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Eurocarni nr. 4, 2017

Rubrica: Attualità
Articolo di Villa R.
(Articolo di pagina 24)

La dichiarazione d’origine delle carni trasformate in Francia

Tra polemiche e critiche ha preso avvio l’obbligo di indicare l’origine delle carni negli alimenti trasformati che ne contengono più dell’8%. Dopo il 2018 verrà esteso a tutta la UE?

L’indicazione dell’origine geografica delle carni è divenuta obbligatoria sul territorio francese a partire dall’1 aprile 2015, limitatamente, tuttavia, alle carni fresche. Ora un nuovo provvedimento governativo ha imposto a tutti i produttori di alimenti che contengano almeno l’8% di carne di dichiarare in etichetta l’origine di quella carne, pena l’irrogazione di sanzioni; il medesimo obbligo riguarda anche gli alimenti che contengono più del 50% di latte. Si tratta di un progetto che vede la Francia come Stato pilota per il biennio 2017-2018; qualora gli esiti fossero positivi, l’Unione Europea potrebbe decidere di estenderlo a tutti i Paesi Membri, come già fatto per altre tipologie di alimenti. Se questo progetto è andato incontro alle richieste di numerose associazioni di consumatori d’Oltralpe — e siamo sicuri che anche in Italia riscuoterebbe un discreto successo, non solo tra i consumatori — non sono pochi i soggetti che lo stanno avversando, prima fra tutte l’influentissima Food and Drink Europe, l’associazione che riunisce tutte le industrie manifatturiere alimentari e delle bevande del continente. L’obbligo di scrivere in etichetta dove gli animali dai quali derivano le carni sono nati, sono stati allevati e infine macellati non è gradita in primis alla Association Nationale des Industries Alimentaires (ANIA), la quale paventa che si arrivi a definire produit d’origine française solamente ciò che è fabbricato interamente da materie prime prodotte sul territorio francese.
Già nel mese di luglio 2016, quando la Commissione eu­ropea aveva aval­lato la richiesta del decreto francese, il direttore generale di Food and Drink Europe, Mella Frewen, aveva dichiarato che «con l’ac­cettazione del progetto pi­lota della Francia, la Commissione im­plicitamente accetta che vi sia una differenza qualitativa tra i prodotti agricoli di origine francese e, per esempio, quelli belgi, tedeschi, italiani, spagnoli, anche se provenienti da pochi chilometri oltre il confine. Ciò ignora platealmente la realtà del mercato, nella quale le catene di approvvigionamento non si fermano ai confini degli Stati, ma sono per la gran parte europee, in modo da garantire una qualità e una disponibilità costanti al miglior prezzo possibile per più di 500 milioni di persone ogni giorno».
Tra i timori espressi dagli industriali europei quello prevalente è che venga minato il mercato unico europeo, uno dei pilastri ancora prima dell’istituzione dell’Unione Europea come comunità politico-finanziaria, poiché si indurrebbero i consumatori a privilegiare il prodotto realizzato con materie prime nazionali a discapito di quello che, pur fabbricato da un’industria nazionale, fa uso parziale o totale di materie prime estere.
E in una situazione politica in cui in diversi Paesi Membri tornano a soffiare prepotentemente i venti nazionalisti, la presenza in etichetta dell’origine potrebbe essere un ulteriore elemento di disgregazione all’interno dell’Unione.
I favorevoli al provvedimento so­stengono che l’indicazione ob­bli­­gatoria non abbia di per sé al­cuna valenza discriminatoria ma, al contrario, aumenti la possibilità del consumatore di scegliere con­sapevolmente i propri cibi. Repli­cano i detrattori che ciò porterà ad un aumento dei costi e conseguen­temente dei prezzi, stimati tra il 10% e il 15%, e non è detto che tutti siano disposti ad accollarsi un simile incremento.
Le associazioni di consumatori francesi fanno appello alla possibilità, che il Regolamento UE 1169/2011 attribuisce agli Stati, di introdurre norme di etichettatura più stringenti se la maggioranza della popolazione lo richiede e fanno riferimento ad un sondaggio Eurobarometro del 2013 nel quale il 90% dei cittadini si era detto favorevole all’etichettatura dell’origine delle carni e l’84% all’etichettatura di origine dei prodotti lattiero-caseari.
Il progetto terminerà il 31 dicembre 2018; successivamente, verrà redatto dal governo francese un rapporto dettagliato per la Commissione europea, la quale valuterà i risultati e l’eventuale estensione a tutti i Paesi Membri.


Roberto Villa

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