Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 4, 2017

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 36)

Manovra bis e squilibri macroeconomici

Nello scorso numero di questa Rivista abbiamo cercato di fornire un sintetico quadro della situazione riguardante la manovra correttiva da 3,4 miliardi richiesta all’Italia da Bruxelles, al fine di evitare la procedura d’infrazione delle regole del debito. La risposta del nostro Governo a detta richiesta non è certamente piaciuta ai vertici comunitari, i quali ne aspettavano una con impegni dettagliati, mentre sono stati indicati solo i titoli delle imposte sui quali si intende intervenire, né è stato fornito un calendario per le decisioni concrete (apparendo così chiaro che il Governo vuole rinviare tutto). Nella visione comunitaria indicare genericamente misure di controllo delle spese e “ulteriori miglioramenti della raccolta delle imposte” non è sufficiente a fare chiarezza, e anche se ci fossero delle cifre, sarebbero comunque dall’esito incerto.
Tuttavia, la linea della Commissione UE per ora non cambia poiché non è sua intenzione creare rotture con gli Stati (sicuramente non con il nostro), a causa del già fragile contesto politico europeo, soprattutto ora che in diversi paesi comunitari si avvicinano scadenze elettorali. Ricordiamo anche che una certa inclinazione positiva nei confronti dell’Italia può intravedersi nel fatto che sono stati concessi 19 miliardi di euro di flessibilità sul deficit, per gli investimenti e le riforme.
Non dobbiamo però interpretare questa momentanea fase di attesa conciliante della Commissione con troppo ottimismo. Anche se ci è stato implicitamente accordato un maggior lasso di tempo per varare la manovra da 3,4 miliardi (la sola via per evitare la procedura d’infrazione), il giudizio sulla situazione attuale del nostro Paese è chiaro: la spinta riformatrice è in evidente rallentamento, il debito è alto, l’economia ristagna, la produttività è debole, la crescita è alquanto incerta.
A maggio, poi, non ci saranno sul tavolo solo la verifica della manovra sul deficit strutturale e la decisione se aprire o meno la procedura di violazione del patto di stabilità; ci sarà anche il tema degli squilibri macro-economici. E per tenere sotto pressione (più psicologica che altro) il nostro Governo, è stata ventilata l’ipotesi di aprire una particolare procedura, tenendo conto degli squilibri persistenti, che possono avere effetti negativi sulla zona euro, essendo l’Italia una economia “di importanza sistemica”. Perché, come ha sostenuto il responsabile dell’area euro, il commissario Valdis Dombrovskis, poco o nulla è stato fatto per superarli e tutte le opzioni sono aperte.
Ciò che comunque maggiormente ci angustia è constatare che la nostra economia è stanca, che la crescita si rivela inadeguata per uscire dalla crisi e che il nostro Paese non riesce a migliorare la sua posizione rispetto a quella degli altri partner dell’Eurozona, anche se sfrutta bene il traino esterno. Secondo alcuni dati forniti dall’Ufficio Studi della Confindustria, anche per il primo trimestre di quest’anno l’aumento del PIL risulta essere “a ritmo lento”, dopo il +0,2% nel quarto trimestre dello scorso anno e un +0,3% nel terzo.
Sempre secondo la stessa fonte, industria ed export trainano il PIL, la domanda interna risente dell’instabilità politica, il credito rimane erogato non con le necessità da soddisfare, i sentieri divaricanti dei tassi praticati dalla Federal Reserve americana e quelli della Banca Centrale Europea spingono il dollaro, mentre i tassi sui titoli sovrani iniziano a riflettere tensioni economiche e non. Quanto ai posti di lavoro, finiti gli incentivi alle assunzioni, non si può prevedere un loro aumento.
Gli squilibri macro-economici non toccano, poi, solo l’Italia, e la Commissione UE ne ha dato atto quando ha “bacchettato” la Germania con il suo noto surplus delle partite correnti tedesche, che crea problemi non solo all’economia tedesca, ma produce distorsioni significative per tutta la zona euro. Sostiene, infatti, Bruxelles che “detto surplus riflette un eccesso di risparmio e deboli investimenti sia pubblici che privati”. Se si contenesse questo problema, si potrebbero avere effetti positivi sul riequilibrio delle prospettive di crescita nel resto dell’Eurozona, perché una domanda più dinamica in Germania potrebbe aiutare a superare la bassa inflazione, facilitando le necessità di riduzione dell’indebitamento nei paesi ad alto debito. Anche la Francia si trova a competere con bassa crescita della produttività e debito pubblico in aumento, nonché debole competitività, mentre in Portogallo preoccupano l’alta quota di sofferenze bancarie e di debito sia pubblico che privato, in un contesto di elevata disoccupazione e bassa produttività. Appaiono meno intensi gli squilibri spagnoli, poiché alla vulnerabilità di un debito pubblico e privato non esaltante e ad un’alta disoccupazione fa riscontro la forte crescita del PIL, del 3,2% nel 2015-2016 e del 2,3% nel corrente anno.
L’Italia, come abbiamo detto, è ancora in una fase “stanca”, mentre l’Europa insiste nella richiesta di ridurre ulteriormente il deficit. I nodi prima o poi vanno sciolti, gli interrogativi esistono e si fanno sempre più angosciosi.


Cosimo Sorrentino

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