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Eurocarni nr. 8, 2017

Rubrica: Sicurezza alimentare
Articolo di Mauri G.
(Articolo di pagina 50)

Selvaggina e sorveglianza del territorio

Sorveglianza sulla presenza di agenti patogeni nuovi o riemergenti e sulla contaminazione ambientale da inquinanti sono possibili grazie alla collaborazione fra cacciatori e IZS

La selvaggina viene abbattuta secondo i Piani previsti annualmente dalla Provincia a fini venatori e di controllo della popolazione dei selvatici. In entrambi i casi, gli animali abbattuti possono giungere ai centri di raccolta e commercializzazione ed essere sottoposti a controlli che permettono di ottenere informazioni preziose sul territorio, sulla presenza di malattie o agenti patogeni e di contaminanti ambientali. Fra i relatori dell’incontro tenutosi a Bologna dal titolo “Risorsa selvaggina tra ecopatologia, bio rischi e sicurezza alimentare” c’era anche Carlo Citterio dell’IZS delle Venezie/SIEF, che ha parlato proprio dell’utilità del monitoraggio dei selvatici abbattuti. Gli abbattimenti, infatti, permettono di eseguire la sorveglianza sanitaria sul territorio, consentono di condurre un monitoraggio che permette di valutare le eventuali variazioni della situazione sanitaria. «È importantissimo conoscere nella maniera più approfondita possibile la situazione epidemiologica del territorio, come anche le caratteristiche della popolazione dei selvatici che lo popolano».
La sorveglianza può essere di tipo passivo o attivo. Quella passiva prevede l’analisi degli animali abbattuti e molto spesso è sufficiente per individuare malattie reintrodotte nel territorio o di nuova introduzione. La collaborazione con i cacciatori e la loro formazione sono elementi indispensabili per una buona riuscita della sorveglianza passiva.
La sorveglianza attiva, invece, esegue una ricerca mirata di un patogeno sulla base di un piano di ricerca di una specifica patologia e delle conseguenti analisi statistiche. Secondo Citterio, nella filiera della carne da cacciagione la sorveglianza comincia da prima che avvenga lo sparo. Il cacciatore adeguatamente formato riconosce un animale sospetto malato e lo gestisce con grande attenzione.
Per valorizzare l’effetto filiera è necessario armonizzare e facilitare i contatti e i passaggi di informazioni fra i componenti della filiera stessa: cacciatori, centri di controllo, enti pubblici e Istituti Zooprofilattici e altri operatori.
I selvatici sono utili sentinelle anche per monitorare il territorio da contaminazioni chimiche, oltre che biologiche. Per questo tipo di indagini bisogna ricorrere ad animali stanziali, che siano in grado di riportare i dati di un territorio piuttosto limitato. Ad esempio, Carlo Citterio ha brevemente trattato il problema del Cesio 137: un elemento non presente in natura, ma triste eredità del disastro di Chernobyl. All’epoca, il Cesio 137 ricadde a terra e si depositò sugli strati più superficiali del terreno. I funghi sono accumulatori di Cesio 137 e i caprioli, che ne sono ghiotti, si contaminano, tanto più che i funghi per cui hanno una predilezione sono quelli che maggiormente accumulano il cesio.
La contaminazione dei caprioli però ha andamento ciclico stagionale con picchi in autunno — rilevano gli scienziati austriaci — mentre i cinghiali, grufolando tutto l’anno nei primi strati del terreno, si contaminano e presentano tracce di Cesio 137 più costanti per tutto l’anno. In Norvegia le renne sono gli animali in cui viene ricercato il Cesio 137: quelle che vivono negli alpeggi più in altitudine ne sono maggiormente contaminate e gli scandinavi si sono organizzati costruendo paddock di finissaggio per le renne in cui è possibile — grazie all’alimentazione controllata — ridurre il tasso di contaminazione negli animali prima del loro abbattimento.
In Germania i cinghiali di alcune zone e in alcune stagioni sono tanto contaminati che quelli con valori superiori ai 600 Bq/kg vengono distrutti dall’Autorità competente, che si preoccupa di risarcire il cacciatore. In Nord Italia esiste ancora la possibilità che qualche cinghiale sfori i livelli di contaminazione da Cesio 137, ma si tratta di casi sporadici.


Giulia Mauri

Eurocarni
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