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Eurocarni nr. 5, 2017

Rubrica: Storia e cultura
Articolo di Ballarini G.
(Articolo di pagina 126)

Superstizioni in tavola

In Italia, terra ricca di tradizioni e credenze popolari, non mancano certo le superstizioni, antiche e moderne, molte delle quali riguardano gli alimenti, la cucina e la tavola. Soprattutto nella cultura contadina, la superstizione è una forma d’interpretazione magica della realtà per valutare eventi, azioni o fenomeni, per cercare di prevederli ed eventualmente modificarli, negativamente o positivamente. In questa prospettiva, la superstizione opera mediante diverse forme: analogia, antipatia, coesistenza, contatto, dipendenza, repulsione, somiglianza.

Superstizioni di ieri e di oggi
Come affermano gli antropologi Marino Niola ed Elisabetta Moro, le cosiddette superstizioni servono a dar senso agli aspetti più oscuri e sfuggenti del mondo, della natura, della società. E soprattutto ci aiutano a riconoscere e controllare le nostre ansie, paure, insicurezze dando loro un volto, una forma e persino un numero. Complesse e spesso malamente intese sono le relazioni tra superstizioni e religione. Se da una parte, qualche rapporto vi può essere con le religioni popolari di tipo pagano, la religione cristiana ha (quasi) sempre condannato questo genere di credenze. Nonostante ciò, vi sono superstizioni di finta derivazione religiosa, per esempio il divieto di mangiare mele il giorno di Natale (perché ricorderebbero il pomo della discordia) o ritenere che portino male le posate incrociate sul piatto (in quanto sembrano rievocare la crocifissione di Gesù), o che sia malaugurante invitare ospiti a pranzo o a cena di venerdì (giorno nefasto perché coincide con quello della morte di Cristo), o infine accomodarsi a tavola in tredici (perché ricorderebbe l’ultima cena di Gesù con gli Apostoli, anche se è più probabile che questa credenza abbia un’antica origine romana, quando le cene importanti si svolgevano nel triclinio, dove venivano disposti tre letti sui quali si adagiavano i commensali, in numero di tre o quattro al massimo. Ed è ovvio che un tredicesimo convitato avrebbe significato stare in cinque in un unico letto, con conseguente scomodità e disagio per tutti).
Ogni tempo e ogni cultura — affermano sempre Niola e la Moro — ha una propria idea della superstizione. Nei primi secoli del Cristianesimo il termine identificava ciò che restava dei culti pagani; più tardi la parola è diventata sinonimo di credenza, o credulità, popolare e l’Illuminismo, con il culto della dea ragione, volle stabilire una frontiera netta e invalicabile tra ragione e superstizione. Una frontiera che però, a tutt’oggi, si presenta sempre valicabile e attraversata in entrambi i sensi, soprattutto quando, nei periodi di crisi, la realtà diviene indecifrabile lasciando spazio ai dubbi. Per questo le superstizioni di ogni genere, con i loro maghi e veggenti, riti, amuleti, talismani, giorni fausti e persone infauste, sono diventate un mezzo per crearci l’illusione di controllare l’incontrollabile.

Superstizioni e alimenti
Le superstizioni dominano quindi ogni campo della nostra vita, non ultimo quello dell’alimentazione. Non più ammantate di religiosità, oggi possiedono più spesso una falsa scientificità, come quelle di tipo naturistico, crudista, vegetariano, vegano, biologico e simili. Almeno da un punto di vista aneddotico sono interessanti le superstizioni che riguardano in particolare alcuni animali e i loro derivati carnei, oltre a quelle concernenti alcuni alimenti e ingredienti molto usati in cucina.

Anatra
Gli Etruschi consideravano l’anatra simbolo di fedeltà coniugale e per questo, adornata con nastri, veniva donata alla sposa nel giorno del matrimonio. Tra le superstizioni connesse con questo animale, vi è quella secondo cui le sue uova, portate in casa dopo il tramonto, perdono la “bontà”. Se l’anatra depone uova di colore scuro, è una sfortuna per la famiglia, e se le anatre sbattono le ali mentre nuotano è segno di pioggia in arrivo. Un guanciale di piume d’anatra garantisce la fedeltà coniugale, anche se è noto che un maschio accudisce sette femmine.

Coniglio
Il coniglio è simbolo di scaltrezza e sopravvivenza. Per questo la sua zampa è un oggetto molto ricercato tra gli scommettitori e gli investitori.

Lepre
L’Antico Testamento considera la lepre un animale impuro e ne proibisce il consumo. Questo divieto cade nel Nuovo Testamento, ma l’animale rimane sospetto, perché ha fama di indurre alla lussuria: la stagione dei suoi amori dura sette mesi e un tempo, dato che non se ne distingueva facilmente il sesso, si credeva fosse ermafrodito.
Plinio il Vecchio asseriva che “qualsiasi donna sterile che mangia carne di lepre diventa feconda” e, secondo una superstizione popolare, le donne che vogliono concepire un figlio maschio devono mangiare utero e testicoli di lepre. Si riteneva anche che la carne di lepre rendesse belli e il filosofo dell’antica Grecia Archelao di Mileto in proposito dichiarava: “chi si nutre di lepre per sette giorni consecutivi diventa molto bello”. Il poeta latino Marziale riportava però che una donna brutta, avendo sperimentato tale rimedio, non ne aveva tratto beneficio alcuno.
I medici medievali ritenevano che mangiare la lepre (che aveva la reputazione di dormire con gli occhi aperti) avrebbe provocato l’insonnia, ma la sua carne era ugualmente molto apprezzata da nobili e plebei. Alla fine del 1500 si affermava che l’animale, ben cotto e arrostito, garantiva, oltre al sapore gustoso, “il flusso del ventre e della dissenteria… le sue cervella lesse giovano alle gengive e il suo fiele misto a zucchero permette di guarire gli occhi…”.
Nel folclore germanico e scozzese la lepre, probabilmente perché nasce con gli occhi aperti e non chiusi come il coniglio, è considerata portatrice di malocchio.

Oca
Mangiare la testa d’oca provoca la pazzia, probabilmente perché questo animale era ritenuto, a torto, stupido, in quanto gregario e fortemente condizionato da un imprinting che è stato ben studiato da Konrad Lorenz, fondatore dell’etologia.

Sale
La più conosciuta delle superstizioni legate al sale è che rovesciarlo sulla tavola, soprattutto di martedì, porta male. Un’altra prevede di non passare mai la saliera ad un commensale tenendola in aria, bensì posandola sul tavolo: ognuno deve prenderla con la sua mano. Secondo una superstizione siciliana le anime dei bambini che non sono stati battezzati provano grande dolore se il sale viene sparso per terra. In Campania si crede che le streghe che partecipano al convegno presso il “noce di Benevento” si nutrano di cibi insipidi, perché il sale e l’aglio distruggerebbero il sabba.
Nel Medioevo si tracciavano delle linee di sale fuori dalla porta di casa per tenere lontani gli spiriti maligni, perché era credenza che, prima di entrare in casa, dovessero contare tutti i granelli di sale, uno per uno, e alla fine, grazie a questo espediente, avrebbero desistito.
Il sale era considerato “magico”; veniva usato per conservare il cibo e nella mummificazione, per questo era direttamente collegato al concetto di “immortalità”. Rovesciare un elemento così prezioso era perciò ritenuto causa di sfortuna e l’usanza (ancora attuale) di gettarsi un pizzico di sale alle spalle, nel caso questo succeda, servirebbe ad accecare i demoni pronti a infierire alle nostre spalle. Oggi sappiamo che, all’origine di buona parte delle superstizioni, spesso vi sono radici storiche e razionali. Il sale, infatti, fin dall’antichità è sempre stato un bene raro e necessario. Per questo si sono costruite le vie del sale (una di queste è la Salaria, che dalle saline costiere portava il sale nell’interno dell’Etruria), il sale è stato oggetto di monopolio e nell’antica Roma i soldati delle legioni venivano pagati in sale, motivo per cui ancor oggi sentiamo denominare la retribuzione dei lavoratori col termine salario.
Il sale ha anche valori simbolici. Nei Vangeli indica l’infusione della sapienza nei discepoli da parte di Gesù. Da sempre designa distruzione e morte, perché i vincitori cospargono di sale il terreno delle città conquistate.

Olio e vino
Anche l’olio, altro alimento prezioso per l’uomo, ha la sua parte nella storia delle credenze popolari e una superstizione siciliana vuole che, in caso di suo rovesciamento a terra, ci si rivolga alla Madonna perché lo raccolga, mentre un fedele vi sparge sopra un pugno di sale. Al contrario, rovesciare il vino porterebbe bene e allegria; per questo è bene che i commensali provvedano a intingervi il dito per bagnarsi la nuca ed essere partecipi di un’immancabile fortuna.

Pane
Una superstizione molto diffusa vuole che porti male buttare via il pane; essa trova origine nella preghiera del Padre Nostro, per cui sarebbe offensivo verso Dio gettare, e quindi rifiutare, il pane quotidiano che lui ci dona. La superstizione secondo cui il pane non deve mai essere “rovesciato” (messo a testa in giù) ha un’origine molto complessa. Nel Medioevo la paura collettiva della morte creava la proibizione assoluta di toccare qualsiasi cosa avesse a che fare con i cadaveri. Per questo motivo il boia viveva isolato dal resto della comunità, gli oggetti e cibi a lui destinati non potevano venire in contatto con quelli degli altri, i suoi abiti erano lavati a parte, i suoi cibi erano preparati separatamente; addirittura i fornai si inventarono un sistema per rendere riconoscibile il pane che gli era destinato fin dal forno di cottura ed evitare che entrasse in contatto con quello altrui: consisteva nel girare il pane a testa in giù, rovesciandolo. Veniva chiamato il “pane del boia”, e ancora oggi il pane rovesciato si porta dietro un triste presagio di morte.

Aglio
Sterminate sono le superstizioni popolari che riguardano l’aglio, da sempre collegato al mondo magico degli spiriti buoni o cattivi. Gli Egizi appendevano collane d’aglio al collo dei bambini e i Romani lo raccomandavano ai legionari e ai gladiatori, perché ritenevano fornisse coraggio e resistenza fisica. Da questa usanza deriva il detto Ubi Roma, ibi allium! Una delle più note formule scaramantiche anti-malocchio, diffusa tra l’altro da Peppino De Filippo, attraverso il personaggio di Pappagone interpretato negli anni Settanta è: “Aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglio, corna, bicorna, capa r’alice e capa d’aglio”. Per funzionare deve essere seguita da tre sputacchiatine e tre gesti di corna volti all’ingiù, fatti con ambo le mani.
L’aglio, secondo la superstizione, protegge dai vampiri perché purifica il sangue e lo rende per loro non appetibile. Nel passato si riteneva che l’aglio potesse distruggere le calamite e per questo nelle imbarcazioni doveva essere tenuto lontano dalla bussola.
Il giorno di San Giovanni Battista, 24 giugno, è indispensabile comprare una testa d’aglio per avere soldi tutti l’anno. Per i musulmani, quando Satana fu cacciato dal giardino dell’Eden, lasciò un ricordo facendo spuntare una pianta d’aglio nel punto in cui Adamo teneva il piede sinistro e una di cipolla in quello in cui aveva il destro; ecco perché i maomettani non nutrono grande simpatia per queste piante.

Cipolla
Una nota superstizione vuole che la cipolla protegga dai demoni e favorisca la guarigione dei malati, ma solo se, almeno secondo antiche convinzioni popolari, è tagliata in due parti uguali ed è posta fuori dalla finestra di casa. Oracolo d’amore, in passato, di certe campagne del Nord Italia, se una ragazza incide il nome dell’uomo amato su una cipolla e questa germoglia significa che anche lui ricambia l’amore. Volendo conoscere in anticipo il clima dell’anno nuovo, il giorno del 24 gennaio bisogna mettere dodici spicchi di cipolla con sopra del sale fuori dalla finestra, uno di seguito all’altro. Ogni spicchio rappresenta un mese dell’anno che viene e dal loro aspetto e colore, da come assorbono il sale, ecc…, si tenta di prevedere il tempo dei mesi rispettivi.


Prof. Em. Giovanni Ballarini
Università degli Studi di Parma

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