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Eurocarni nr. 5, 2017

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 28)

Economia americana in ripresa e aumento dei tassi

Negli scorsi numeri di Eurocarni abbiamo esaminato la situazione economica degli Stati Uniti e il primo conseguente aumento dei tassi d’interesse, prevedendo, almeno a sentire le intenzioni della presidente della Federal Reserve manifestate all’atto dell’insediamento della nuova amministrazione statunitense, ulteriori aumenti. E infatti, a marzo, sulla base della buona ripresa dell’economia degli Stati Uniti, Janet Yellen ha annunciato l’aumento del tasso di sconto sui prestiti concessi dalle banche di un quarto di punto percentuale.
Si tratta del terzo aumento a partire dal 2006 che, come accennato, riflette i progressi dell’economia del Paese. Progressi che fanno prevedere altri aumenti fino a portare i tassi al 2% a fine 2018. La presidente Yellen, non sempre in unità di intenti con l’attuale amministrazione, ha sostenuto, in un recente messaggio, che «ci stiamo avvicinando a centrare il nostro duplice mandato, ovvero la massima occupazione e un’inflazione al 2%». In particolare, dai vari comunicati, ci sembra di capire che la FED intenda applicare almeno altri due aumenti nel corso di quest’anno e altri tre nel corso del prossimo.
L’economia americana progredisce perché è in una fase certamente positiva, con la disoccupazione al 4,7% e l’inflazione che sfiora il 2%; il PIL nel 2016 è aumentato dell’1,6% (percentuale che dovrebbe essere confermata anche nell’anno corrente), quindi la situazione non avrebbe potuto restare inerte. Vedremo nel prossimo periodo se l’azione della FED tonificherà la crescita o la indebolirà. Va tenuto presente che, a seguito dei bassi tassi finora praticati, il debito personale è notevolmente aumentato per la maggiore facilità a contrarre debiti, i quali, per essere sanati, saranno soggetti, a loro volta, a maggiori aumenti, che potrebbero incidere su minori possibilità di spesa, con le inevitabili conseguenze sul piano economico generale.

Quali conseguenze ci potrebbero essere per l’economia europea e per quella italiana in particolare?
L’attiva azione americana, unitamente all’attesa per ulteriori aumenti dei tassi d’interesse, dovrebbe far risalire le quotazioni del dollaro con il conseguente ribasso del cambio dell’euro. Con un dollaro più forte si avrà un euro più debole; tale situazione potrà costituire un maggiore stimolo per le esportazioni europee (quindi anche per quelle italiane) e quanto più forte sarà il dollaro, tanto meglio saranno le possibilità esportative suddette, alle quali sono da collegarsi i lievi ultimi segnali di ripresa nell’area europea.
Tuttavia non mancano le incognite, soprattutto per quanto riguarda la posizione che potrà assumere la Banca Centrale Europea, la quale, se non nell’immediato, dovrà fare i conti con la realtà americana, che potrebbe imporre un allineamento dei tassi attuali e quindi un loro naturale aumento.
Ci preoccupa soprattutto la si­tuazione della Germania che, per la sua economia in linea con quella statunitense (la disoccupazione e­sistente nel paese si attesta attualmente al di sotto del 5%), potrebbe non avvertire la necessità di avere tassi contenuti. Questo la por­terebbe a non interferire nell’azione della Banca Centrale Europea, la quale, secondo i principali osservatori internazionali, nel giro di non molto tempo sarà costretta a rivedere i tassi europei portandoli a livelli più alti rispetto a quelli attuali.
L’Italia, al contrario, avrebbe ancora bisogno di tassi contenuti per avvalersi di un cambio basso euro-dollaro, in modo da riuscire a sostenere il pagamento del debito pubblico, pesante come un macigno per il nostro Paese. Se i nostri tassi d’interesse cominciassero a crescere, aumenterebbero anche le spese per il debito pubblico, con ulteriori oneri per il bilancio dello Stato.
Finora l’Italia e anche altri paesi dell’Eurozona (ad esempio la Francia) si sono giovati dell’azione messa in atto dalla Banca Centrale Europea, che ha adottato politiche monetarie con tassi d’interesse contenuti (a onor del vero la Germania avrebbe avuto interesse a manovre diverse, e questo fa emergere le evidenti contraddizioni esistenti in area euro).

Come saprà l’Europa risolvere queste contraddizioni?
Ad oggi il presidente Draghi, pur tra inevitabili distinguo, è riuscito a quadrare le varie necessità, ma di fronte all’azione della FED americana saprà resistere alle pressioni di diversa natura da parte di alcuni Paesi Membri dell’Unione Europea? E l’Italia saprà fronteggiare le nuove situazioni che si vanno profilando? A breve il panorama sarà più chiaro, ma siamo alquanto pessimisti, considerando i gravi problemi che l’Italia si trova a dover risolvere.


Cosimo Sorrentino

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