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Eurocarni nr. 5, 2017

Rubrica: Fiere
Articolo di Mossini A.
(Articolo di pagina 120)

A Fieravicola spazio all’internazionalizzazione

Dal 5 al 7 aprile Forlì ha ospitato la 50a edizione della rassegna dedicata al settore avicunicolo. Oltre 200 gli espositori, con una presenza di aziende estere che ha toccato il 25% del totale. Il bilancio finale è positivo e già si guarda al 2019

Oltre 200 espositori, di cui il 25% stranieri, 150 delegati esteri, elevata presenza di operatori del settore. La 50a edizione di Fieravicola, Salone internazionale avicolo organizzato da Fiera di Forlì e svoltosi nella città romagnola dal 5 al 7 aprile scorsi, ha chiuso i battenti con un bilancio molto positivo e l’ente organizzatore è già all’opera per pianificare la prossima edizione, che si terrà nel 2019 dal 17 al 19 aprile, non prima però di aver dato vita, nel prossimo anno, alle Giornate avicole e ai Seminari a cui si sta già lavorando. «Siamo soddisfatti — ha dichiarato al termine della rassegna il presidente della Fiera, Gianluca Bagnara — sia sotto il profilo commerciale, sia per il peso che Fieravicola continua ad avere nonostante la forte contrazione che il comparto sta vivendo ormai da diversi anni. Il distretto della Romagna ricopre un ruolo di prim’ordine per il settore avicolo nazionale. Il 20% della produzione totale di carne arriva da qui, mentre quella delle uova tocca l’11% e l’aggregazione del comparto della lavorazione e della commercializzazione sfiora il 40%.
Percentuali che parlano di un’au­tentica organizzazione di filiera, dove non sono compresi solo i sistemi produttivi, comunque all’avanguardia, ma anche la capacità di far fronte a una serie di fattori come i cambiamenti climatici e/o le emergenze sanitarie che diversamente non potrebbero essere affrontati».

Professionalità del settore
Benessere animale, sicurezza alimentare e rapporto con il consumatore sono stati i tre temi portanti dell’edizione 2017 di Fieravicola. Temi al centro dei dieci dibattiti che hanno scandito l’agenda della rassegna e che hanno dimostrato l’attenzione con cui la filiera avicunicola sta rispondendo egregiamente alle aspettative del mercato. Tra presente e futuro l’avicoltura italiana ha molto da guardare al passato, quello in cui un gruppo di imprenditori ha tenuto a battesimo l’evoluzione del settore. Parliamo di personaggi come Francesco Amadori, Giovanni Fileni, Bruno Veronesi, Umberto Bernabini, Carlo Collinelli, Siro Lionello, Pier Ettore Lucchi, Anna Maldini, Natale Morini, Giuseppe Torroni, Otello Valmori, ai quali nella prima giornata di Fieravicola è stato consegnato un premio alla carriera nel corso di una cerimonia particolarmente toccante, dove ognuno di loro ha ricordato i propri inizi professionali e le soddisfazioni che hanno scandito la loro attività arrivando fino a oggi. Ma un’altra parola che ha caratterizzato la rassegna di Forlì è stata internazionalizzazione. Un termine che ha trovato concretezza nei tre protocolli di intesa firmati con esponenti di spicco dello scenario agrozootecnico di Cina, Russia e Africa. «Si tratta di impegni concreti di collaborazione — ha spiegato ancora Bagnara — che da maggio ci vedranno impegnati in missioni all’estero per dare seguito a quanto sancito dai documenti firmati a Fieravicola». I partner firmatari sono il russo Iurii Katsnelso, della Commissione agricoltura della Duma, il cinese Liu Qiangde, vicesegretario generale della China Animal Agriculture Association, e l’algerino Ladjel Doubbi Bounoua, presidente della Camera nazionale dell’agricoltura.

Le opportunità per l’Italia
Sull’internazionalizzazione, più specificamente sulle opportunità che l’avicoltura dei Paesi del Mediterraneo può offrire all’Italia, si è parlato nel corso del convegno organizzato durante la Fiera dall’Associazione scientifica di avicoltura. Oggi, nell’area presa in considerazione, è la Turchia a detenere il primato di maggiore produttore di carne avicola, con una produzione che, nel periodo compreso tra il 1990 e il 2015, ha conosciuto una forte accelerazione, passando dalle iniziali 200.000 tonnellate/anno alle attuali 2,114 milioni di tonnellate/anno. «Il modello di integrazione e di organizzazione produttiva della filiera avicola turca — ha spiegato nel suo intervento Lara Sanfrancesco, direttore di Unaitalia — è molto simile a quello italiano. Si tratta di un mercato che va studiato e affrontato con un approccio difensivo. Diverso il discorso se prendiamo in esame Paesi come l’Egitto, l’Algeria, il Marocco, dove margini per un’espansione dell’avicoltura italiana esistono e hanno tutte le potenzialità per essere adeguatamente sfruttati. Pensiamo solo al Marocco, dove si registra una domanda di carne di pollo e uova in costante crescita, o all’Algeria, dove il consumo pro capite annuo sfiora solamente i 7 kg rispetto a quello italiano che arriva a 21 kg».
Ma le opportunità per il nostro Paese non riguardano solo la filiera produttiva. L’Italia vanta un know how di tutto rispetto e «poiché anche dal Medio Oriente arriva la richiesta di un minor utilizzo di antibiotici, di un maggiore ricorso alla nutraceutica e di una scrupolosa adozione di pratiche di biosicurezza — ha scandito Ghassan Sayed della Wpsa Italia (World’s Poultry Science Association) — è innegabile che l’Italia abbia tutte le carte in regola per soddisfare questa domanda con il know how di cui dispone, da tutti gli operatori riconosciuto come eccellente».

Uova valorizzate
Intanto, dopo l’approvazione arrivata dal ministero per le Politiche agricole, e in attesa che Bruxelles conceda il via libero definitivo con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale europea, a breve dovrebbe essere operativo il marchio Sqn uova (Sistema Qualità Nazionale), uno strumento indirizzato a valorizzare la produzione italiana, un riconoscimento che per il settore arriva in un momento molto delicato, caratterizzato dalla decisione di numerose catene della Gdo di non vendere più uova prodotte da galline allevate nelle gabbie arricchite. L’iter che ha portato alla conclusione di questo importante progetto è partito ben tre anni fa, «un tempo a dir poco infinito — ha lamentato Stefano Gagliardi, direttore di Assoavi, associazione uovo italiano che ha promosso il progetto — il cammino, seppure a buon punto ormai, non è ancora terminato e per scongiurare un ulteriore, pesante ritardo circa la possibilità di utilizzare il marchio Sqn in tempi brevi, ne abbiamo registrati altri due che potremmo sfruttare in alternativa».
Per l’assessore regionale all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna, Simona Caselli, la stesura del Disciplinare di produzione su cui si fonda il Sqn uova ha coinvolto totalmente il suo assessorato, «e lo dimostra — ha dichiarato — anche lo stanziamento finanziario previsto dai Psr per il settore, pari a 10,5 milioni di euro».
Al convegno era presente anche il suo omologo lombardo, Gianni Fava, che un po’ più polemicamente ha ribadito che «al di là del marchio Sqn, per quanto importante, oggi il tema vero in discussione non sono tanto i tipi di allevamento da cui provengono le uova, bensì la strategia che adotterà la Gdo rispetto la loro vendita, un problema che va affrontato con strumenti straordinari, come può essere una migliore e più efficace comunicazione da parte del mondo produttivo».
Sulla stessa lunghezza d’onda Giuseppe Castiglione, sottosegretario del Ministero per le Politiche agricole, che non ha potuto esimersi da alcune valutazioni sugli effetti dei recenti attacchi mediatici indirizzati alle produzioni zootecniche. «Il Sqn uova rappresenta un ulteriore sforzo verso il mercato, che chiede qualità, sicurezza, tranquillità» ha dichiarato in conclusione di incontro. «Siamo però consapevoli che non può bastare. Per questo abbiamo costituito un Comitato scientifico nazionale per affrontare i temi legati alle produzioni di carne, latte, uova. Apriremo dei focus di discussione che coinvolgeranno anche la Gdo, verrà istituito un portale web, ci concentreremo sulla comunicazione. L’agrozootecnia italiana è un sistema imprenditoriale innovativo, gestito da veri professionisti che nel tempo hanno saputo coniugare l’esperienza con una tecnologia sempre più evoluta. E questo è un valore che deve essere trasmesso compiutamente».


Anna Mossini

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