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Eurocarni nr. 5, 2017

Rubrica: Comunicare la carne
(Articolo di pagina 60)

Carne: sana e buona ma sempre sul “banco degli imputati” da innocente

A lezione di carne con la CIA

Allarmi, veri o presunti, scoop e fake, ma anche sfide ideologiche, il tutto intorno ad un prezioso alimento: la carne. Un prodotto che, al netto di ogni rispettabile opinione e scelta, rimane una proteina fondamentale per la salute e il benessere umano. Oltre a impegnare nel nostro Paese un gran numero di lavoratori in 200.000 allevamenti, generando una ricchezza pari a più di 16 miliardi di euro e contribuendo alla tenuta di vasti territori assieme al tessuto socio-economico connesso. Dalla vicenda “mucca pazza” all’aviaria, passando per gli annunci catastrofisti dell’Oms e i vari studi “anti-carne” che ciclicamente trovano la ribalta mediatica, la ripercussione diretta sul comparto zootecnico è pesata per oltre 5 miliardi di euro in vent’anni.
Un dato che si contrappone, fortunatamente, ad un altro elemento inconfutabile: in Italia non si conta un solo decesso accertato per queste cause. Anche grazie al livello di controlli e sicurezza nel nostro Paese sulla carne, che la pone al top mondiale sotto tale aspetto. Con questi presupposti si è aperta la prima di una serie di incontri “A lezione di…” che la Cia-Confederazione italiana agricoltori dedica alle produzioni agricole e alimentari made in Italy. Un format che rimanda agli educational e che vede il contributo di produttori, esperti, nutrizionisti e chef che andranno a svelare ogni peculiarità dell’alimento preso in esame.
Sul fronte della biodiversità, qualità e tipicità — si è detto nella lezione della Cia — il nostro Paese non ha da invidiare proprio nessuno: Chianina, Piemontese, Marchigiana, Grigio Alpina, Podolica, Maremmana, Romagnola, Limousine, Sardo-Modicana, Agerolese, solo per citare le più diffuse tra le carni rosse. Poi ci sono quelle suine, ovicaprine, avicole e cunicole.

Gli Italiani ne mangiano circa 75 kg pro capite l’anno
21 kg di carne bovina, 33 kg di carne suina, 19 kg di carne avicola e poco meno di 2 kg di carne ovina, per un totale di 75 kg pro capite l’anno: numeri in flessione — si è sottolineato all’iniziativa Cia — con i consumi delle famiglie più spostati verso i carboidrati. Anche sui metodi di cottura sono emersi elementi interessanti: gli Italiani, ad esempio, stanno scalando le classifiche mondiali tra gli amanti del barbecue: sono quinti alle spalle di Americani, Australiani, Francesi e Tedeschi, ma davanti agli Inglesi. Sul fronte degli aspetti salutistici si è soffermata la nutrizionista Francesca De Benedictis, che ha spiegato il valore biologico della carne, l’effetto saziante, gli abbinamenti corretti e gli accorgimenti per sfruttarne al massimo le proprietà nutritive.

Lo stato del comparto
Sullo stato di salute generale del comparto, invece, è intervenuto il presidente nazionale della Cia Dino Scanavino, che non ha nascosto come qualche problema da superare ci sia. «Anche partendo da una maggiore organizzazione del prodotto, quindi filiere più coese e accordi di ampio respiro — proprio sulla carne — con l’artigianato, l’industria e gli enti locali, per legare a doppio filo il prodotto al territorio, rafforzandolo — ha concluso Scanavino — e generando così un “network di valori” che porterebbe tangibili benefici anche sul mercato». L’evento è stato realizzato in collaborazione con UNICEB e le carni sono state fornite da Siciliani Spa.


(CIA – Confederazione Italiana Agricoltori)

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