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Eurocarni nr. 4, 2017

Rubrica: La pagina scientifica
Articolo di Piscopo A.
(Articolo di pagina 116)

Agricoltura ecosostenibile ed ecocompatibile con i droni

In un mondo sempre più globalizzato, un uso razionale delle risorse disponibili è indispensabile per salvaguardare il nostro pianeta. Ridurre l’impatto ambientale è un’assunzione di responsabilità a cui ogni singolo settore produttivo deve porre rimedio, facendosi carico di attuare strategie e interventi mirati, che tengano conto delle effettive esigenze naturali del territorio. In settori trainanti della nostra economia come l’agricoltura e la zootecnia un uso attento dell’acqua, lo sfruttamento razionale del suolo, il ridimensionamento dei carburanti, il riciclo dei rifiuti, l’uso gestionale dei farmaci, l’uso prudente di fertilizzanti e pesticidi, costituiscono la sfida strategica futura, che consentirà di massimizzare la resa agricola e la qualità delle produzioni attraverso nuovi sistemi tecnologici e strumenti all’avanguardia, a basso impatto ambientale. L’impiego di nuovi strumenti tecnologici in campo agronomico dovrà tener conto delle effettive esigenze colturali e delle caratteristiche fisico-biochimiche del suolo, così da arrecare minori danni possibili all’ecosistema. L’agricoltura di precisione (Precision Farming) rappresenta il nuovo modello gestionale agricolo che si attuerà in un futuro non molto lontano. Già se ne parla nei paesi dell’Eurozona, che dovranno prendere coscienza dei nuovi venti di cambiamento per la difesa dell’ambiente. Sarà cura dei governanti europei accelerare la marcia in campo agronomico, con nuove risorse tecnologiche ed economiche, tanto più che il settore è stato oggetto di attacchi mediatici eccessivi.

Droni e Precision Farming
Ma cosa si intende esattamente per Precision Farming o Precision agriculture (PA)? Più semplicisticamente potremmo definirla come la diffusione dell’innovazione tecnologica e gestionale dell’impresa agricola, che oggi più che mai deve essere competitiva, e per esserlo deve prefiggersi i seguenti obiettivi:

  • una maggiore/migliore produzione dei prodotti;
  • un minore impiego di risorse disponibili;
  • una riduzione dei costi di produzione.

L’agricoltore “tecnologico” deve fare spazio a figure nuove e specialistiche, con competenze nella gestione delle attività produttive, trasformative e valorizzative del territorio; deve mirare al rispetto degli equilibri ambientali e idrogeologici e alla realizzazione di processi produttivi ecosostenibili, vegetali e animali; deve applicare i risultati delle ricerche più avanzate per la qualità delle produzioni sotto il profilo fisico-chimico-igienico-organolettico; deve attivare processi tecnologici e biotecnologici per ottenere risultati che puntino alla qualità e all’economicità e per gestire inoltre il corretto smaltimento e/o riutilizzazione dei reflui e dei residui.
Il primo incipit che ha preso corpo a livello europeo (Direttiva Europea n. 128/2009) riguarda l’implementazione di un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. In tale contesto, per ridurre l’impatto ambientale, gli agricoltori devono dotarsi di strumenti e mezzi tecnologici di precisione per una corretta gestione di una coltura specifica, di una malattia o di una infestazione. Il Mit di Boston ha inserito l’utilizzo dei droni in agricoltura tra le novità strategiche e tecnologiche del Precision Farming. Questo sistema tecnologico introduce un modello nuovo di agricoltura che, concepito in una visione globale, consentirà la massimizzazione della resa agricola e la riduzione dell’impatto ambientale.
I droni sono velivoli che viaggiano senza pilota e sono dotati di un computer di bordo. I droni agricoli sono programmati per eseguire voli e rilievi in grado di raccogliere tutte le informazioni di una coltura, di una pianta, di monitorarne lo stato di salute e/o l’insorgenza di eventuali malattie. Mediante tele-rilevazioni, sono in grado di raccogliere dati e informazioni sulla quantità di fertilizzanti o pesticidi necessari, al fine di limitare interventi a pioggia. I dati vengono raccolti e distribuiti tramite sensori, stazioni meteo e satelliti, setacciando i terreni e fotografando le colture, con estrapolazione di informazioni in funzione del clima, dell’umidità, delle componenti minerali del suolo. Le informazioni acquisite dal pilota automatico vengono trasferite a un software a terra che a sua volta fornisce una mappatura completa del terreno ispezionato.
Nonostante gli sforzi di impiego di agrotecniche sostenibili, come l’agricoltura biologica, lo zero tillage, l’IPM (Integrated Pest Management), si è ancora lontani da un’agricoltura di precisione a zero impatto ambientale, che tenga conto oltretutto dell’aumento della resa del cibo e del risparmio delle risorse disponibili e/o utilizzabili. La nuova strategia di impiego dei droni in agricoltura, in affiancamento al lavoro dell’agricoltore, sarà di grande aiuto per quest’ultimo. Questi mini apparecchi consentiranno di rilevare la crescita delle piante, l’umidità del suolo, la componente di azoto presente sul campo, oppure permetteranno di selezionare gli insetti che sono in grado di prevenire le malattie.
Moderne tecnologie sono già in uso in agricoltura, con la guida dei mezzi agricoli telecomandati; se a questi si assoceranno i droni, si avrà presto un’agricoltura “metrologica” (metrologia = scienza che studia la misura) che consentirà di misurare e catturare dati per ottenere coltivazioni sempre migliori e sostenibili dal punto di vista ecologico.

L’agricoltura di “precisione” made in Italy
Anche da noi, soprattutto al Nord Italia, hanno preso corpo progetti simili e i primi droni già sorvolano le nostre terre, con attività di monitoraggio dei campi e di spargimento di concimi e fitofarmaci. Ad esempio, in un’azienda agricola del Mantovano, in affiancamento ai mezzi agricoli tradizionali, è stato inserito un drone su una coltivazione di mais di circa 200 ettari. Il nuovo arrivato sorvola a bassa quota i campi con scopi specifici, utilizzato soprattutto nella lotta biologica ai parassiti. Sostituendosi alla manodopera e alle macchine agricole, con un lavoro di precisione, a basso impatto ambientale, in pochissimo tempo, sparge microcapsule di cellulosa contenenti le uova di Trichogramma brassicae, che funge da antagonista della piralide del mais, un lepidottero killer in grado di distruggere anche il 30% del raccolto. Il drone, radiocomandato, dotato di autopilota e gps, ospita un kit spargitore che scarica autonomamente il contenuto lungo il percorso di volo, con un peso al decollo di 5,5 kg e un’autonomia di 18 minuti di volo per ogni carico. Il velivolo è stato rifornito di 185.000 uova di Trichogramma b. che, sparse nel terreno, hanno distrutto la quasi totalità di piralide che aveva infestato la coltura di mais.
Se l’APR si presta bene a innovare le colture agricole (agrumeti, vigneti, ortaggi, ecc…), la sua attività non è da meno in campo zootecnico. Le nuove tecnologie in zootecnia possono essere utilizzate negli allevamenti di bestiame estensivi, per controllare e movimentare gli animali al pascolo. Nell’allevamento al coperto, dove l’accesso ai droni è meno accessibile, la tecnologia è affiancata da strumentazioni ugualmente sofisticate, per tenere sotto controllo le mucche. Una sorta di grande fratello, che scruta i loro movimenti: ad esempio, un podometro applicato alle zampe può rilevare i passi delle mucche, i tempi di alzata e sdraiata, il tempo di fecondazione.


Dott. Alfonso Piscopo
Dirigente Veterinario
Azienda Sanitaria Provinciale Agrigento
Veterinario del Servizio Sanitario Nazionale

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