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Eurocarni nr. 5, 2017

Rubrica: Attualità
Articolo di Tomei F.
(Articolo di pagina 34)

Carne “fraca” in salsa carioca e super dazi americani

È di una straordinaria attualità Marco Tullio Cicerone il quale, nelle sue celebri arringhe, ammoniva “mala tempora currunt sed peiora parantur”, ovvero attraversiamo tempi brutti ma se ne preparano di peggiori! La “tangentopoli” brasiliana della carne avrà certamente degli effetti rilevanti sull’economia del Paese, la cui crescita è già al palo da diversi mesi. Le esportazioni totali di carni brasiliane nel 2016 pesavano 13,77 miliardi di dollari e gli esperti già parlano di una diminuzione del 20% sul 2017. Il solo mercato cinese, che ha immediatamente chiuso le proprie frontiere alle carni brasiliane, rappresenta 1,75 miliardi di dollari (il 13% in valore dell’export brasiliano). È pur vero che Hong Kong (1,51 miliardi di dollari), dopo una momentanea chiusura, ha subito riaperto le proprie frontiere al gigante sudamericano e da indiscrezioni sembrerebbe che anche la Cina stia per fare marcia indietro. Russia ed Unione Europea, invece, si sono limitate da subito a sospendere le importazioni solo dagli impianti incriminati.
Il sistema di allerta europeo ha dimostrato ancora una volta di funzionare egregiamente: autorità ed operatori hanno immediatamente intercettato le carni e respinto le partite viaggianti provenienti dagli stabilimenti sotto inchiesta, disponendo controlli a tappeto su tutte le carni. Eppure c’è chi non perde occasione per agitare lo spettro del pericolo per la salute pubblica e dell’invasione della carne estera.
Diciamolo una volta per tutte: la nostra industria trasforma tutta la produzione zootecnica italiana ma, operando in un Paese con un tasso di autoapprovvigionamento insufficiente a soddisfare la domanda interna, è costretta ad importare carni e animali vivi che sono sottoposti a rigorosi controlli da parte dei PIF ed UVAC, ma altresì dagli stessi importatori che si confrontano su un mercato di qualità come quello italiano.

Permettetemi di spezzare una lancia a favore di Trump
Per favore, non sparate sul pianista! Tutti hanno gridato allo scandalo in merito alla decisione del presidente degli Stati Uniti d’America di reintrodurre i super dazi a rotazione semestrale sulle eccellenze agroalimentari europee come prova regina del neo-protezionismo “trumpiano”. In realtà questa decisione prende le mosse da una precisa (e legittima, aggiungo) richiesta dell’industria della carne statunitense, avallata dall’amministrazione del presidente Obama, che ha rimesso in discussione il memorandum di intesa con l’UE del 2009. In base a questo accordo, gli Stati Uniti d’America avevano sospeso le sanzioni tariffarie per molti prodotti tipici europei, imposte come ritorsione contro il divieto UE per le carni trattate con ormoni, in cambio della possibilità di esportare annualmente 48.000 tonnellate di carni bovine di alta qualità hormone free. Però l’Unione Europea ha consentito che altri Paesi, come Australia, Canada, Nuova Zelanda, Uruguay e Argentina, potessero accedere al contingente, determinando negli anni una progressiva erosione della quota a discapito degli USA. L’anno scorso, proprio per evitare il peggio, avevo sollecitato a gran voce la Commissione europea affinché trovasse subito un accordo con gli USA per scongiurare “lo spettro” dei super dazi, ma a quanto pare... vox clamantis in deserto!


François Tomei

 

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