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Eurocarni nr. 3, 2017

Rubrica: Attualità
(Articolo di pagina 26)

Cruciani vs Innocenzi, la chiarezza prima di tutto

A qualcuno piace carne… e a qualcuno no: confronto-scontro tra il celebre conduttore de La Zanzara e la giornalista televisiva autrice del libro Tritacarne, con Giuliano Marchesin a fare chiarezza sulla realtà del comparto

Lo scorso 11 febbraio, all’interno del Nursery Campus Universitario di Pistoia, si è tenuto un confronto tra Giuseppe Cruciani, conduttore della seguitissima trasmissione La Zanzara su Radio 24, e la giornalista e conduttrice televisiva Giulia Innocenzi, autrice del libro Tritacarne. L’incontro, organizzato dal blog carneitaliana.it (start-up nata per dare una nuova distribuzione alla carne allevata al pascolo in allevamenti estensivi e quindi valorizzando le razze minori e la biodiversità propria del made in Italy) e moderato da Pierluca Birindelli, Adjunct Professor of Sociology dell’Università di Helsinki, ha visto la partecipazione di un pubblico selezionato via Twitter, circa 80 persone tra giornalisti, allevatori e addetti ai lavori. Obiettivo? Come scrivono gli organizzatori, “dare un volto (anzi due) a quella piccola e un po’ goliardica battaglia senza esclusioni di colpi tra popolo vegani (o vegetariano) e amanti della carne. Un carnet di idee sostenibili, per comprendere i punti di vista, orientare il futuro e, se possibile, fare la pace”. Sostanzialmente, Cruciani si è fatto paladino di una “battaglia di libertà” contro chiunque voglia imporre un “pericoloso” estremismo, parlando di “schiavitù” degli animali e paragonando gli allevamenti ai campi di concentramento: un atteggiamento, questo, molto pericoloso, che va bloccato, combattuto con tutte le forze. La Innocenzi ha ribattuto ogni idea con numeri e percentuali, cercando di informare, ricordando anche al pubblico che è proprio questo il dovere del giornalista (e rivendicando le incursioni notturne negli allevamenti per poter documentare i fatti). Tutti concordi però nel dire che, nell’Italia di oggi, ogni attore della filiera deve più che mai lavorare perché il consumatore sia il più informato possibile, in maniera chiara, corretta e veritiera, attraverso l’etichettatura e non solo. Perché parlare di alimentazione consapevole è oggi più che mai necessario.

La posizione del Consorzio Italia Zootecnica e Unicarve
Tra i partecipanti presenti al dibattito anche il direttore del Consorzio Italia Zootecnica e Unicarve, Giuliano Marchesin. La prima cosa che balza agli occhi nel libro di Giulia Innocenzi — sostengono in un comunicato stampa i rappresentanti del Consorzio Italia Zootecnica e Unicarve — è che non c’è traccia di allevamenti di bovini da carne e, per ammissione della stessa autrice su una domanda specifica di Marchesin, non ci sono nemmeno filmati che girano su maltrattamenti di bovini da carne. Nel libro si citano soprattutto i maiali, poi i polli, i vitellini maschi bufalini, i conigli, le vacche da latte e quelle a fine carriera. Possono rallegrarsi gli allevatori di bovini da carne ad essere esclusi dal “libro/denuncia” e da immagini cruente? Assolutamente no, perché quando la Innocenzi cita nel suo libro il sistema “intensivo”, l’uso degli antibiotici in zootecnia ed il maltrattamento degli animali, per il consumatore, la carne è carne e non fa certo distinzione tra polli, maiali o vitelloni.
Gli allevatori di bovini da carne — continua il comunicato stampa — possono essere orgogliosi del loro lavoro e di un sistema che funziona perfettamente, grazie alla tracciabilità che, dagli anni 2000, è stata resa obbligatoria da Regolamenti comunitari che hanno introdotto l’etichettatura facoltativa delle carni bovine e che, imponendo il rispetto di un disciplinare di produzione e sottoponendo tutte le aziende ad un regime di autocontrollo e di controllo, ha di fatto obbligato tutti gli allevatori ad allinearsi con le norme ed a rispettare il benessere animale, già vent’anni fa. L’argomento etichettatura per gli altri settori (maiali, polli, conigli, ecc…) ha iniziato ad affacciarsi in tempi molto recenti e, per effetto anche del lobbismo “dell’industria dell’anonimato”, stenta a decollare nel modo adeguato.
Su questo ed altri argomenti è intervenuto il direttore Marchesin, con degli esempi pratici, per far capire che la parola “intensivi” non calza per i bovini da carne e che va tradotta in “allevamenti protetti”. Marchesin ha inoltre ricordato alla Innocenzi che “sparare sul mucchio” è da incoscienti poiché per ogni allevamento di bovini da carne c’è una famiglia che lavora e vive dignitosamente. Se ci sono dei malfattori vanno isolati e denunciati.
Marchesin ha poi informato la Innocenzi che sta decollando il Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia e presto i consumatori potranno distinguere la carne prodotta in Italia, grazie al marchio “Sigillo Italiano” ed in Veneto anche con il marchio “Qualità Verificata”. I Disciplinari di qualità e l’etichettatura facoltativa delle carni bovine sono un’ulteriore garanzia per il consumatore ed un deterrente fortissimo per quelle poche “mele marce che potrebbero inquinare il cesto”. Al termine dell’incontro Marchesin ha invitato Cruciani e la Innocenzi a visitare alcune stalle degli associati di Italia Zootecnica ed Unicarve, per vedere di persona come lavorano con onestà e professionalità gli allevatori di bovini da carne italiani.

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