Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 12, 2017

Rubrica: Slalom
Articolo di Ventura S.
(Articolo di pagina 34)

Le conseguenze economiche della Brexit

È noto che il Regno Unito ha deciso di abbandonare l’Unione Europea dopo quarantaquattro anni di un connubio non proprio tranquillo1. Si deve sottolineare che, mentre l’adesione alla UE fu soprattutto motivata da ragioni economiche, viceversa la decisione di uscirne si è basata quasi esclusivamente sull’affettività e su nozioni come la sovranità nazionale, ignorando gli aspetti più razionali, come quelli economici2. Allo stato attuale del negoziato è impossibile prevedere tutte le conseguenze che potrà avere la Brexit sia per la Gran Bretagna che per l’Unione Europea. Tuttavia, se gli effetti nel medio e nel lungo periodo non possono essere previsti, fin d’ora si possono constatare talune conseguenze economiche per il Regno Unito. Tenendo conto della data dell’avvio formale delle trattative con la UE, la scissione dovrebbe entrare in vigore, conformemente all’articolo 50 del Trattato di Lisbona, il 30 marzo 2019. In pratica, ciò significa che un accordo dovrebbe essere raggiunto entro la fine di settembre 2018, affinché i parlamenti nazionali e quello europeo possano ratificarlo in tempo. Ma per molti settori la futura situazione dovrebbe essere chiarita prima. Si pensi, per esempio, al rispetto dei diritti dei cittadini europei residenti nel Regno Unito e, reciprocamente, dei cittadini britannici residenti negli altri Stati Membri della UE3; ai 168 trattati conclusi dall’Unione Europea con i Paesi Terzi e ai 759 accordi bilaterali potenzialmente rilevanti per il Regno Unito. Se la Gran Bretagna non sarà più membro della UE, tutti questi trattati dovranno essere modificati e naturalmente i Paesi Terzi sono interessati fin d’ora a conoscere l’assetto futuro dei rapporti UK-UE. La negoziazione è iniziata il 19 giugno 2017. Per ora tre temi sono all’ordine del giorno: i futuri diritti dei cittadini britannici residenti negli altri Stati Membri della UE e quelli dei cittadini stranieri residenti nel Regno Unito; l’importo che il Regno Unito dovrà versare alla UE; il regime applicabile al confine tra l’Irlanda e l’Irlanda del Nord. L’attuale incertezza sull’esito della negoziazione frena gli investi­menti e le possibilità d’ingaggio. Inoltre, la sterlina si è svalutata del 15% rispetto all’euro in confronto al livello pre-Brexit. Se da un lato questo fenomeno può agevolare le esportazioni dei prodotti britannici, d’altra parte ha provocato un aumento dell’inflazione e quindi una diminuzione del potere d’acqui­sto, poiché i salari e le pensioni non sono aumentati in proporzione. Il risultato è stato un rallentamento della crescita dell’economia britannica (+0,3% nei primi sei mesi del 2017 rispetto allo +0,6% nel quarto trimestre del 2016). In conclusione, si può affermare che la Brexit ha avuto fin d’ora conseguenze negative per l’economia britannica, ma gli effetti nel medio e nel lungo periodo, per entrambe le parti, dipendono dall’esito del negoziato. Attualmente il Regno Unito fa parte del mercato unico e dell’unione doganale. Il mercato unico facilita gli scambi con gli altri Stati Membri della UE grazie alle quattro libertà di movimento (dei beni, dei servizi, dei capitali e delle persone). L’unione doganale organizza il commercio tra l’Unione Europea e i Paesi Terzi ed implica una tariffa comune per le importazioni nella UE. L’uscita dal mercato unico e dall’unione doganale renderà meno agevoli gli scambi.
Il 44% delle esportazioni britanniche è oggi destinato agli altri Stati Membri dell’Unione, mentre circa l’8% delle esportazioni UE vanno in UK. Anche ammesso (e non concesso) che il Regno Unito ottenga un accordo di libero scambio analogo a quello concluso recentemente tra l’Unione Europea e il Canada (CETA), gli ostacoli agli scambi derivanti dai controlli doganali, da barriere non tariffarie e dal fatto che taluni settori molto probabilmente non faranno parte dell’accordo, avranno un costo economico non indifferente. Un accordo commerciale di questo tipo esige normalmente una lunga negoziazione. Sicché non sembra possibile che la Brexit, se il negoziato si orientasse in questa direzione, possa essere conclusa entro il termine di due anni previsto dall’art. 50 del Trattato di Lisbona. Il cammino dei negoziatori è tutto in salita.


Sergio Ventura



Note
Cfr. Sergio Ventura, “Unione Europea e Regno Unito: un divorzio difficile”, in Eurocarni n. 9/2016, pp. 20-22.
Si veda in proposito l’acuta analisi di Francesco Fresi in “L’Unione Europea, Roma 1957-2017”, ed. GEDI, 2017, pp. 228 e ss.
Secondo le ultime stime si tratterebbe, rispettivamente, di 3,5 milioni e di 1,2 milioni di persone.

Eurocarni
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Eurocarni:
Euro Annuario Carne
La banca dati Europea del mercato delle carni sempre aggiornata, utile strumento di lavoro per gli operatori del settore lavorazione, commercio e distribuzione carni.