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Eurocarni nr. 1, 2018

Rubrica: Sono 180 grammi, lascio?
Articolo di Papalato G.
(Articolo di pagina 106)

Grammatura, qualitĂ , provenienza

No, non stiamo parlando di carne in questo caso, anche se potrebbe sembrare, ma di dischi. Sì, quei cerchi pieni di solchi che, se fatti girare sotto una puntina, irradiano musica. E i sostantivi con cui abbiamo aperto queste righe sono importanti per darne un valore oltre che per definirli. Perché se un vinile pesa 180 grammi, ha una resa migliore ed è più longevo. Perché la qualità dell’incisione è direttamente proporzionale alla sua resa. Perché sapere da dove viene, quando è stato stampato e da chi ci danno informazioni importanti per avere un’idea esatta della sua identità. Proprio come la carne che scegliamo, n’est pas?

 

Swordfishtrombones, Tom Waits

Il disco di questo mese è “Swordfishtrombones” di Tom Waits, il primo ad uscire per la Island Records. Al suo interno c’è un brano strumentale, “Dave The Butcher”, e quando ho pensato a questa rubrica, con che disco iniziare, proprio quello mi è suonato nella testa e quindi eccomi qua. È il 1983 ed è la linea d’ombra di Waits, un deciso e convinto cambio di direzione. Non più il cantante confidenziale e romantico di fumose e delineate atmosfere jazz, ma qualcosa d’altro, con radici sì nella musica americana ma aperto a contaminazioni tra le più diverse. Certo, i sintomi si erano palesati nel corso degli album precedenti, ma se ascoltiamo i dischi editi dalla Asylum Records il cambio è netto. Waits non è un cantore populista del sogno americano, quella promessa di rivoluzionare la propria condizione economica e quindi sociale prima che esistenziale attraverso le infinite occasioni che vengono offerte (…). No. Non ci sono esaltazioni, non c’è retorica. Qui c’è consapevolezza, non rassegnazione, si noti bene. Il disco è fatto di penombre e crepuscoli, una luce filtrata che rivela certe cose nascondendone altre, per non tradirsi.

Una necessità, quella di liberarsi da ciò che si è e con tutta probabilità si rimarrà, ma sotto forma di qualcosa di esterno, che lavi via, purifichi. Ed è un’attesa irrazionale sì, ma concreta, a cui attaccarsi in certi casi o lasciarsi trascinare, in altri. E così non sono solo i testi a raccontare le storie della disillusione, della presa di coscienza della propria ineluttabile realtà, ma è soprattutto la musica che ne definisce l’immaginario.

Marcette marziali (Underground), chitarre elettriche (16 Shells From A 30.6), ritmi afrocaraibici (Shore Leave), ritmiche claudicanti su cui si appoggia l’hammond (Dave The Butcher), il rock’n’roll, il blues, la psichedelia, la voce di Waits, fatta di mille sigarette e di alcool, che declama e poi sbiascica, sussurra e urla, canta. “Swordfishtrombones” è il manifesto postmoderno sulla ridefinizione della musica americana per come la conosciamo: non una uniforme esecuzione di stili ma la molteplicità di suoni indigeni che si amalgamo in un’armonia fatta di contrasti. Così nasce la poetica di un autore che, a 10 anni dal suo esordio, sceglie chi essere.

Giovanni Papalato

 

La Barberia Records

The Worst Taste In Music

Radio Antenna 1 FM 101.3

Two Lonely Beards – Once We Were Kids

www.labarberiarecords.com

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