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Eurocarni nr. 3, 2017

Rubrica: Suinicoltura
(Articolo di pagina 52)

Per la suinicoltura un 2016 col segno più

In termini generali, e con tutte le cautele del caso, si può dire che, per la suinicoltura italiana, il 2016 sia andato meglio del 2015. E questo sia in termini di prezzo che di redditività. «Il buon andamento della suinicoltura nel 2016 è sostanzialmente frutto di tre fattori concomitanti» ci spiega il professor Gabriele Canali, direttore del Crefis, centro di ricerche dell’Università Cattolica del S. Cuore nato nel novembre 2009 per studiare in modo specifico le problematiche economiche delle filiere suinicole. «Due hanno origine a livello internazionale, vale a dire la campagna di aiuti allo stoccaggio privato, attivata dall’Unione Europea nella prima parte dell’anno, e l’incremento di export UE verso la Cina. Entrambi hanno alleggerito l’offerta interna all’UE. Il terzo fattore — prosegue Canali — è consistito nell’importante aumento dei prezzi del prosciutto Dop, in particolare il Parma, che nel corso dell’anno ha trainato in modo importante la filiera. Come è agevole notare si tratta di fenomeni sostanzialmente esogeni rispetto al comparto dell’allevamento suinicolo».
Ma veniamo ai numeri, a cominciare dal prezzo medio annuale del suino pesante da macello, che sul mercato di Modena, nel 2016, ha raggiunto 1,444 e/kg (prezzo a peso vivo) contro i 1,357 e/kg del 2015. Dunque, tra l’anno appena concluso e l’anno precedente, il prezzo medio è aumentato di un significativo 6,5%.
Anche considerando l’andamento mensile, nel corso dell’anno si ha la conferma di un 2016 relativamente migliore rispetto al 2015. Lo si nota già guardando il Grafico 1, che riporta l’andamento dei prezzi medi mensili nel corso degli ultimi anni e ci mostra come da maggio il prezzo di mercato del suino pesante da macello registrato nel 2016 (linea rossa) sia significativamente maggiore rispetto al 2015 (linea blu). Un gap positivo che si amplia soprattutto nei mesi autunnali, quando le macellazioni di suini, e dunque la domanda di capi da macello, è più elevata. Ovviamente non sfugge all’osservazione del grafico che, per buona parte dell’anno, i prezzi medi mensili registrati nel corso del 2016 sono stati inferiori a quelli visti lungo il 2014 (linea verde). Rimane che dall’agosto scorso i prezzi dei suini pesanti sono risultati i più elevati degli ultimi tre anni.
A ulteriore testimonianza di un 2016 nel complesso positivo c’è il dato della redditività annuale dell’allevamento suinicolo nazionale, calcolato dall’indice Crefis a +3,2%. Nella prima parte dell’anno, l’indice Crefis dell’allevamento è calato nei mesi di febbraio e aprile, per poi risalire fino a toccare il picco massimo nel mese di ottobre, quando è risultato il più elevato dal gennaio 2007.
Ancora più evidente è l’andamento positivo nel 2016 del mercato dei suinetti da allevamento. La quotazione media annuale dell’anno appena trascorso è risultata pari a 2,630 e/kg (quotazioni Cun suini a peso vivo), ovvero l’11,5% in più rispetto al 2015 quando il prezzo dei suinetti si era fermato a 2,358 e/kg.
Visualizzando la scansione men­sile, il Grafico 2 ci mostra come, nel corso del 2016, l’andamento del prezzo dei suinetti da allevamento sia stato costantemente migliore rispetto al 2015, ma peggiore nei confronti della prima parte del 2014.
Allargando lo sguardo ai tagli di carne suina, nel 2016 si è registrato un aumento dei prezzi delle cosce fresche destinate alle produzioni Dop, mentre sono calate le quotazioni delle cosce destinate a prosciutti non tipici. Cosi come in discesa sono risultati i prezzi dei lombi freschi.
Continua anche nel 2016 il trend positivo dei prosciutti stagionati che, grazie al notevole differenziale rispetto al 2015, raggiungono valori mai toccati in precedenza. Per il prosciutto di Parma i prezzi medi annuali sono infatti stati pari a 9,383 e/kg per il prosciutto di peso 9-11 kg (+19,1%) e a 8,942 e/kg per quello più leggero (+20,0%).

(Fonte: Crefis – Centro Ricerche Economiche sulle Filiere Suinicole  www.crefis.it)

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