Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 3, 2017

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 32)

Pressing della UE per i conti pubblici italiani

Mentre l’Italia stava piangendo i morti causati dal terremoto e dalla tragedia di Rigopiano in Abruzzo, il commissario agli Affari economici dell’Unione Europea Pierre Moscovici, con un intervento freddo e burocratico, per non dire sconcertante, ha chiesto al nostro governo “una risposta precisa” sulla manovra correttiva da 3,4 miliardi, da annunciare entro il 1o febbraio, al fine di evitare una procedura per violazione della regola del debito. Lo stesso commissario ha proclamato: «La lettera c’è, le cifre ci sono e le risposte sono attese. Spero che arriveranno nei tempi previsti». Ci domandiamo: ma sono questi i valori di solidarietà sui quali è nata l’Europa? Indubbiamente non è così per­ché si continua a perseguire, in via esclusiva, una linea a difesa del dogma dell’austerità, l’unico valore, secondo Bruxelles, che deve interessare i cittadini europei. Circa poi la minaccia di aprire una procedura di infrazione in caso di ritardi per la definizione delle richieste di Bruxelles, vorremmo ricordare che da anni la Francia è sotto procedura di infrazione, senza conseguenze; è pertanto evidente lo scarso rispetto dell’uniformità di comportamento. Vero è che le regole europee sono, per definizione, flessibili e la flessibilità va applicata in tutte le situazioni, sia che si stia esaminando il caso italiano, sia che si esamini il caso tedesco sugli avanzi commerciali, il cosiddetto surplus. L’Italia non intende nascondere i due punti sui quali si concentra l’attenzione della Commissione UE: il debito pubblico, notoriamente alto, e una crescita economica non brillante. Quindi, ben vengano le speciali attenzioni sulla situazione italiana, purché la stessa attenzione valga per tutti i possibili squilibri nel perimetro dell’Unione Europea.
Per maggiore comprensione dei nostri lettori vorremmo chiarire, in sintesi, la richiesta di Bruxelles che sta generando preoccupazione: si tratta di misure aggiuntive, per assicurare uno sforzo strut­turale di almeno lo 0,2% del PIL, che sarebbero necessarie per ridurre lo “scarto esistente” in relazione agli impegni europei e per rispettare in linea generale, nel 2017, il patto di stabilità. Inoltre, al fine di per­mettere alla Com­missione di preparare il rapporto sul debito, visto che è già acclarato che la regola di riduzione non sarà rispettata neppure nel corrente anno, Bruxelles ha chiesto al nostro governo “una risposta pubblica, che includa una serie di impegni specifici sufficientemente dettagliati e un calendario chiaro per la loro adozione legale”.
La richiesta, come accennato, è perentoria e quasi sferzante, tanto che anche il nostro Presidente della Repubblica, pur misurato per sua natura, ha lanciato un messaggio che ci sembra opportuno citare, soprattutto quando afferma che «è giusto che la UE chieda agli Stati Membri di avere i conti in ordine e le finanze a posto, ma lo stesso rigore deve essere utilizzato anche quando gli Stati sono inadempienti sull’immigrazione e altri dossier. Lo stesso impegno ci sia per favorire la crescita e l’occupazione. Queste sono le priorità europee».
La lettera della Commissione è breve, meno di una cartella e mezzo, e in sostanza si fa il punto della situazione, nota fin da novembre scorso: se nel maggio dello scorso anno l’Italia ha rispettato la regola del debito durante l’anno precedente, si intende verificare ora l’esito successivo. Sulla base delle stime di autunno la Commissione ha concluso che intravedeva una deviazione significativa del percorso di aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine nel corrente anno e tale valutazione non è modificata, dal momento che la legge finanziaria, già valutata in precedenza, è la stessa approvata dal nostro Parlamento e non fornirebbe quelle assicurazioni che si ritenevano acquisite, precisando che “l’alto livello del debito pubblico resta un fattore di incertezza”.
Ad aggravare maggiormente la situazione, la Commissione, ergendosi a paladino della “verità rivelata”, ha ricordato che “un generale rispetto delle regole preventive del patto di stabilità nel 2017 è la precondizione per la parte di flessibilità concessa per il 2016”. Ciò potrebbe significare che, nel caso in cui il nostro governo non dovesse attuare una manovra aggiuntiva di 3,4 miliardi, rischia il ritiro della flessibilità, già accordata in precedenza, con tutte le contraddizioni e le conseguenze negative che ne deriverebbero.
Dopo la citata presa di posizione della Commissione, il nostro governo ha finora assicurato che non ci sarà nessuna manovra correttiva, anche a costo di subire una procedura di infrazione (che certamente intaccherebbe la nostra reputazione), sostenendo, secondo alcune indiscrezioni, che la UE non può adottare la flessibilità a corrente alternata, rigida sui decimali di bilancio e ampia nel coinvolgimento comune sulla questione migratoria.
Ci sarà una soluzione condivisa? Non siamo ancora in grado di ipotizzare soluzioni che possano andar bene per tutti, ma sorprende vedere il mondo che cambia e come la UE non voglia accorgersene, specie ora che anche la globa­lizzazione, con l’avvento della nuova pre­sidenza degli Stati Uniti, diventa più ragionata e impone alla stessa UE di dimostrare la propria capacità di sapersi conquistare un posto che le spetta in tale ambito.


Cosimo Sorrentino

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