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Eurocarni nr. 3, 2017

Rubrica: Attualità
Articolo di Benedetti E.
(Articolo di pagina 18)

L’interprofessione bovina, Francia chiama Italia

L’interprofessione francese del bestiame e delle carni, Interbev, anche quest’anno ha rinnovato l’abituale incontro con gli allevatori e operatori delle carni italiane volto a tracciare un bilancio sugli scenari della zootecnia, sui flussi commerciali di vitelli e carni di manzo tra Francia e Italia e sulle tendenze dei consumi di proteine animali nei due Paesi. Con la collaborazione di FFCB, la federazione francese dei commercianti di bestiame, di Coop France, federazione nazionale delle cooperative bestiame e carni, di FNB, federazione nazionale bovina, e di FMBV, federazione dei mercati di bestiame, lo scorso 10 febbraio, a San Giovanni Lupatoto (VR), Interbev ha chiamato a raccolta circa 200 operatori al convegno intitolato “Quali soluzioni adottare per far fronte alla diminuzione del consumo di carne bovina?”. Una domanda alla quale hanno cercato di dare risposta i vari relatori chiamati a presenziare al convegno, su invito di Emmanuel Bernard, presidente della commissione per il commercio estero di Interbev. «Tutta la filiera della carne bovina è in difficoltà — ha detto forte e chiaro Bernard nel dare il benvenuto ai partecipanti — e tra nuovi stili di consumo, mode alimentari anticarne e strumentalizzazioni mediatiche è fondamentale unire gli sforzi tra Francia e Italia perché abbiamo interessi da difendere in comune. Cosa significa tutto ciò? Che dobbiamo lavorare insieme!».
Un approccio, questo, sottoscritto anche da Philippe Dumas, presidente di SICAREV (www.sicarev.com), membro di Coop France, un gruppo cooperativo regionale creato oltre 50 anni fa che rappresenta gli allevatori delle aree Rhône-Alpes-Auvergne, Limousin, Champagne-Ardenne, Bourgogne, Centre Val de Loire e Les Hauts-de-France, tutte zone a fortissima vocazione zootecnica. «Io faccio parte di Coop France, una realtà che da oltre 32 anni è fonte di arricchimento per tutti noi allevatori» ha esordito Dumas. «La partnership con l’Italia è strategica, dato che oltre la metà dei nostri ristalli francesi è destinata al mercato italiano, ed è con piacere che ho constatato la ripresa delle esportazioni in Italia lo scorso anno, con numeri che hanno ripreso vigore dopo la crisi del 2015».

Salute animale e un sistema informativo comunitario che funziona
L’aggiornamento sul fronte vete­rinario è stato presentato da Didier Guériaux, vicedirettore della sezione Salute e Protezione animale presso il Ministero dell’Agricoltura francese. Guériaux ha sottolineato i miglioramenti nel campo della brucellosi e di altre patologie. «Abbiamo inoltre creato un gruppo di 304 veterinari privati formati e selezionati per rilasciare certificati, con delega dello Stato francese, su animali destinati al mercato italiano», ha poi ricordato Guériaux, specificando che tra le amministrazioni di Italia e Francia è in atto un processo di miglioramento continuo grazie all’utilizzo del sistema informativo comunitario TRACES (TRAde Control and Export System), la piattaforma informatica veterinaria per la segnalazione, la certificazione e il controllo delle importazioni, delle esportazioni e degli scambi di animali e prodotti di origine animale, e alla sua interfaccia BOVEX (Bovine Exchange).
Un accenno è stato fatto anche in tema di antibioticoresistenza. «In Francia abbiamo adottato un piano di lotta all’uso degli antibiotici in allevamento con cui perseguiamo l’obiettivo di diminuire del 25% l’impiego di antibiotici entro cinque anni» ha precisato Guériaux.
Entrando nel clou dell’incontro, il focus è passato all’analisi dei flussi di ristalli e di carne bovina tra Francia e Italia. Il 2016 è stato un anno positivo, con 821.000 capi destinati al mercato italiano (+10% rispetto al 2015) e con un incremento di maschi e femmine oltre i 300 kg (Grafico 1).

Francia, Paese esportatore
Per quanto concerne l’export di carne bovina fresca e congelata dalla Francia, comprese le carni di vitello (Grafico 2), nel 2016 l’Italia si è confermata il principale mercato di destinazione (nonostante una leggera flessione del 2%), mentre i mercati più performanti in termini di crescita sono stati Germania (+4%), Grecia (+5%), Benelux (+5%), altri Paesi UE (+7%) e Paesi Terzi (+21%). Sul fronte dei consumi in Italia Guériaux ha invece dichiarato per il 2015 una flessione pari a –3% di carne bovina e –6% per le carni di vitello.

Meno carne nel piatto dei francesi. Che fare?
Alla luce di questo preoccupante decremento che, anno dopo anno, sembra inarrestabile, quali possono essere le soluzioni da adottare per far fronte al calo dei consumi di carne bovina? A questa domanda ha cercato di dare risposta Denis Lerouge, capo dipartimento della Comunicazione Prodotti di Interbev. In che modo? Tracciando un parallelo con la situazione francese, che nel 2016 ha registrato –2,3% nel consumo di manzo rispetto all’anno precedente.
Le motivazioni che Interbev ha rilevato sono sostanzialmente due: punto primo, c’è una presa di posizione netta contro la carne per tendenza o moda. «L’immagine della carne in Francia è sotto attacco», ha ammesso Denis Lerouge. A questo atteggiamento l’interprofessione francese ha risposto con l’input di veicolare le verità in materia di nutrizione, ambiente, benessere animale e sicurezza sanitaria e, altro punto non meno importante, dimostrando ai consumatori quanto la filiera delle carni sia altamente professionale.
Punto secondo, la carne bovina oggi rimanda al consumatore francese solo un’immagine di piatti cucinati e tagli di carne, ponendo in secondo piano gli aspetti nutrizionali, di sicurezza alimentare e quelli più astratti, legati al piacere dell’esperienza gustativa.
A questa conclusione si è giunti a fronte di un sondaggio nel quale sono state raccolte le 50 parole più citate dai consumatori di proteine animali quando sollecitati dall’intervistatore a descrivere il prodotto. «Ecco che il 54% ha ricordato parole come bistecca, tartare, entrecôte, filetto, ecc… rimandando al solo 15% concetti come gusto, proteine, ferro, forza, piacere, e al solo 6% tracciabilità, Francia, origine, bio, allevamento». Da quest’indagine Interbev ha compreso che i messaggi veicolati dalla società non valorizzano i punti di forza della zootecnia e, in genere, della filiera.

Comunicare la carne in modo strategico
Da qui la necessità di rafforzare la comunicazione strategica per trasmettere una più corretta ed esaustiva informazione sulle carni. Su questo fronte Interbev sta lavorando da tempo su più livelli, dai tradizionali siti web ai canali social, che oggi contano 10 milioni di contatti, e le attività periodiche di Made in Viande (una sorta di “porte aperte” agli allevamenti, macelli, aziende di lavorazione, supermercati e macellerie).
Ma ci sono anche due nuove attività da poco delineate dall’interprofessione francese: la prima è la campagna “la viande 1 idée par jour” (la carne un’idea al giorno, www.laviande1ideeparjour.fr), che tra portale, social, vetrofanie e un logo colorato e allegro, veicolato da tutta la filiera, valorizza le diversità delle carni promuovendone un consumo variato e frequente.
«La seconda riguarda la formazione di comunicatori portavoce ai quali chiediamo di impegnarsi sui vari canali social, un media potentissimo, per dare risposte e informazioni corrette relative al loro ambito», ha precisato Lerouge. Una sorta di esercito virtuale di operatori della filiera che hanno il compito di “dialogare” con i consumatori smontando bufale od opinioni spesso distorte sull’allevamento, sul benessere degli animali, sulla trasformazione e lavorazione delle carni. Persone comuni, professionisti che raccontano il loro lavoro quotidiano e avvicinano il consumatore alla verità.

Tavola rotonda, la parola agli Italiani
In coda alle presentazioni di numeri, grafici, strategie e attività di comunicazione, Interbev ha quindi passato il microfono agli operatori italiani in una tavola rotonda che ha fatto emergere idee, commenti e riflessioni sul mercato delle carni bovine. Al dibattito hanno preso parte Philippe Dumas, Gérard Poyer (FFCB) ed Emmanuel Bernard. Il primo a prendere la parola è stato Giuliano Marchesin di Unicarve (www.unicarve.it), l’associazione di produttori di bovini da carne che conta 280.000 bovini totali prodotti e oltre 800 aziende di allevamento associate. Marchesin ha sottolineato quanto la carne bovina stia pagando lo scotto delle parole “allevamento intensivo”, ricordando non solo gli attacchi mediatici alla carne (come il libro Tritacarne di Giulia Innocenzi) o le informazioni confuse e fuorvianti di aziende del settore (v. il blog di Grass Fed Italia, www.grassfeditalia.com).
L’imprenditore agricolo e allevatore Fabio Scomparin, presidente di Azove (www.azove.it), l’organizzazione di produttori della zootecnia bovina da carne, ha poi rilanciato ancora una volta la necessità di comunicare, di più e meglio, senza cadere nella trappola delle provocazioni. «Credo ci sia spazio per tutti», ha detto il rappresentante di Azove, sottolineando quanto sia necessario far emergere il buon lavoro che fa la filiera, tutta unita! «Divisi non andiamo da nessuna parte», è stato il suo commento lapidario.
In rappresentanza di Inalca ha quindi parlato Egidio Savi di Parma France, Gruppo Cremonini, che ringraziando Interbev per l’organizzazione di questo incontro oramai abituale ad ogni inizio anno, ha stimolato i presenti augurandosi che nel 2018 sia finalmente l’interprofessione italiana ad invitare quella francese! «In Italia abbiamo perso 10 kg di carne pro capite» ha detto Savi, sottolineando quanto oggi tutti viviamo di parole come sostenibilità, benessere, sicurezza. «Inalca oggi si muove su un’offerta di carne ecosostenibile, che valorizza il benessere animale in allevamento e in un’ottica di un continuo decremento dei prodotti farmaceutici veterinari».
L’emorragia nel consumo di carne in Italia è un dato di fatto. «Tutti noi mangiamo meno carne» ha detto Savi. «La scommessa oggi è come fermare il calo dei consumi e per questo è necessario puntare sulla qualità, sulla comunicazione, sul dare informazioni e un’immagine della carne diversa», ha ribadito il responsabile di Parma France, ricordando che l’unica strada che si può e si deve percorrere è l’interprofessione. Savi ha anche colto l’occasione per sottolineare che il collegamento commerciale tra Francia e Italia sui broutards: «è un disastro, con un andamento instabile dei prezzi che fanno male al settore».
Marchesin e Scomparin hanno concordato sull’urgenza di una politica di concertazione a livello zootecnico. «L’interprofessione in Italia è l’unico strumento possibile per comunicare in modo efficace e diretto con il consumatore», ha puntualizzato Marchesin.
Ci auguriamo che il comparto riesca quanto prima a trovare la quadra, dando vita ad un progetto comune capace di fronteggiare le difficoltà di mercato e le congiunture avverse di questi tempi, con la forza di dialogare con l’Europa in modo diverso.


Elena Benedetti

Eurocarni
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