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Eurocarni nr. 4, 2017

Rubrica: Statistiche
(Articolo di pagina 122)

Produzione del pollame ancora in crescita nel 2017

Secondo quanto emerso dalla riunione del Gruppo Dialogo Civile di DG Agri-pollame e uova del 16-17 febbraio 2017, dopo tre anni di crescita consecutiva, la produzione di carne di pollame a livello europeo crescerà ancora del 4% nel 2017. Oltre il 70% della produzione europea è concentrata in 6 Paesi, e tra questi la Polonia — che è il maggior produttore con il 15% di quota ed oltre 2 milioni di tonnellate di carne di pollame prodotta nel 2015 — è quello in cui si avrà il maggior incremento di produzione. Anche Spagna ed Italia hanno presentato per il 2017 una prospettiva di lieve crescita rispetto al 2016. Il prezzo medio europeo per il broiler 65% (oggi a 176,20 €/100 kg) è superiore del 10% rispetto a quello USA (169,90 €/100 kg) e del 42% rispetto a quello brasiliano (100,90 €/100 kg). L’attuale livello di prezzo medio europeo per il pollo è in linea con il medio del 2016, seppur ancora inferiore del 10% rispetto alla media degli ultimi 5 anni.
Il trend di importazione totale è stato del +2,8% nel 2016. L’Europa continuerà nel 2017 ad importare carne di pollame soprattutto da Brasile e Tailandia mantenendo le nuove maggiori quote di import da Ucraina e Cile. Il trend generale delle esportazioni nel 2016 è stato del +8%; questo andamento, però, da inizio 2017 è messo in crisi dai focolai di influenza aviaria in tutta Europa, che stanno facendo alzare i blocchi all’importazione da parte di numerosi Paesi. Fino ad ora i volumi di export erano quasi doppi rispetto a quelli di import.
Per quanto riguarda le uova, la previsione 2017 è di un leggero aumento (+1,4%) della produzione, recupero che solo in parte compenserà la flessione del –1.8% del 2016 sull’anno precedente. Gli incrementi principali si prevedono in Italia, Regno Unito e Polonia. I prezzi medi europei del 2017 sono in linea con il 2016, i quali erano del 11% inferiori alla media degli ultimi 5 anni. Le importazioni sono in calo del 14% nel 2016, ma in forte crescita l’importazione dall’Ucraina per le quantità e nel 2016 anche dagli USA, soprattutto in valore. Gli USA hanno sovrapproduzione dopo il crollo dovuto alla ripresa dall’influenza aviaria del 2015. Le esportazioni di uova sono invece in calo (–12% nel 2016) soprattutto verso il Giappone (–37%).
Il 56% degli allevamenti è in gabbie arricchite; il 14% a terra, il 26% voliera e il 4% biologico. La maggior concentrazione di galline a terra all’aperto è nel Regno Unito, inducendo così forti preoccupazioni per le misure di biosicurezza contro i rischi di contatto con volatili selvatici per l’influenza aviaria. La Cina è il principale importatore di ovo-prodotti dall’Europa con un trend di crescita. Le prospettive di mercato di importazione sono in sviluppo nei Paesi MENA (Medio Oriente e Nord Africa, ai quali a volte si aggiungono Paesi limitrofi).

(Fonte: Ismea)

 

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