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Eurocarni nr. 5, 2017

Rubrica: Benessere animale
Articolo di Mauri G.
(Articolo di pagina 80)

Allevare i vitelli da latte in gruppo e gestirne i comportamenti indesiderati

Poiché il 77% dei vitelli statunitensi, l’88% di quelli canadesi e il 70% di quelli brasiliani sono separati dalla madre al momento della nascita e allevati isolati dagli altri, è inevitabile che sorgano molte domande sugli effetti negativi dell’isolamento sociale precoce. Stiamo parlando di possibili effetti sul comportamento sociale, sul comportamento alimentare e su vari altri aspetti dello sviluppo del vitello. D’altra parte, tutti gli studi eseguiti su altre specie di mammiferi rivelano che l’isolamento sociale ha seri effetti sullo sviluppo cognitivo, quindi potrebbe non essere difficile scoprire che l’allevamento in gabbietta comporta una deprivazione. Infatti, per tutti i mammiferi, il primo periodo di vita è uno dei più importanti per il proprio sviluppo e l’ambiente, in questa fase, riveste un ruolo di primo piano.
L’isolamento dalla madre e dai coetanei per i primi due mesi di vita è una procedura di management messa in atto quasi ovunque e consentita dalle norme europee in quanto si ritiene che tuteli lo stato sanitario del vitello appena nato. Secondo i recenti studi, però, questa affermazione non è vera, o, meglio, non è certo solo isolando i vitelli che è possibile ottenere una rimonta sana: molte altre misure di profilassi hanno effetti più marcati, duraturi e benefici. Al tempo stesso, poiché i vitelli sono mammiferi, la stabulazione in isolamento completo dalla madre e dai conspecifici fin dalla nascita e per i successivi due mesi di vita è chiaramente una scelta in contrasto con le necessità biologiche della specie.
J.H.C. Costa, M.A.G. von Keyserlingk e D.M. Weary sono tre ricercatori dell’Animal Welfare Program dell’Università canadese della British Columbia, Faculty of Land and Food Systems. Nel 2016 hanno pubblicato sulla rivista Journal of Dairy Science l’articolo “Invited review: effects of group housing of dairy calves on behaviour, cognition, performance and health”, in cui hanno paragonato i risultati di numerosissimi e recentissimi studi di autori di tutto il mondo che confrontavano le condizioni sanitarie, comportamentali e di rese zootecniche di vitelli allevati in box singolo o in gruppo. E hanno riunito in un’unica pubblicazione le attuali conoscenze sulle conseguenze com­portamentali dell’isolamento sociale nei vitelli.
Abbiamo già riportato i risultati delle valutazioni dello stato sanitario nell’articolo “I reali effetti del box singolo sulla salute dei vitelli da latte” (si veda Eurocarni n. 12/2016, pag. 60) e quanto rilevato dallo studio per la produttività zootecnica nell’articolo “Come fanno i vitelli a imparare a mangiare?” (in Eurocarni n. 1/2017, pag. 84). La raccolta dei risultati degli effetti dell’isolamento sul comportamento e la percezione di stress è stata raccontata nell’articolo “Box singolo per vitelli, effetti deleteri sul comportamento” (in Eurocarni n. 4/2017, pag. 56).
Oggi parleremo delle strategie di gestione per ridurre il manifestarsi di due comportamenti indesiderati tipici della stabulazione in gruppo: il cross-sucking e l’aggressività.

Problemi comportamentali: “cross-sucking” e aggressività
Il comportamento di cross-sucking consiste nell’attività di succhiamento che un vitello esercita con una certa frequenza nei confronti di un altro vitello, disturbandolo notevolmente. Si tratta di un problema di gestione degli animali, associato potenzialmente a deformazione della mammella, mastiti e perdite di produzione lattea. Quando coinvolge i vitelli a carne bianca, spesso è diretto anche verso l’ombelico e provoca disturbo, riduzione dell’assunzione dell’alimento, impossibilità di riposo, lesioni.
Confrontando i risultati riportati in diversi articoli, pare che il fenomeno del cross-sucking possa essere gestito ed eliminato anche nella stabulazione di gruppo.
In ogni caso, questo particolare comportamento è messo in relazione con l’esperienza di suzione della mammella materna, ma con una sorpresa: i vitelli che hanno poppato dalla vacca (madre o nutrice che sia) non presentano quasi mai cross-sucking. Dunque lo svezzamento con la madre evita che i vitelli manifestino cross-sucking anche nel periodo successivo alla loro separazione.
Però, anche se non è possibile lasciare il vitello sotto la vacca, è comunque possibile ridurre di molto il fenomeno del cross-sucking adottando soluzioni gestionali. Ad esempio, si fornisce il latte al vitello utilizzando un secchio dotato di tettarella posta alla giusta altezza; si permette al vitello di accedere al latte continuativamente per molte ore nell’arco della giornata invece che fornire tutta la razione solo in una o due somministrazioni giornaliere; si mette a disposizione dei vitelli una tettarella “asciutta” e chiusa, che svolga la funzione che ha il ciuccio con i bambini.
Fino a pochi anni fa aumentare il numero di pasti significava inevitabilmente aumentare il lavoro dell’uomo e di conseguenza i costi di produzione. Oggi non è più così, perché installando un sistema computerizzato di distribuzione del latte ai vitelli è possibile andare incontro alle loro esigenze (la stessa razione suddivisa in più pasti) affrontando “solo” l’iniziale costo dell’impianto e non più quello continuativo del lavoro. Secondo alcuni studi su animali allevati in gruppo con erogatrice automatica di latte, il cross-sucking aumenta durante il periodo finale, quello dello svezzamento. Per evitare questo fenomeno però gli autori suggeriscono semplicemente di svezzare con maggior gradualità e al tempo stesso di fornire ai vitelli alimento solido di qualità ben prima di cominciare lo svezzamento. In questo modo i vitelli sono già abituati a rivolgersi verso il mangime per rispondere alla fame data dalla riduzione di latte assunto.
In conclusione, i vitelli sono molto motivati a succhiare, ma questa loro motivazione è strettamente associata alla motivazione ad assumere latte. Quindi, se possono succhiare e alimentarsi al tempo stesso, non esercitano la suzione in altri momenti e contesti. Per questo gli autori suggeriscono che alimentare i vitelli utilizzando secchi con tettarelle e aumentando il numero di pasti nel corso della giornata è possibile minimizzare l’incidenza del cross-sucking perché così si consente al vitello di manifestare un suo comportamento naturale.
Certamente, se sono allevati in box singolo, i vitelli non possono effettuare il cross-sucking, ma manifestano comunque comportamenti orali abnormi, come l’eccessivo auto-leccamento o il leccamento prolungato del box e di quanto li circonda. E questo è stato osservato soprattutto se sono alimentati direttamente al secchio e non con la tettarella.
La stabulazione in box singolo evita anche che i vitelli possano manifestare aggressioni e competizione verso i conspecifici. Anche per questo motivo si è soliti allevarli separati. A questa età, la competizione e le aggressioni si manifestano in relazione all’alimento, soprattutto quando questo scarseggia. Di conseguenza, anche per queste problematiche, l’influenza delle scelte di management è fondamentale per consentire una riduzione delle manifestazioni.
Nei lustri passati l’alimentazione dei vitelli allevati in gruppo era organizzata con le lupe, apparecchiature che permettevano ai vitelli di alimentarsi succhiando da una o più tettarelle. Le lupe, però, caddero velocemente in disuso, poiché l’erogazione di latte non era regolabile e i vitelli aggressivi scacciavano i compagni dalle tettarelle, provocando in se stessi gravi indigestioni e dispepsie e nei compagni carenze alimentari.
Oggi è possibile fare un ritorno al futuro adottando delle lupe di nuova generazione. In questo caso il distributore di latte individua singolarmente il vitello grazie alla lettura di un R-Fid posizionato sull’animale e gli eroga la quantità di latte corrispondente al suo fabbisogno, tenendo conto di tutte le informazioni necessarie: numero di pasti già compiuti nelle 24 ore, peso dell’animale, condizioni sanitarie, ecc…
Con le nuove attrezzature anche il problema delle aggressioni e della competizione esercitata da parte degli altri vitelli è eliminato: la tettarella è accessibile solo da un animale alla volta, grazie a un cancello che si apre solo su riconoscimento del vitello, e l'erogazione del latte avviene solo dopo un secondo riconoscimento di conferma dell’animale (per un approfondimento, leggere l’articolo pubblicato su Eurocarni n. 4/2016 “Le nuove tecnologie per l’allevamento dei suini”, pag. 85). L’articolo che stiamo discutendo però non cita queste nuove soluzioni tecnologiche, presentate nel settembre 2015 al convegno internazionale “Precision Livestock Farming” di Milano. L’articolo di J.H.C. Costa, M.A.G. von Keyserlingk e D.M. Weary cita ricerche su modalità di allevamento più tradizionali, pur riferendosi ad articoli pubblicati negli ultimissimi anni. Comunque, anche con i sistemi tradizionali, è possibile mitigare la competizione fra vitelli durante il pasto adottando strategie di management.
Intanto, in caso di allevamento con la lupa, è possibile provvedere apponendo un numero superiore di tettarelle, tenendo conto che il numero ideale di tettarelle è pari ad almeno il numero dei vitelli presenti. Poi, separando lo spazio antistante ciascuna tettarella con delle transenne laterali, in modo che solo un vitello possa avvicinarsi per il pasto e — quando l’erogazione di latte è terminata — l’animale non cerchi di ottenere altro latte dalla tettarella vicina, scacciando il legittimo proprietario di quest’ultima.
Le dimensioni delle barriere dovrebbero essere tali da arrivare fino alle spalle del vitello. Negli animali prossimi allo svezzamento, invece, le razioni di latte erogato in un’unica poppata potrebbero essere più abbondanti e meno frequenti, perché così sarebbero in grado di soddisfare l’appetito del vitello.
L’aggressività fra vitelli può essere tenuta sotto controllo mantenendo i gruppi stabili, poiché è provato che gli animali che conoscono i propri compagni di box manifestano meno aggressività durante l’assunzione di cibo. Se proprio è necessario rimescolare i gruppi, gli autori propongono di unire gli animali di due gruppi stabili, in modo che ciascun vitello conosca già almeno la metà dei suoi compagni di box: con questi avrà da subito interazioni positive. Infine, suggeriscono di formare sempre gruppi omogenei per età: questo tipo di riorganizzazione dei gruppi permette di ridurre la competizione e di avere performance migliori. Ma non va neppure dimenticata l’importanza delle strutture per riuscire a tenere l’aggressività sotto controllo.
Per concludere, gli autori pongono l’attenzione sia sul latte sia sulla composizione del gruppo, sia sulla conformazione della stalla. È necessario fornire una quantità di latte sufficiente e un numero di tettarelle congruo al numero di animali; è opportuno mantenere stabile la composizione del gruppo ogni volta che sia possibile; è indispensabile posizionare i punti di alimentazione in maniera che tutti i vitelli possano raggiungerli senza disturbarsi a vicenda.

Conclusioni
Gli effetti negativi dell’isolamento sociale sono riconosciuti in diverse specie e sono presenti anche nella specie bovina: gli animali allevati in isolamento mostrano carenze nel campo dell’interazione sociale, difficoltà nell’affrontare situazioni nuove e inferiori capacità di apprendimento. Per contro, la stabu­lazione in gruppo fin dai primi tempi di vita favorisce l’assunzione di alimento solido pre-svezzamento e aiuta a raggiungere gli obiettivi di peso stabiliti sia al momento dello svezzamento che più tardi.
È necessario che i prossimi obiettivi della ricerca siano quelli di stabilire quanto a lungo persistano gli effetti negativi dell’isolamento sociale sulla capacità di apprendimento e di adattamento. Gli studi vanno estesi al lungo periodo, valutando gli effetti dell’isolamento sulle manze e sulle vacche, osservando il loro comportamento, il loro stato sanitario e la loro produttività. Va individuato con maggiore precisione il periodo critico durante il quale esporre i vitelli alla socializzazione.
Dopo aver approfondito queste tematiche sarà possibile definire con maggior precisione le caratteristiche della stabulazione e della gestione dei vitelli in gruppo. E magari porre mano alle direttive e ai regolamenti comunitari in materia di benessere dei bovini. Ma per questo passo, probabilmente, c’è ancora tempo.


Giulia Mauri

Eurocarni
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