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Eurocarni nr. 1, 2018

Rubrica: Mercati
(Articolo di pagina 80)

Tendenze ISMEA nel mercato del bovino da carne

Si consolida la fiducia degli operatori nel comparto: domanda in tenuta e prezzi alla produzione in ripresa

Il mercato dei bovini, dopo anni di crisi, intravede uno spiraglio di ripresa. Gli allevatori vedono migliorare il margine di redditività grazie ai prezzi in allevamento in graduale crescita e ai costi che crescono a un minor tasso. L’innalzamento dei prezzi in ambito europeo rende maggiormente competitiva l’offerta nazionale favorendo l’assorbimento di questa sia sul canale del consumo domestico che su quello Horeca. L’offerta nazionale di carne risulta di alta qualità, grazie all’alleggerimento della quota proveniente dalla macellazione di bovini adulti provenienti dal circuito latte. I consumi domestici frenano la caduta e confermano la stabilizzazione.

 

Prezzi in graduale e continua ascesa

I prezzi in allevamento dei bovini da carne evidenziano, nei primi nove mesi del 2017, un livello superiore a quello dei due anni precedenti e un graduale e continuo trend ascendente rispetto agli analoghi mesi del 2016. In aumento i prezzi per tutte le categorie, con maggiore evidenza per quelli delle vacche che, grazie alla minore offerta in ambito sia nazionale che europeo, nel mese di agosto raggiungono valori medi nazionali dell’11% più elevati del precedente anno. Buono anche l’andamento dei prezzi dei vitelloni che, partendo da un recupero dell’1% nel mese di gennaio, si ritrovano ad agosto a valori superiori del 5% rispetto a quanto registrato nello stesso mese del 2016. Un 2017 tutto in terreno positivo anche per i vitelli da macello, le cui quotazioni, già partite da buoni livelli, si mantengono per questi primi otto mesi dell’anno superiori al 4% rispetto alle analoghe 2016. Il mercato delle carni evidenzia una certa inerzia nel recepire i segnali di rialzo del mercato. I prezzi di inizio anno erano i più bassi dell’ultimo triennio e, nonostante la tendenza dei primi mesi non sia stata di deciso rialzo, tra luglio e agosto si sono riportati su livelli superiori a quelli dello stesso periodo del 2016.

 

Offerta nazionale in leggera contrazione

Le statistiche di macellazione redatte dall’Istat registrano nei primi sei mesi del 2017 l’avvio al macello di oltre 1,25 milioni di capi bovini, per un equivalente in carne di 376.000 tonnellate, riportando su base annua una flessione sia del numero di capi che del peso morto (–5%). La flessione è molto meno accentuata secondo i dati di macellazione dell’Anagrafe bovina, che nell’analogo periodo registra un aumento di capi dello 0,9%, con un’offerta che, essendo composta da animali di più piccola taglia, si tradurrebbe in una contrazione dell’offerta in carne dell’1%. L’offerta per le categorie merceologiche segue infatti trend differenziati: resta stabile la quota di vitelloni maschi, mentre mostrano contrazioni le manze e le vacche. Il fenomeno è da ascriversi al miglioramento ravvisato nel mercato del latte che ne ha comportato la tenuta in stalla.

 

La crescita dei costi è meno intensa della crescita dei prezzi

L’indice dei costi dei mezzi correnti di produzione per l’allevamento del vitellone si attesta mediamente, nel periodo gennaio-luglio 2017, a 103,3 punti, solo poco sopra a quanto registrato nel periodo corrispondente del 2016 (102,7). Da notare che questa è la prima “risalita” dell’indice dei costi per l’allevamento bovino, dopo cinque anni consecutivi di contrazione. Va evidenziato però che nelle aziende virtuose, specializzate nell’ingrasso di razze da carne e di capacità elevata (> 550 posti stalla), grazie alle buone capacità gestionali degli allevatori, i costi effettivi in stalla si sono spesso mantenuti su livelli più bassi dello scorso anno. Ne è un esempio il risultato dell’indagine dei costi per partita nei primi due trimestri 2017 nelle aziende di vitelloni Charolaise del Veneto, di cui si fornisce un breve stralcio di seguito.

 

Il margine operativo lordo per la prima volta positivo nelle grandi aziende di ingrasso delle Charolaise

I risultati dell’indagine trimestrale sui costi di allevamento che l’Ismea svolge nell’ambito del Piano zootecnico evidenziano come il 2017 sia indubbiamente un anno migliore dei precedenti. I costi diretti registrati dalle aziende del campione segnano in quasi tutti i cluster individuati (in base a “numero posti stalla” e “razza bovina allevata”) livelli inferiori rispetto ai ricavi finali. Il dato potrebbe sembrare scontato, ma non lo è se si guardano gli anni precedenti, quando il margine per tutte le categorie risultava in terreno negativo e il margine positivo era garantito solo dai premi.

 

Migliora la fiducia degli operatori e aumenta l’import di animali da ingrasso

Le aspettative per il mercato nei prossimi mesi, da parte degli operatori, appaiono dunque discrete. Ne sono ulteriore prova i maggiori acquisti all’estero per i ristalli. Le importazioni di bovini vivi destinati all’ingrasso segnano nei primi sei mesi 2017 un incremento del 3,2%, pari a oltre 13.000 capi. Gli arrivi passano da 405.000 a 418.000; di questi circa 164.000 appartengono alla categoria oltre 300 kg (broutard) per la quale sono stati acquistati circa 12.000 capi in più rispetto al 2016. Va evidenziato che l’import di ristalli aveva segnato cinque anni di flessioni e solo nel 2016 aveva accennato una lieve ripresa.

Il dato è interessante, oltre che per valutare lo stato di fiducia del comparto, anche per stimare un prossimo recupero di offerta (circa 3% nel complesso) sulle macellazioni di vitelloni nei mesi da ottobre a febbraio. Le importazioni di carni evidenziano invece un’ulteriore contrazione (–3,1%). In particolare si contrae la quota di arrivi dalla Francia (–7% in volume), dalla Polonia (–4%) e dai Paesi Bassi (–6%); aumentano invece le importazioni da Germania e Irlanda, rispettivamente +7% e +8%.

 

Domanda interna: aumenta l’interesse per gli elaborati

I dati sui consumi domestici relativi ai primi otto mesi del 2017 evidenziano un aumento della spesa, per le carni bovine, dell’1,2%. In particolare, a crescere non sono tanto i volumi acquistati (solo +0,1%), ma piuttosto i prezzi unitari. Da notare come, tra le referenze, i consumatori abbiano dato maggiore spazio alle carni bovine elaborate (+38% su una quota del 4% per lo più costituita da hamburger), sostituendole sia ai tagli freschi di vitello (–0,3%) che di bovino adulto (–1,3%). Dopo cinque anni di continua contrazione, anche il dato di stabilizzazione dei consumi è da intendersi comunque come elemento positivo.

Tra le carni, invece, continuano a perdere appeal quelle cunicole e quelle ovicaprine, che dopo le ingenti perdite degli anni precedenti accusano entrambe ridimensionamenti in termini in volume rispettivamente del 13,8% e del 6,5%.

I prezzi unitari di tutte le carni mostrano, anche nella fase al consumo, un trend di crescita che investe, seppure in differente misura, tutti i segmenti. Tra tutti è proprio quello delle “bovine elaborate” a mostrare la percentuale di crescita maggiore (+8,7%). La carne di vitello risulta ancora quella con maggior valore unitario tra tutte le carni.

 

Mercato europeo caratterizzato da prezzi in ascesa e minore offerta

La produzione totale di carni bovine nella UE 28 appare sostanzialmente stabile (–0,1%). L’aumento dei prezzi del latte ha spinto gli allevatori di tutta Europa a mantenere le vacche in stalla, pertanto l’offerta globale di questa categoria è risultata più scarsa dello scorso anno in quasi tutti i Paesi e i prezzi ne hanno giovato, registrando evidenti incrementi.

Solo nei Paesi Bassi, dove sono ancora impegnati a soddisfare le direttive europee sulla riduzione dei fosfati, hanno dovuto procedere all’abbattimento massiccio di capi. Nei primi sei mesi sono state avviate al macello quasi 300.000 vacche, il 30% in più rispetto al 2016 (+49% vs 2015).

Il mercato europeo dei vitelloni si presenta equilibrato e fluido. L’offerta globale viene completamente assorbita, la domanda è stabile e i prezzi in graduale crescita. Secondo quanto riportato da AMI (Agricultural Market Information Company), nei mesi estivi, in Germania il mercato ha assunto toni positivi e si prevede un ulteriore miglioramento nei prossimi mesi: l’offerta di vitelloni è stata più abbondante (+6%) ed è stata assorbita a prezzi sensibilmente più alti dello scorso anno.

Anche in Polonia l’offerta di vitelloni, nel primo semestre, ha registrato incrementi del 5%, accompagnata da un aumento dei prezzi; malgrado ciò, questi rimangono ancora molto competitivi in ambito europeo. Le spedizioni all’estero di carni restano molto dinamiche.

I prezzi del vitellone italiano rimangono, in ambito europeo, i più sostenuti. Nello specifico, il valore medio nel terzo trimestre 2017 si attesta per tutti i paesi su un livello superiore all’analogo periodo dello scorso anno.

Per quanto riguarda i vitelli, dopo un’estate difficile (il periodo estivo è sempre sfavorevole ai consumi di vitello per chiusura mense scolastiche e sostituzione con altre carni più idonee a grigliata), nel mese di settembre si assiste ad una ripresa dei corsi. Il prezzo dell’Italia è quello che, nel terzo trimestre 2017, mostra il maggior aumento rispetto all’analogo periodo del 2016. Cresce in minor misura il prezzo dell’Olanda, restando in ambito europeo, assieme a quello della Germania, il più competitivo.

(Fonte: Direzione Servizi per lo sviluppo Rurale Unità Operativa Studi e Analisi

Redazione a cura di Paola Parmigiani – Ismea)

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