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Eurocarni nr. 8, 2017

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 14)

Analisi economica della BCE e problemi della disoccupazione

In occasione dell’ultimo Consiglio Europeo, tenutosi a Bruxelles a fine giugno scorso, il presidente della Banca Centrale Europea, parlando direttamente ai leader europei, ha confermato quanto già aveva sostenuto, solo alcuni giorni prima nel parlamento israeliano, e cioè che la “ crisi è ormai alle nostre spalle”. Ad avviso della maggior parte degli osservatori economici, l’analisi del presidente Draghi non è stata vista solo come una analisi economica ma anche come una nuova speranza nei confronti del progetto europeo nel suo complesso. E ciò, secondo il nostro avviso, tenendo conto di un nuovo clima che si è instaurato recentemente, forse a causa del diradarsi di un certo senso di incertezza, che indubbiamente aveva pesato nei rapporti tra i vari Paesi europei e nonostante si sia dovuta registrare la amara uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.
Il miglioramento delle prospettive politiche e il diradarsi delle tensioni possono dare una nuova spinta alla ripresa perché, come ha detto lo stesso presidente della BCE, la “fiducia è lo stimolo più a buon mercato”. Infatti la situazione economica generale sta migliorando ed, in particolare, pare evidente il calo della disoccupazione, anche se l’inflazione, nonostante ad aprile scorso ci sia stato un lieve aumento, dovuto forse più a fattori temporanei, rimane lontano dal noto obiettivo del 2%, fissato dalla BCE e che per sollevarla viene mantenuta la attuale politica monetaria, fondata sul Quantitative Easing, del quale abbiamo spesso scritto su questa Rivista e che, lo vogliamo ricordare, si fonda sull’acquisto di bond per immettere liquidità nel sistema e sostenere la crescita, ad un ritmo mensile di 60 miliardi di euro, previsto, almeno per ora, fino al prossimo dicembre.
Si spera così nella crescita dei salari che potrebbe spingere l’inflazione a raggiungere il citato obiettivo del 2%. La crescita ipotizzata da Draghi ha trovato riscontro per il nostro Paese, già nella revisione, prima da parte dell’ISTAT, dei dati del primo trimestre di quest’anno, che potrebbero portare ad una crescita dell’1,2% a fine anno, e, successivamente, da parte del Fondo Monetario Internazionale, che ha ipotizzato il rialzo delle stime sul PIL di 0,5% percentuali in più.
E il fatto che la nostra crescita sia passata da una previsione, da parte del F.M.I, dello 0,7% a gennaio, a quello di giugno potrà dare un certo slancio ai piani del Governo, anche se si dovrà fronteggiare il problema, della disoccupazione, che purtroppo rimane ancora tale, poiché con il suo tasso di poco più dell’11%, costituisce il terzo tasso più alto tra i Paesi dell’OCSE, preceduto dalla Grecia e dalla Spagna. Ciò significa che l’Italia si attesta in una posizione distante dall’area euro, che risulta essere ferma al 9,1%, ed anche distante di 4,5 punti percentuali rispetto ai livelli precedenti alla crisi.
Da quanto sopra detto possiamo affermare che i dati riportati confermano che è in atto una ripresa economica in Europa, pur se ancora moderata, che porta con se un aumento dell’occupazione con una conseguente riduzione del tasso di disoccupazione, che, nell’eurozona scenderebbe dal 10 al 9,4% quest’anno. In effetti, però, come spesso avviene, si deve ammettere che in molti paesi europei la crescita del reddito e la crescita dell’occupazione sono più alte della media, mentre il risultato complessivo è tenuto basso dai risultati sfavorevoli di alcuni altri paesi, i quali, però, pesano molto sul totale per la loro popolazione.
Così risultano evidenti i dati dell’Irlanda (+3,5%), Portogallo (+3,3%), Spagna (+2,4%) ed altri Paesi minori, mentre vanno meno bene tre grandi paesi come la Germania, che ha un aumento uguale alla media (1,5%), dall’Italia e dalla Francia con un aumento dell’occupazione rispettivamente dell’1% e dello 0,7%. Lo stesso vale per le previsioni della crescita del reddito nel 2017; rispetto alla media dell’1,9% l’UE nel suo insieme, per 18 Paesi, cioè per molto più della metà, si prevede una crescita superiore alla media, mentre per 10 membri sarà inferiore alla media, e, tra questi ultimi si trova, di nuovo, la Germania, seguita dalla Francia e dall’Italia.
Ma la situazione tedesca, francese e quella Italiana sono ben diverse, poiché la Germania è in linea con la crescita, mentre in Francia la disoccupazione sta quest’anno attestata sul 10% e per l’Italia essa si collocherà ancora sull’11,5% e si tratta di cifre doppie per ambedue i Paesi rispetto a quelle che si registravano nel 2007, prima della grande crisi degli ultimi anni. Di fronte a livelli così alti si impone l’obbligo, anche come dovere morale e civico, di impostare politiche economiche che spingano verso l’alto la crescita e consentano un riassorbimento effettivo della disoccupazione, a scanso di creare malessere sociale, già significativo nel nostro Paese. Ma l’Europa condividerà certe preoccupazioni o guarderà sempre i dati della sua finanza pubblica?
Ci auguriamo che il nuovo clima, instaurato con Bruxelles, possa portare al superamento di quelle note rigidità che finora non hanno portato fortuna.


Cosimo Sorrentino

 

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