPAAF (il 35%) e del Ministero della Salute (il 15%), “per il miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia delle attività di controllo e di vigilanza dei predetti Ministeri”.

Conclusioni
La reintroduzione dell’obbligo di indicare nell’etichettatura dei prodotti alimentari preimballati la sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, dello stabilimento di confezionamento è motivata, utilizzando le parole riportate nello stesso Decreto Legislativo 145/2017 (art. 1, “Campo di applicazione”), dalla “garanzia della corretta e completa informazione al consumatore e della rintracciabilità dell’alimento da parte degli organi di controllo, nonché per la tutela della salute”; già il testo della legge di delega affermava il fine di “garantire una corretta e completa informazione al consumatore e una migliore e immediata rintracciabilità dell’alimento da parte degli organi di controllo, anche per una più efficace tutela della salute”. L’informazione consentirà la tempestiva individuazione dell’effettiva provenienza di un alimento, importante soprattutto in caso di incidenti, emergenze e crisi alimentari, e renderà più rapide ed efficaci le indagini volte al reperimento dei dati necessari per le notifiche sul sistema di allerta rapido (RASFF). Si ricordi che la scheda utile per tali notifiche (predisposta a livello comunitario e riportata nell’Intesa CSR Rep. atti n. 204 del 13 novembre 2008, reperibile sul portale RASFF con i successivi aggiornamenti) inserisce tra i dati necessari proprio quelli relativi al produttore (nome e indirizzo).
Benché l’obbligo non sia applicabile agli alimenti prodotti in Italia e destinati alla vendita negli altri Stati Membri e, secondo la clausola di mutuo riconoscimento (art. 7 del Decreto), agli alimenti prodotti e confezionati in altri Stati Membri, in Turchia e negli Stati dell’EFTA (Associazione europea di libero scambio), esso può costituire un interessante elemento di trasparenza e di più completa informazione.
Si noti che la Conferenza Stato-Regioni aveva espresso, il 20 aprile 2017, il proprio parere favorevole vincolato ad alcune modifiche: la soppressione di alcune delle motivazioni riportate nell’art. 1 sul campo di applicazione (i richiami alla rintracciabilità e alla tutela della salute); una riduzione degli importi delle sanzioni; la totale eliminazione dell’art. 6 sull’individuazione delle autorità competenti; l’aumento del periodo di decorrenza applicativa da 180 giorni a 12 mesi. Di tali indicazioni il Governo, nel testo definitivo, non ha tenuto conto.
Sarebbe stato auspicabile un più completo intervento di definizione delle sanzioni in materia di etichettatura degli alimenti, atteso fin dall’entrata in vigore del Regolamento n. 1169/2011, rivedendo quelle previste dal DLgs n. 109/1992 ed attualizzandole in riferimento alla recente normativa comunitaria.
Non si dimentichi che alcuni importanti aspetti regolamentati dal Regola­mento n. 1169/2011, come quello della corretta indicazione degli allergeni, applicato dal 13-12-2014, e quello dell’obbligo di etichettatura nutrizionale, applicato dal 13-12-2016, non possono ancora contare, ad oggi, su un dispositivo sanzionatorio.


Marco Cappelli
Tecnico della Prevenzione
ASL n. 5 – La Spezia



Riferimenti normativi
Decreto Legislativo 15 settembre 2017, n. 145 – Disciplina dell’indicazione obbligatoria nell’etichetta della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, ai sensi dell’articolo 5 della Legge 12 agosto 2016, n. 170 – Legge di delegazione europea 2015 (GU n. 235 del 07-10-2017).
Decreto del Presidente della Repubblica 26 marzo 1980, n. 327 – Regolamento di esecuzione della Legge 30 aprile 1962, n. 283, e successive modificazioni, in materia di disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande (GURI n. 193 del 16-07-1980), e successive modificazioni.
Decreto del Presidente della Repubblica 18 maggio 1982, n. 322 – Attuazione della Direttiva (CEE) n. 79/112 relativa ai prodotti alimentari destinati al consumatore finale ed alla relativa pubblicità nonché della Direttiva (CEE) n. 77/94 relativa ai prodotti alimentari destinati ad una alimentazione particolare. (GURI Serie Generale n. 156 del 09-06-1982).
Direttiva 79/112/CEE del Consiglio del 18 dicembre 1978, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri concernenti l’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari destinati al consumatore finale, nonché la relativa pubblicità (GUCE n. L 033 del 08-02-1979).
Direttiva 89/395/CEE del Consiglio del 14 giugno 1989 che modifica la Direttiva 79/112/CEE relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri concernenti l’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari destinati al consumatore finale, nonché la relativa pubblicità (GUCE n. L 186 del 30-06-1989).
Decreto Legislativo n. 109 del 27 gennaio 1992 – Attuazione delle Direttive 89/395/CEE e 89/396/CEE concernenti l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari (SOGURI n. 39 del 17-02-1992) e successive modificazioni.
Regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, che modifica i Regolamenti (CE) n. 1924/2006 e (CE) n. 1925/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio e abroga la Direttiva 87/250/CEE della Commissione, la Direttiva 90/496/CEE del Consiglio, la Direttiva 1999/10/CE della Commissione, la Direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, le Direttive 2002/67/CE e 2008/5/CE della Commissione e il Regolamento (CE) n. 608/2004 della Commissione (GUUE n. L 304 del 22-11-2011).
Nota del Ministero dello Sviluppo Economico, Direzione Generale per la Politica industriale, la competitività e le PMI, Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione, prot. n. 139304 del 31 luglio 2014 – Regolamento (UE) n. 1169 del 25 ottobre 2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori e DLgs n. 109 del 27-01-1992.
Legge 12 agosto 2016, n. 170 – Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione Europea – Legge di delegazione europea 2015 (16G00181) (GU Serie Generale n. 204 del 01-09-2016).
Parere sullo schema di decreto legislativo recante la disciplina dell’indicazione obbligatoria nell’etichetta della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, ai sensi dell’art. 5 della Legge 12 agosto 2016, n. 170 – Legge di delegazione europea – Repertorio atti n. 56/CSR del 20 aprile 2017.
Regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GUCE n. L 371 del 01-02-2002), modificato dal Regolamento (CE) n. 1642/2003 (GUCE n. L 245 del 29-09-2003).
Regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale (rettifica in GUUE n. L 226 del 25-06-2004).
Regolamento (CE) n. 854/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 che stabilisce norme specifiche per l’organizzazione di controlli ufficiali sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano (rettifica in GUUE n. L 226 del 25-06-2004).
Circolare del Ministero delle Attività Produttive n. 167 del 02-08-2001 – Etichettatura e presentazione di prodotti alimentari (GURI n. 185 del 10-08-2001).
Legge n. 689 del 24-11-1981 – Modifiche al sistema penale (SOGURI n. 329 del 30-11-1981) e successive modificazioni.
Regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali (rettifica in GUUE n. L 191 del 28-05-2004).
Circolare del Ministero per l’Industria, il Commercio e l’Artigianato n. 3303/C del 23-02-1993 – Competenza ad irrogare le sanzioni amministrative concernenti le norme di cui al DLgs 27-01-1992 n. 109 che dà attuazione alle Direttive 89/395/CEE e 89/396/CEE, riguardanti l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari (GURI n. 59 del 12-03-1993).
Intesa, ai sensi dell’art. 8, comma 6, della Legge 5 giugno 2003, n. 131, tra il Governo, le Regioni e le Province auto­nome di Trento e di Bolzano sulla proposta del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali di modifica dell’Intesa 15 dicembre 2005 (Rep. atti n. 2395) recante “Linee guida per la gestione operativa del sistema di allerta per alimenti destinati al consumo umano (Rep. Atti n. 204/CSR del 13-11-2008).

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